Incontri fortuiti | Cooperazione
X

Argomenti popolari

Incontri fortuiti

Lia Levi sul suo nuovo romanzo “Ognuno è accanto alla sua notte”: i dilemmi della vita, il ruolo delle donne, gli ebrei di Roma.

19 aprile 2021

Quel maledetto Vronskij, di Claudio Piersanti: “Perdonami, sono tanto stanca. Non mi cercare.” Questo lascia scritto Giulia, prima di scomparire nel nulla. E suo marito Giovanni, dopo una vita insieme, nella casa improvvisamente vuota, si sente un naufrago. In cerca di risposte, tra i libri di Giulia pesca “Anna Karenina”, di Tolstoj. Comincia a leggere e si convince che sua moglie ha un altro uomo, un amante focoso, un maledetto conte Vronskij. Finché il mistero della scomparsa si svela…

Gli occhi di Sara, di Maurizio de Giovanni: una nuova avventura di Sara Morozzi, membro della più segreta unità dei Servizi. Siamo nel 1990, è caduto il muro di Berlino, esplodono i movimenti studenteschi e Napoli si sta preparando ad accogliere papa Wojtyla. A Sara e alla collega Teresa viene affidata la missione più importante della loro carriera. Ma un incontro inatteso spalanca le porte del passato di Sara. La storia del nipotino Massimiliano, colpito da una grave malattia…

L'AUTRICE

Lia Levi

lia levi

Lia Levi ha vinto il Premio Strega Giovani 2018 con con “Questa sera è già domani”. Il nuovo romanzo “Ognuno è accanto alla sua notte” è edito da e/o.

Più storie s'intrecciano in “Ognuno accanto alla sua notte”. E vengono raccontate grazie a incontri fortuiti. Il “caso” aiuta a non dimenticare?

Dovrebbe essere l’opposto. La memoria è, dovrebbe essere, elaborazione, lavoro continuo. Ma il caso a volte ci regala dei colpi di scena. Un incontro fortuito può aiutare a dare una “messa in moto”. La vita ci regala momenti inaspettati.

Ogni personaggio viene posto di fronte a un dilemma: l’autorialità senza l’autore, l’amore contro l’appartenenza familiare, il conflitto fra attendismo e rivoluzione. La letteratura ci chiede di scegliere, sempre?

Non la letteratura, ma la vita. Tutto quello che fa la letteratura è mettere al centro del suo discorso la scelta. Non racconta fatti ma pensiero, sentimenti, sensazioni, che stanno dietro questi fatti. È logico che il conflitto (anche interiore) venga esposto. Altrimenti non sarebbe letteratura ma cronaca.

I personaggi femminili hanno la capacità di trovare soluzioni meno precipitose, frontali e ideologiche. Quelli maschili esercitano una risolutezza che appare quasi una posa. Sono cambiati gli uomini, o sono destinati a ripetere gli stessi errori?

In genere le donne sono più adatte ad affrontare il momento immediato e a trovare soluzioni adeguate al pericolo. Come scappare di fronte a un pericolo, come nutrirci... l'uomo è portato a teorizzare, fonda partiti, scuole di pensiero, va a combattere, ma la battaglia del quotidiano è affidata alle donne, sono due strutture mentali. Vede troppo in negativo i personaggi maschili. Di fronte ai dilemmi alla fine seguono anche loro i propri sentimenti. Non sono forze ideologiche ma grandi istanze della vita. Ogni cosa viene vissuta come conflitto del profondo, drammatico, quando si tratta di scegliere.

La comunità degli ebrei di Roma esiste da prima ancora del cristianesimo. Quanto è fondamentale, ancora oggi, la sua presenza per la Capitale?

L’antico ghetto è oggi il quartiere ebraico. Nel dopoguerra erano ancora tutti lì, poi come in tutti i centri storici, piano piano in tanti l’hanno abbandonato, ma molte delle attività – negozi, ristoranti, la scuola – riescono a far mantenere al quartiere una particolare atmosfera. Gli ebrei romani dicono “andiamo in Piazza”, “sono un ebreo di Piazza”. È una comunità che è riuscita a mantenere se stessa e la sua diversità, non danneggiando nessuno.