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La fuga

Lo scrittore bernese Lukas Bärfuss sul suo nuovo romanzo “Hagard”: la trappola della vita borghese e i feticci.

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LEA MEIENBERG/MAD
21 giugno 2021

Philip, il protagonista, riassume in un certo modo l’uomo contemporaneo. Pensa che seguiremo i suoi passi e ci abbandoneremo, prima o poi, a un’ossessione?

Mi auguro di no! Nel romanzo seguiamo un uomo di mezza età che cerca di sfuggire alla trappola della sua vita borghese, che definirei un tipico desiderio maschile. La fuga di Philip porta a un inseguimento, uno dei punti forti di questa storia. La critica a questa particolare dinamica o strategia è una parte importante di “Hagard".

L'AUTORE

Lukas Bärfuss

Intellettuale militante, scrittore e drammaturgo, Lukas Bärfuss (Thun, 1971), con “Hagard” (edito in Italia da L’orma) è stato insignito del Premio Georg Büchner.

Philip si muove in uno spazio urbano. È questo spazio che determina la deflagrazione del protagonista?

Volevo una topografia semplice, un luogo che potrebbe essere ovunque e in un qualsiasi giorno. È un qualcosa che contraddistingue la mia poetica l’ambientare storie in questi spazi, un mio atteggiamento. La città vive nel mito della libertà e si possono trovare delle nicchie in cui non ci sono regole se non quelle della geometria degli edifici. Il racconto urbano ha una lunga tradizione in letteratura e “Hagard” ne fa ripetutamente riferimento. Quel che contraddistingue le città del 21° secolo è la cartografia digitale che ci accompagna in ogni momento, con i nostri smartphone in tasca. “Hagard” racconta anche di questa sgradevole dipendenza.

Come si trova, in una storia come questa, la giusta distanza dalla propria personale quotidianità?

L'atteggiamento corretto per trovare la giusta distanza è il primo dovere nel raccontare. Dobbiamo agire cercando il contrasto, allontanarci dalle cose, spostarle altrove, in modo da poterle guardare con la giusta prospettiva.

Delle “scarpe da donna” allontanano Philip dalla sua vita. Siamo sottomessi dagli oggetti che ci attorniano?

Non sono sicuro di chi stia sottomettendo chi. Non c’è dubbio che nel 21° secolo l’uomo occidentale si sia circondato di una serie di feticci. Che sono diventati rappresentativi dell’assenza, dell’indisponibile. La domanda interessante è: cosa manca nella nostra società e per quale motivo?

Nel finale si parla del “non scomparire”. Una speranza o un segnale di possibile redenzione?

“Salvezza” è un termine ambivalente. Non c’è soluzione alla vita. La vita è un indovinello, ma non è questo che sto cercando di risolvere. Trovo che la bellezza viva nei segreti.