L'uomo e la macchina, una sfida aperta | Cooperazione
X

Argomenti popolari

ATTUALITÀ
INTERVISTA

L'uomo e la macchina, una sfida aperta

A colloquio con Andrea Emilio Rizzoli, direttore dell’Istituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale (IDSIA USI-SUPSI): il centro di ricerca, il futuro delle macchine intelligenti, la “dittatura dell’algoritmo”.

FOTO
Alain Intraina
17 maggio 2021
 Andrea Emilio Rizzoli: «La domanda è se l'intelligenza artificiale potrà raggiungere o persino superare quella umana».

 Andrea Emilio Rizzoli: «La domanda è se l'intelligenza artificiale potrà raggiungere o persino superare quella umana».

L’IDSIA è stato fondato nel 1988, quando l’intelligenza artificiale era una materia di nicchia. Come si muove ora in un contesto che è molto cambiato?

Nato per iniziativa di Angelo Dalle Molle, filantropo italiano che, in età avanzata, vende le sue aziende per investire in ricerca, l’IDSIA è stato quasi un precursore degli studi sulle macchine in grado di compiere azioni e ragionamenti complessi simili a quelli dell’intelligenza umana. Grazie all’intervento del Cantone, che l’ha sostenuto, e alla guida di Jürgen Schmidhuber e Luca Gambardella, l’IDSIA in questi anni ha guadagnato riconoscibilità e autorevolezza.

Qual è oggi la sua strategia di sviluppo?

È di mantenere questa posizione anche in uno scenario diverso, dove le applicazioni dell’intelligenza artificiale sono diffuse e concrete. Il merito è di Jürgen Schmidhuber, che ha inventato una particolare architettura di rete neurale, detta Long Short-Term Memory, in grado di processare sequenze di dati in modo molto efficiente, ormai utilizzata ovunque.

Ci spieghi cos’è una rete neurale?

È un modello matematico composto da neuroni artificiali, ispirati a quelli delle reti neurali biologiche, che mima il comportamento del nostro cervello ed è utilizzato per risolvere problemi complessi. Per metterlo in pratica, però, si è dovuto attendere lo sviluppo di nuovi processori: negli anni ’90 i computer non erano abbastanza potenti per addestrare le reti neurali a riconoscere immagini, persone, voci come accade ora.

Prima delle reti neurali cosa c’era?

C’erano sistemi di conoscenza basati su quelle regole strutturate che noi usiamo per ragionare, tipo: “se piove prendo l’ombrello”. All’inizio questa è stata la via per costruire sistemi esperti che potessero aiutarci a prendere delle decisioni: formalizzare le regole proprie della logica e implementarle in un computer.

«Ogni intelligenza artificiale ha un insieme di algoritmi»

 

Le reti neurali che novità introducono?

Sono sistemi che partono dai dati: ci sono reti che apprendono automaticamente e altre alle quali occorre dare delle indicazioni. L’apprendimento automatico (machine learning) può infatti essere di tipo supervisionato o non supervisionato. Nel primo caso, per esempio, si offrono foto di cani e gatti, dicendo quale rappresenta un cane e quale un gatto; a un certo punto l’algoritmo impara a distinguere tra cane e gatto e, quando si trova di fronte una nuova immagine, riconosce se è un cane o un gatto.

E l’approccio non supervisionato?

È l’algoritmo che prende dati non organizzati in ingresso e scopre delle relazioni interessanti all’interno di questi dati, per esempio delle relazioni di causalità, compiendo diverse operazioni di combinazione. Il problema è che questi due approcci, quello basato sulle regole e quello sulle reti neurali, non vanno molto d’accordo: la sfida della ricerca sarà di estrarre delle regole strutturate dai dati, rafforzando alcuni legami e depotenziandone altri, per avere un modello aderente alla realtà.

Qual è il collegamento tra algoritmo e intelligenza artificiale?

Dietro ogni intelligenza artificiale c’è un insieme di algoritmi, che sono delle istruzioni che diamo al computer per processare dei dati, per eseguire una sequenza di operazioni che sono specificate da un programma. L’algoritmo può essere imparato dal computer, l’intelligenza artificiale può essere in grado di scrivere degli algoritmi: avere delle intelligenze che si autoalimentano è un aspetto interessante per il futuro. Qui sorge la domanda se l’intelligenza artificiale potrà raggiungere o persino superare quella umana.

Per saperlo serve una definizione di intelligenza umana…

In diverse prove è già ora difficile distinguere l’uomo dalla macchina. Per esempio, se leggete l’articolo scritto dall’algoritmo GPT 3, pubblicato sul quotidiano inglese The Guardian lo scorso settembre, vedrete che è impossibile capire che è stato scritto da una macchina. Le macchine non hanno però la nostra capacità introspettiva di farsi quelle domande, che poi portano a nuove scoperte, tratto distintivo dell’intelligenza umana. Non sappiamo però come tutto evolverà…

L’evoluzione non dovrebbe rimanere materia solo per informatici e matematici: condivide?

Sì. Noi abbiamo una collaborazione con la Facoltà di Teologia di Lugano e offriamo un corso di etica, filosofia e intelligenza artificiale, temi importanti anche per l’applicazione degli algoritmi. È recentissimo uno studio che ha analizzato le offerte di lavoro pubblicate su Facebook e LinkedIn, dove è emerso che alle donne non erano offerte determinate posizioni in ambito tecnologico. L’algoritmo aveva imparato che in quel campo le donne erano poche e mostravano scarso interesse, dunque ha rafforzato il cosiddetto bias, il pregiudizio. Si dice che l’algoritmo è sessista, ma con le attuali tecniche di intelligenza artificiale apprende dai dati in modo “stupido”. Per esempio, non capisce se c’è una polarizzazione dei dati in base al genere.

Che cosa si può fare per correggere questo meccanismo?

Occorre la fairness, l’equità degli algoritmi, un nuovo campo di ricerca finalizzato a togliere tutti i pregiudizi di genere, razza, religione dai dati che vengono utilizzati per addestrare gli algoritmi. L’etica degli algoritmi sarà una questione cruciale in futuro, anche noi siamo impegnati in questo campo.

Teme la “dittatura dell’algoritmo”?

No, il rischio potrebbe forse esserci in quei Paesi dove l’algoritmo e i dati personali sono usati in modo indiscriminato; in Svizzera e in Europa siamo ancora ben protetti dalla legge. Però mi preoccuperei se tutte le decisioni fossero delegate a un algoritmo, perché l’algoritmo non sa cosa fare quando c’è un caso che non rientra nello schema appreso. Per esempio, se ci fosse un errore nella mia tassazione, a chi potrei telefonare per risolverlo se ogni procedura legata alle tasse fosse disumanizzata?

E sullo scenario della sostituzione dei lavoratori da parte delle macchine?

Mi inquieta, qui c’è in gioco il modello di società: nella mia visione ideale tutti noi dovremmo lavorare meno, svolgere solo i lavori che ci piacciono e le macchine dovrebbero essere i nostri servitori.

Qual è la grande opportunità dall’intelligenza artificiale?

La combinazione tra intelligenza artificiale e robotica avrà effetti innovativi e rivoluzionari in molti settori. L’intelligenza artificiale sarà fondamentale per la transizione ecologica: l’ottimizzazione delle risorse, della logistica e delle costruzioni si basa sull’algoritmica. Si dovrà però fare attenzione agli algoritmi potenti e dunque energivori, usare energia rinnovabile per addestrarli e valutare con attenzione i vantaggi prodotti.

 Andrea Emilio Rizzoli: «L'etica degli algoritmi sarà in futuro una questione cruciale».


Il ritratto

Andrea Emilio Rizzoli

Classe 1964, laurea e dottorato in ingegneria elettronica al Politecnico di Milano, dal dicembre 2020 è direttore dell’Istituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale, che dal 2000 fa parte del Dipartimento tecnologie innovative della SUPSI e ora anche della Facoltà di informatica dell’USI.

www.idsia.ch