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PERSONAGGI
CHRISTIAN PELLANDA

Sul pendio dei colori

Christian Pellanda, 38 anni, è il papà di Fioriselvatici. A Corcapolo, nelle Centovalli, in un terreno che da ragazzino detestava, ha portato un tripudio di specie autoctone.

FOTO
Stefano Mussio
09 maggio 2021
Christian Pellanda da ragazzino detestava questi pendii difficili da curare. Oggi ne apprezza la bellezza.

Christian Pellanda da ragazzino detestava questi pendii difficili da curare. Oggi ne apprezza la bellezza.

Da ragazzino detestava quel terreno così in pendenza e complicato da curare. Con papà Rodolfo ci andava un paio di volte all’anno, per ripulirlo dai rovi e dalle felci. Quello che Christian Pellanda è stato capace di fare nel frattempo è un piccolo miracolo. A Corcapolo, nel Comune di Centovalli, c’è l’oasi dell’associazione Fioriselvatici. Un tripudio di colori e di specie autoctone. «E quando mio padre viene qui, spesso si commuove».

Un panorama da urlo

La vista sul Ghiridone, ancora innevato, e sul Pizzo Leone è mozzafiato. Ad accoglierci il cane Peggy, che scodinzola a più non posso. C’è anche Pamela, una volontaria che sta trapiantando le piantine dai vasetti alla terra. Poi c’è lui. Questo ragazzo umile con la determinazione di un carro armato. Capace di scavare da solo, munito di pala e piccone, una “trincea” di diverse decine di metri per collegare i suoi terrazzamenti all’allacciamento dell’acqua potabile in paese. «Il nostro scopo è quello di recuperare e valorizzare i fiori selvatici locali – sottolinea –. Dal Fiordaliso di Trionfetti alla Veronica Spigata. Al momento coltiviamo una trentina di varietà».

Classe 1983, ingegnere agronomo, Christian vive a Verscio, ha una compagna di nome Eva, e da sempre ama la natura. «Mi fa stare bene». Studi a Berna, una decina di anni come consulente agronomo, in seguito la svolta: «Non ne potevo più di vedere nelle aiuole e nei giardini sempre gli stessi fiori, specie ibride, spesso annuali, prive di nettare e di polline che non offrono nulla alla fauna selvatica. Volevo fare qualcosa di concreto. E mi sono rimboccato le maniche».

Spazi urbani da abbellire

L’associazione conta complessivamente un comitato di sette membri, compresa Barbara, sorella di Christian. Sul posto ogni tanto arriva anche qualche volontario a dare una mano. «Il nostro è un investimento che non ci dà ancora da vivere. Però ci stiamo facendo notare. Alcuni Comuni ci hanno contattati per valorizzare i loro spazi pubblici e promuovere la biodiversità. La speranza è che in futuro i fiori selvatici tornino anche nelle aree urbane, dove invece si stanno insediando da tempo piante esotiche e infestanti. Sono stati gli esseri umani a confinare le specie autoctone, declassandole e svalutandole, nelle valli e nelle regioni periferiche. È un problema anche per la biodiversità. Se certi fiori spariscono, ad esempio spariranno anche determinati tipi di api o di farfalle».

I ritmi della natura

Per diffondere le sementi, raccolte prevalentemente su prati incontaminati, si basa sulle lune, come si faceva una volta. Quello di Christian in fondo è un ritorno alle proprie radici. Cresciuto a Giubiasco, non ha mai dimenticato la terra d’origine del papà, le Centovalli. E quei 1.500 metri quadrati di terreno impervio, tanto odiati in passato, per lui si sono trasformati in una risorsa. «Forse da ragazzino vedevo solo la fatica. Col tempo ho iniziato a guardare questo posto sotto un’altra ottica. E oggi la fatica non mi pesa più, anzi mi gratifica. In inverno, quando la natura riposa, dedico ore e ore alla manutenzione dei muretti e ai terrazzamenti, per rendere questo posto ancora più accessibile e sicuro. Da marzo a fine novembre invece si fa il lavoro vero e proprio. Sono una persona che cerca di seguire il più possibile i ritmi e la lentezza dell’ambiente. Senza forzare nulla. È soltanto così che può funzionare, in maniera sostenibile e armoniosa, la collaborazione con il nostro pianeta. Questi fiori hanno una vita lunga, non hanno neanche bisogno di essere bagnati, si arrangiano. E contrariamente a quanto affermano alcuni, sono bellissimi, variopinti, profumati. Ricordo ancora quando, agli inizi, tentavo di piantare margherite e vedovelle. Un disastro. I primi esperimenti erano andati completamente storti. Eppure non mi sono mai scoraggiato. Adesso qui è un paradiso».

Appassionato di corsa in montagna, Christian a volte si occupa anche di manutenzione di sentieri non ufficiali nelle Terre di Pedemonte. È il ritratto di un 38enne che ha un bisogno sfrenato di stare all’aria aperta.

«Da bambino andavo sull’alpe a rastrellare il fieno falciato, ora su prati simili a quelli raccolgo preziosi semi. Ho sempre inseguito un certo stile di vita. Sano e consapevole. È un po’ il concetto che cerchiamo di trasmettere attraverso Fioriselvatici. Oltre Gottardo c’è più sensibilità per le specie autoctone. È un messaggio che vorrei fare passare anche da noi».