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La fuga di Deva

Livia Sambrotta sul suo thriller “Non salvarmi”: una giovane dipendente dagli psicofarmaci, il mondo del cinema.

26 luglio 2021

Chi è Deva Wood?

È la protagonista e allo stesso tempo la vittima del mio romanzo. Ha 23 anni, è italoamericana, figlia di una madre suicida. Questo ha segnato la sua crescita, generandole attacchi di panico e una dipendenza dagli psicofarmaci. Suo padre, uno dei finanzieri più potenti di Hollywood, non è mai riuscito a darle le risposte affettive di cui aveva bisogno. Per questo Deva è ricoverata insieme ad altri pazienti in un centro di rehab nel deserto dell’Arizona.

L'AUTRICE

Livia Sambrotta

Nata a Roma nel 1979, Livia Sambrotta ha esordito nel 2015 con il noir “Amazing Grace” (ed. Tragopano). Quest’anno è uscito il nuovo thriller “Non salvarmi”, edito da SEM.

Personaggi, trama, stile, cosa le interessa di più?

Ognuno di essi ha un valore nella storia e va sviluppato al meglio. Inizio dallo studio della trama, che deve reggere l’intero romanzo ed essere solida. Una volta definita la sua struttura posso concentrarmi sugli altri elementi, che devono integrarsi con armonia.

Come lega l’America all’Europa?

Con il cinema. Il deserto di Wickenburg, in Arizona, dove sono nati diversi centri di rehab che hanno ospitato star di Hollywood bisognose di cure per dipendenze. Per esempio, il produttore Weinstein. Milano, invece, dopo l’esplosione finanziaria dell’Expo ha rivoluzionato la sua architettura verticale, diventando strategica per le produzioni cinematografiche sia italiane sia straniere. Entrambe le ambientazioni hanno reso al meglio il mio stile basato sull’impressione dell’immagine: il deserto, in grado di mettere a nudo i miei protagonisti e Milano, che racconto in soggettiva come se fosse il set di un film.

Star System cinematografico, quanto c’è di vero in “Non salvarmi”?

Ho basato parte di “Non salvarmi” sul mio lavoro di Film Promotion per la company UCI Cinemas. Ho potuto raccogliere materiale e testimonianze dei retroscena dell’industria cinematografica che svelo nel romanzo.

Cos’è l’ambizione per lei?

È una pulsione molto forte che abita ognuno di noi. È l’aspirazione a realizzare chi siamo veramente e i nostri talenti. Esiste però un confine molto sottile tra desiderio puro e ossessione. Il primo, se giustamente ascoltato, conduce al compimento delle nostre capacità più profonde e si tramuta in una forza generativa. L’ossessione, invece, è un impulso che si impone al di là della nostra volontà, che ci ingabbia e ci allontana sempre di più dalla nostra migliore proiezione di noi stessi.