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PERSONAGGI
CLAUDIA ZINGG RODONI

Quella forza che viene dall'alto

Claudia Zingg Rodoni gestisce col marito il “mitico” grotto Pozzasc di Peccia, situato in un luogo incantevole. La grinta gliela trasmette, ogni giorno, suo fratello Loris, scomparso a neanche 30 anni.

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MASSIMO PEDRAZZINI
05 luglio 2021
Claudia Zingg Rodoni del grotto Pozzasc di Peccia: «Lavorare in un grotto significa soprattutto incontrare tanta gente, avere contatti umani. È forse l'aspetto che più mi stimola».

Claudia Zingg Rodoni del grotto Pozzasc di Peccia: «Lavorare in un grotto significa soprattutto incontrare tanta gente, avere contatti umani. È forse l'aspetto che più mi stimola».

I suoi occhi azzurri sembrano specchiarsi nel verde smeraldo della pozza davanti al grotto. Là dove scorre il fiume. Claudia Zingg Rodoni, 52 anni, è seduta a un tavolo di sasso in granito. Uno di quei tavoli che hanno permesso al Pozzasc di Peccia (Lavizzara) di essere recentemente selezionato da Svizzera Turismo per la sua incantevole location. «Qui sorgeva un antico mulino» racconta Claudia col sorriso.

Mesi di fuoco

Capelli biondi corti, fisico atletico e quella perenne necessità di stare in movimento, mai con le mani in mano. Nata a Biasca, Claudia non ha mai dimenticato la Lavizzara, terra natale di sua madre. Oggi abita a Maggia, dove fa anche la portinaia del condominio di quattro piani in cui vive. Al suo fianco c’è il marito Christian con cui dal 2012 condivide la gestione del rinomato grotto. «È un posto incantevole. E proprio per questo non c’è tregua. Affezionati e turisti ci prendono d’assalto, soprattutto nei mesi estivi. E a quel punto, tra affettati nostrani, polenta e boccalini di vino, le giornate diventano interminabili. Si fanno delle tirate dalle nove di mattina alle undici di sera, ma si va a casa contenti, gratificati». All’interno del Pozzasc, c’è ancora la vecchia ruota del mulino. «Un tempo nella struttura si macinava il miglio. È un pezzo di storia». Poi, c’è una bacheca con le immagini dei vip passati da lì. Da politici a sportivi, a personaggi dello spettacolo. «Lavorare in un grotto significa soprattutto incontrare tanta gente, avere contatti umani. È forse l’aspetto che più mi stimola».

Il grave incidente

La forza di Claudia, che ha una figlia, Aline (25), non deriva solo dal suo Dna. Ma anche da un’esperienza straordinaria vissuta in prima persona. Claudia passa le sue giornate onorando la memoria di suo fratello Loris, scomparso a neanche 30 anni, da tetraplegico, in seguito a un’embolia polmonare. «Loris a 14 anni ebbe un incidente dopo essersi tuffato nel fiume Brenno, a Biasca. Ricordo ancora quel giorno tremendo, io lavoravo in un negozio di articoli sportivi in Piazza Grande a Locarno. Fu l’altro mio fratello, Michele, a trarlo in salvo». Da lì in avanti l’esistenza di Claudia e della sua famiglia non sarà più la stessa. Loris rimarrà per un mese in coma e resterà a lungo attaccato a una macchina. «Inizialmente poteva respirare solo artificialmente».

La famiglia lo porterà in Germania e poi ancora al centro di Nottwil per una lunga, estenuante, riabilitazione. «A un certo punto Loris è riuscito a tornare a casa. Ma quanti sacrifici hanno dovuto fare mia mamma Silvana (73) e mio padre Enos (78). Ci sono state anche tante persone che ci hanno dato una mano. Addirittura c’è chi è riuscito a combinare la visita di alcuni giocatori del grande Milan quando Loris si trovava all’ospedale San Giovanni di Bellinzona. Ricordo Van Basten, Gullit e Donadoni attorno al suo letto».

Sorridere sempre

Se c’è una cosa che Claudia ha imparato dal fratello scomparso è l’importanza di sorridere alla vita. Sempre e comunque. «Lui si muoveva in carrozzina. Sapeva che non sarebbe più tornato quello di prima. Però ci diceva che nei suoi primi 14 anni era stato così fortunato che andava bene così. Spesso era lui a dare la carica agli altri quando magari erano giù di morale per motivi banali. Quando è nata mia figlia, Loris ha insistito per farle da padrino di battesimo. Oggi Aline porta il nome di Loris tatuato sulla sua pelle».

Nei giorni in cui subentra lo stress da grotto, con il tempo meteorologico ballerino o il team da coordinare, Claudia pensa a Loris. E si rilassa. «Mi dà pace. Ogni volta che vado a Biasca, la prima cosa che faccio è andare al cimitero a trovarlo. Per me è come se ci fosse ancora. E questo vale anche per il resto della mia famiglia. Non abbiamo mai smesso di parlare di Loris». A un certo punto è nato addirittura il Fondo Loris. «Le famiglie delle persone disabili spesso hanno spese enormi che non sono coperte da nessuno. Ecco perché è importante raccogliere fondi da destinare a queste cause. A lanciare il progetto furono il Kiwanis Bellinzona e Valli e il Lions Alto Ticino. Oggi è gestito dal Consiglio di Fondazione». Appassionata delle mete calde, quando il grotto è chiuso la 52enne va in Paesi lontani: Cuba, Thailandia, Messico. Almeno per un mese. «È necessario per ricaricare le batterie. Solo così posso svuotare la testa e tornare lucida, pronta per affrontare una nuova stagione. Con ottimismo. Col sorriso. Proprio come mi ha insegnato Loris».