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Una bimba speciale

Ilaria Tuti sul suo nuovo giallo “Luce della notte”: la commissaria Teresa Battaglia, il Friuli, la storia terribile di Chiara.

12 aprile 2021

Teresa Battaglia è un personaggio più unico che raro. Ha colpito e affascinato subito, sbalordito nella sua seconda avventura e adesso, in “Luce della notte”, esplode. Come è nata questa commissaria?

Teresa è ormai per me un’amica, una persona di famiglia. Ho trascorso molto tempo assieme a lei negli ultimi anni. Questo personaggio mi è venuto incontro con un’immagine molto precisa, quella di una donna di mezza età, acciaccata, poco attraente e fuori forma, con una mente affilata che però inizia ad appannarsi, mettendola in crisi.

IL RITRATTO

Ilaria Tuti

I suoi tre gialli con la commissaria Teresa Battaglia, editi da Longanesi, sono: “Fiori sopra l’inferno” (2018), “Ninfa dormiente” (2019) e “Luce della notte” (2021).

Teresa ha un rapporto viscerale con il suo territorio, il Friuli…

Ha le radici ben affondate nella sua terra; questo la rende aperta al mondo, ma salda nei propri principi. Attraverso le indagini, svela il suo ambiente, la sua storia, le tradizioni, le suggestioni di una cultura millenaria. La memoria collettiva che diventa storica.

Tema delicato quello di “Luce della notte”: il mondo dei bambini preso da un’angolazione…

Sì, l’infanzia è un tema molto caro a Teresa, e a me. In questo romanzo è vista attraverso il filtro, spesso falsante, della “diversità”. La protagonista è Chiara, una bambina di quasi nove anni che non può esporsi alla luce del sole. Allevata nella notte e dalla Notte, subisce il pregiudizio e l’allontanamento, che hanno sempre origine nel mondo adulto e contagiano anche i più piccoli.

E quello dei disperati costretti a migrare, che trovano una delinquenza di cui si parla poco.

La storia si ispira a fatti realmente accaduti e che hanno visto – e continuano a vedere – il Friuli come terra di passaggio di carovane di disperati che la guerra allontana dalle proprie case. Lungo questo cammino, i bambini e gli adolescenti non accompagnati, che le famiglie hanno mandato avanti soli – perché tutto è meglio della fame e della miseria –, diventano prede di esseri umani senza scrupoli che li rendono schiavi, nella migliore delle ipotesi. I nostri schiavi, che nemmeno vediamo.

Il finale è commovente e fa da lancio a nuove avventure.

Sì, nelle mie storie cerco sempre di lasciare il lettore con la promessa: ci rivedremo e ci appassioneremo nella scoperta di un nuovo mistero. E desidero anche offrire un sentimento positivo, un’emozione che scuote, un cuore più leggero. Questo vorrei.