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PERSONAGGI
VALENTINA BENASSI

Un'arte antica sempre attuale

Partecipa giovanissima a un workshop di ceramicaed è amore a prima vista. Nel suo atelier, crea oggetti unici,  che invitano a riscoprire il valore del tempo e delle cose.

TESTO
FOTO
VIOLA BARBERIS
22 marzo 2021
Valentina Benassi nel suo atelier di Viganello: «La ceramica è arte, storia, passione».

Valentina Benassi nel suo atelier di Viganello: «La ceramica è arte, storia, passione».

La ceramica ha una lunghissima storia. Dalla notte dei tempi, artigiani ceramisti creano statue e vasellame sia per decorare che per facilitare la vita quotidiana. L’etimologia della parola stessa deriva dal greco e indica l’argilla per le stoviglie. I vasi dipinti risalenti all’antica Grecia e all’Impero romano rappresentavano lo status sociale e tramandavano i miti delle divinità.

Valentina Benassi, artista e artigiana, porta avanti quest’antica arte. In un mondo veloce, lei ha scelto la lentezza. Sotto lo pseudonimo Benny Pottery (Instagram, Facebook), dall’informe crea oggetti, gioielli e sculture, in ceramica e porcellana. «La ceramica è per me la quintessenza che nasce da terra, aria, acqua e fuoco. È arte, storia e passione. Sono idee che prendono forma e si materializzano plasmate nell’argilla».

Ci troviamo nel suo laboratorio di Viganello, ai piedi del Monte Brè. Attorniate da forni per la cottura, strumenti per la lavorazione, blocchi di terra di varie tonalità, manufatti destinati a clienti che hanno fatto richieste specifiche, altri in esposizione,  esperimenti e affascinanti errori di percorso. La temperatura è fresca, per non far seccare le terre.

Nata in Emilia-Romagna, da tempo vive a Lugano con suo marito architetto ed è in dolce attesa della prima bambina. «Ci siamo conosciuti in Egitto, da allora abbiamo viaggiato moltissimo assieme per poi approdare a Lugano, dove ho aperto il mio primo atelier. Fino ad allora avevo lavorato come designer per una grossa azienda di piastrelle». Infatti, l’Emilia Romagna, oltre ad essere la culla della Ferrari e del Parmigiano Reggiano, è anche la patria della ceramica industriale: qui nascono piastrelle che vanno a rivestire muri e pavimenti di tutto il mondo.

Dall’Emilia-Romagna al Giappone

Valentina cresce vicina all’attività del nonno, socio fondatore della Graniti Fiandre, un grosso marchio incentrato proprio sulla produzione di piastrelle, poi, da adolescente, partecipa ad un workshop sulla tecnica antica giapponese Raku di un maestro ceramista e rimane folgorata: da un semplice blocco di terra, nasceva un oggetto che avrebbe poi fatto parte della vita delle persone. «Pezzi incandescenti estratti dal forno e poi messi nella segatura, prendevano fuoco… di fronte a me si produceva un mistero alchemico; in un equilibrio tra controllo e mistero, nascevano forme e colori inaspettati». Valentina si forma a Modena come “designer ceramico”, lavora e si fa le ossa in alcune aziende ceramiche emiliane, maturando esperienza e precisione.

Negli anni approfondisce la sua formazione, avvicinandosi sempre più alla tradizione giapponese. Anche attraverso viaggi, apprende tecniche complesse e ricche di valore simbolico. «Ci sono tradizioni che richiedono presenza meditativa e molta pazienza, date le tempistiche di elaborazione lunghe – spiega Valentina –. Nel kintsugi per esempio, si ripara il vasellame rotto applicando oro e  argento nelle crepe come atto di resilienza, come a simboleggiare la capacità di rialzarsi dopo una caduta, nobilitati». Nel 2017 Valentina si reca a Imbe, nella prefettura di Okayama in Giappone, dove studia la ceramica con il maestro Hideaki Kimura, un’esperienza profonda e indimenticabile.

Il piacere di condividere

«Ho sempre avuto uno spirito creativo. E ho sempre adorato fare da mangiare, tanto che pensavo di farne una professione. Tutt’oggi cucino con grande piacere per famiglia e amici – racconta –. Diciamo che la mia vita ha sempre oscillato tra queste due passioni, entrambe con le mani in pasta». Si tratta di attività che, essendo apprezzate dagli altri, raddoppiano il piacere di chi le pratica.  «Mi piace che le persone possano portare a casa un pezzo di quello che nasce in atelier, per imbellire il proprio quotidiano».

Il suo percorso di ceramista è legato ad una ricerca personale profonda. È una ricerca dell’essenza, della verità, sottostante alla materia, che si manifesta a chi sa aspettare, sentire, e a chi sa trovare la bellezza nell’imperfezione.  «Mi ispiro alla vita, alla natura, ai viaggi e alle atmosfere vissute e che vivrò».

Dopo l’intervista, oltre alla storia della sua vita, porto con me due tazze — uguali ma diverse, una più grande, una più piccola, gli stessi smalti si sono fissati in modo distinto, oggetti vivi — che hanno un’anima che decuplica il piacere nel momento dell’utilizzo. «Dietro ad un vaso o a delle tazzine per il caffè, ci sono ore ed ore di elaborazione: quest'arte richiede tanto tempo e pazienza – racconta Valentina –. Qualità di cui dobbiamo riappropriarci, per riscoprire il valore del tempo, che corre sempre più veloce e in cui l’oggetto è sinonimo di consumo e privo di un valore artigiana-le più profondo».