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FABIANA MOTTIS

Quanti chilometri con quel borsone

“Grigionese dentro”, ma con sangue boliviano, Fabiana Mottis, classe 2003, fa furori nella serie A di volley con la maglia del Lugano. Centosessantasei centimetri di allegria e talento.

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HSASKIA CEREGHETTI
12 aprile 2021
Fabiana Mottis a soli 18 anni ha un curriculum di tutto rispetto nel mondo della pallavolo.

Fabiana Mottis a soli 18 anni ha un curriculum di tutto rispetto nel mondo della pallavolo.

È alta un metro e sessantasei centimetri. Una statura non propriamente da pallavolista. Ma è proprio questa l’arma che ha portato Fabiana Mottis, 18 anni ad agosto, a farsi strada nel volley elvetico. Di ruolo libero, la grigionese di Lostallo è riuscita a ritagliarsi un posto fisso nel Lugano, in serie A. «Sono piccolina, e allo stesso tempo anche agile. L’agilità mi consente di anticipare le mosse delle avversarie».

Dagli AC/DC a David Guetta

Al venerdì sera, dopo quasi due ore di bus, arriva a casa da Coira, dove frequenta il liceo. Tempo di tirare il fiato una decina di minuti e poi Fabiana è già in auto, con i suoi genitori che, a turno, la portano sulle rive del Ceresio ad al- lenarsi.

Al sabato, o alla domenica, poi ci sono le partite. Prima di ripartire di nuovo per la capitale grigionese, per una nuova settimana sui banchi. «A volte mi sembra di essere su una giostra. Soprattutto quando si fanno le trasferte più lontane. Mi ricarico a suon di musica. Nel mio smartphone c’è una playlist infinita, dagli AC/DC a David Guetta. La musica è sempre al mio fianco, è fonte di energia, mi trovate con le cuffiette anche nello spogliatoio, poco prima delle partite. Mentre altre compagne si allacciano le stringhe più volte come rito scaramantico, io me ne sto nel mio pianeta. Non mi isolo, ma faccio in modo che la musica, possibilmente adrenalinica, accompagni i minuti che mi portano al match. La pallavolo è qualcosa che ha sempre fatto parte della mia vita. Sono cresciuta nel Moesa Volley, dove mio padre Patrick mi ha fatto sia da allenatore, sia da presidente».

Dal lunedì al venerdì la quotidianità di Fabiana è tutta un gioco di incastri. «Il mio non è un liceo sportivo, di conseguenza non ho orari speciali. E quindi devo riuscire a fare i salti mortali per poi allenarmi con la SwissVolley Talent School che ha sede proprio a Coira. Mi esercito con ragazze che non sono le mie compagne di squadra abituali, ma non c’è problema, io sono una tipa aperta e socievole. Non ho nemmeno fatto fatica ad ambientarmi nel convitto in cui dormo. Studiare a Coira mi ha fatto capire quanto io sia “grigionese dentro”. Mi sento molto a contatto con la parte tedescofona, e sono attratta anche da chi parla romancio. Non lo conosco, ma mi affascina l’idea di essere cresciuta in un cantone in cui ci sono tre lingue ufficiali. Noi grigionesi siamo per vocazione portati a comunicare con persone dalla cultura differente. Ce lo impone, in un certo senso, la nostra storia».

In estate non si va in spiaggia

Il curriculum sportivo di Fabiana, che ha un fratello maggiore di nome Fabrizio (22 anni), fa un certo effetto.

A più riprese campionessa ticinese e svizzera di categoria, la teenager di Lostallo ottiene consensi anche in serie A, dove in diverse partite è stata votata come miglior giocatrice in campo. Si è pure aggiudicata il premio nazionale “rookie”, come miglior esordiente under 18.

«E pensare che sono finita nel sestetto di base solo in seguito alla partenza di un’altra atleta; ho avuto fortuna e forse sono stata brava a cogliere l’occasione al volo. I piani iniziali prevedevano che giocassi nella seconda squadra del Lugano, in prima lega».

Fabiana, che è anche nell’orbita delle nazionali giovanili, in estate si trasfe- risce sulla sabbia. E in coppia con Lea Toschini, un’altra mesolcinese, detta spesso legge ai campionati svizzeri, competizione in cui per due volte si è aggiudicata il primo posto.

«Ho una facilità innata nell’imparare tecniche e trucchi, sono veloce e reattiva. Lo sport mi piace al di là dell’agonismo, sono interessata all’anatomia, a come funzionano i muscoli. Forse “da grande” potrei lavorare in questo set- tore. Oppure mi vedrei nel ramo della comunicazione».

I capelli e la carnagione scura rappresentano un tratto fondamentale dell’identikit di Fabiana. Ci raccontano delle origini boliviane di sua mamma, Giovanna.

«Da piccola, ogni due anni andavo in Bolivia. Più precisamente a Sucre, la capitale, situata a 2.800 metri di altitudine. Ultimamente ho rallentato anche a causa degli impegni sportivi. Ma i contatti sono forti, ho una marea di cugini laggiù. Sono molto legata alla Mesolcina, terra di mio padre. Allo stesso tempo è come se avessi un’anima internazionale. È anche per questo mio modo di vedere il mondo, infinito e globale, che non mi pesano i lunghi spostamenti. Coi miei 166 centimetri, con le cuffiette nelle orecchie e col mio borsone in spalla, non c’è nulla che mi possa fermare».