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INTERVISTA

Una saetta in forma olimpica

Insignita lo scorso marzo del titolo di campionessa europea indoor nei 60 metri, Ajla Del Ponte è una delle promesse svizzere ai Giochi Olimpici di Tokyo. La giovaneatleta ci racconta la sua vita da sportiva d’élite. Ma anche quella da studentessa.

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KEYSTONE, ATHLETIX.CH/ULF SCHILLER
05 luglio 2021
Quest'anno ha vinto la gara dei 60 metri ai Campionati Europei indoor: Ajla Del Ponte è ticinese, si allena nei Paesi Bassi, studia a Losanna e corre in tutto il mondo.

Quest'anno ha vinto la gara dei 60 metri ai Campionati Europei indoor: Ajla Del Ponte è ticinese, si allena nei Paesi Bassi, studia a Losanna e corre in tutto il mondo.

Già qualificata per le Olimpiadi giapponesi e con una medaglia nel mirino, il quartetto della squadra svizzera femminile della staffetta 4×100 metri dovrebbe includere anche Ajla Del Ponte. L’atleta dell’Us Ascona ha inoltre già staccato il limite anche per la gara individuale dei 100 m e spera di fare altrettanto per quella dei 200 m. Non paga di essere una star dello sport, la giovane ticinese brilla anche negli studi: sta infatti terminando un master in letteratura italiana e storia presso l’Università di Losanna. Quando la contattiamo via Zoom, si trova in un campo di allenamento in Turchia, al termine della quarantena dovuta alla positività al Covid-19. Ma ha avuto solo sintomi lievi, ci spiega.

Il Covid ha ostacolato gli allenamenti?

Mi hanno prestato una cyclette e dei pesi e mi sono allenata due volte al giorno in camera mia. Sempre meglio che avere il Covid la settimana prima di partire per Tokyo!

La preparazione per le Olimpiadi la immaginiamo intensa. È così?

Sì, soprattutto perché, prima dei Giochi, ci sono parecchie gare da disputare per qualificarsi per le singole prove. Ma gli allenamenti mi danno una carica positiva, perciò sono contenta e molto motivata.

«Come se la fiamma olimpica ardesse in noi e ci chiamasse»

 

La medaglia d’oro ai campionati europei indoor è servita a qualcosa!

Mi ha dato molta fiducia in me stessa. Dall’anno scorso ho acquisito sicurezza anche grazie ad altre competizioni, ma questo titolo mi ha fatto entrare in una nuova dimensione, dandomi la voglia di gareggiare con i migliori del mondo. E il tempo che ho corso, 7”03 [pari al record svizzero, n.d.r.], è di buon auspicio per i 100 metri.

In vista delle Olimpiadi, lo stress si fa sentire?

A volte, ma avverto soprattutto energia positiva. Penso che tutti gli atleti si sentano in agitazione. È un po’ come se la fiamma olimpica ardesse dentro di noi e ci chiamasse.

È vero che dal maggio 2019 la sua base per gli allenamenti si trova nei Paesi Bassi?

Mi divido tra Arnhem, dove risiede il mio allenatore, Laurent Meuwly, e il Ticino. Partecipo anche a campi di allenamento in altri paesi. In Ticino mi alleno per lo più da sola, ma a volte vado a Macolin dal mio altro allenatore, Raphaël Monachon.

Condivide ancora un appartamento ad Arnhem con Lea Sprunger?

Sì, essere in due è divertente. Mi è di grande aiuto, perché non è facile per me stare all’estero, lontano dalla mia famiglia.

Si è ambientata facilmente nei Paesi Bassi?

Mi trovo bene. Le persone sono aperte, non giudicano troppo.

Sul suo sito web ha pubblicato diverse frasi, tra cui «Non fermarti quando è dura, ma quando sei fiera di te», «Il fallimento nasce dalla mancanza di volontà». Sono citazioni sue?

Ogni anno chiedo ai miei compagni di squadra di scrivere frasi nel mio quaderno degli allenamenti [ce lo mostra, n.d.r.]. Quando sono sola agli allenamenti oppure ho un calo di motivazione, le leggo.

È mentalmente forte da sempre oppure lo è diventata nel tempo?

Mi sono sempre affidata molto all’aiuto delle frasi, soprattutto delle canzoni. Con il mio psicologo sportivo, ne abbiamo trovate altre. Sono un po’ come dei mantra che ripeto a me stessa e che mi aiutano.

Cos’altro ha imparato grazie al suo psicologo?

Abbiamo lavorato molto sulla mia autostima e sul mio spirito competitivo. Dice che sono troppo pacata! Prima, quando andavo ai blocchi di partenza, non avevo dentro di me la rabbia di voler vincere. Mi ha aiutato a fare grandi passi avanti.

Ciononostante, ci sono momenti in cui si trova in difficoltà?

È normale crollare, a volte la pressione è molto forte, ma ho la fortuna di essere circondata da belle persone. Se mi sento un po’ depressa, posso parlare con la mia famiglia o con i miei compagni di squadra.

Lei è una studentessa universitaria. Come concila lo studio con lo sport?

Anche le mie compagne della staffetta lo sono. Procediamo al nostro ritmo. Se non avessi avuto dei compagni di studio che mi passavano gli appunti dei corsi, ci avrei messo più tempo e avrei avuto più difficoltà. Ma la mia famiglia mi ha sempre sostenuta, così come l’università.

Seguiva in parte le lezioni a distanza già prima del Covid?

Soprattutto quando ero al campo di allenamento. Da quando c’è il Covid, posso seguire le lezioni ovunque mi trovo, senza dover chiedere gli appunti a nessuno. È un anno e mezzo che non frequento i corsi in presenza! Ma mi è sempre piaciuto assistere alle lezioni, avere un momento tutto per me.

È importante per lei conciliare queste due attività?

Sono le mie due passioni. Ci sono sacrifici da fare, ma questo mi permette di mantenere il cervello attivo. Mi sento più in equilibrio rispetto al dedicarmi soltanto allo sport.

Quando concluderà gli studi?

Pensavo di riuscirci nel giugno di quest’anno, ma con le Olimpiadi era troppo complicato. Forse il prossimo gennaio. Mi resta da sostenere la tesi.

Quale sarà l’argomento?

Tre manoscritti di poesia del Cinquecento, scritti da poeti sostenuti dalla famiglia Farnese.

Ha tempo per fare altre cose?

Non molto, do la priorità alle mie attività. A livello mentale, è importante vedere persone, fare cose per sé stessi. Non bisogna sovraffaticarsi né escludere il divertimento. A volte leggo un libro quando non dovrei, ma mi fa stare bene, oppure vado a trovare un’amica, se questo mi permette di affrontare meglio il mio lavoro.

Raccontaci come si svolgono le tue giornate.

Mi sveglio al massimo alle 7:30. Dopo la colazione, mi dedico agli studi, rispondo alle e-mail o sbrigo le attività amministrative. Poi vado all’allenamento, che dura due ore. A mezzogiorno a volte lavoro ancora un po’ per l’università. Poi vado in palestra prima di ricominciare altre due ore di allenamento. Infine, ho un po’ di tempo per recuperare le energie e rientro a casa. Se non ho niente di urgente per gli studi, guardo una serie o leggo un libro prima di andare a letto.

L’alimentazione è importante per un’atleta. Qual è la sua dieta?

Non ne ho una, è uno dei miei prossimi progetti, ma sto attenta ad apportare al mio organismo tutto ciò di cui ha bisogno per un’attività sportiva agonistica. Al mattino mi piace preparare un porridge colorato con noci e frutta. A pranzo abbiamo meno tempo per cucinare, faccio uova con avocado, per esempio. La sera mangio proteine (carne, pesce).

Ha scoperto qualcosa di positivo durante questa pandemia?

Il lockdown parziale mi ha permesso di tornare a casa dei miei genitori ad Ascona e rivedere mio fratello. Non stavamo tutti e quattro insieme da cinque anni, dato che mio fratello è partito per giocare a hockey in Canada e negli Stati Uniti quando aveva 16 anni.

Per concludere, cos’è che insegue nella vita?

Ho sempre inseguito i miei sogni. Ora inizio a realizzarli.

Sarà presente ai prossimi Giochi Olimpici: Ajla Del Ponte (24 anni) a Macolin, dove ha battuto un record sui 200 metri.


Il ritratto

Originaria di Bignasco, Ajla Del Ponte (24 anni) corre per l’US Ascona e studia letteratura italiana e storia all’Università di Losanna. Insieme a Sarah Atcho, Salomé Kora e Mujinga Kambundji detiene il record svizzero nella staffetta 4×100 metri. È inoltre campionessa europea in carica nei 60 m (indoor) e nel 2020 ha vinto due gare della Diamond League nei 100 metri, a Monaco e Stoccolma.