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Una storia vera

Claudio Coletta sul suo nuovo medical thriller “Il taglio dell’angelo”: un uomo impiccato, un omaggio a Dürrenmatt.

12 luglio 2021

L’ambientazione della storia e la professione del protagonista, il primario di medicina Lorenzo Baroldi, fanno ritenere “Il taglio dell’angelo” un medical thriller. Ma se le dicessi che più di tutto è un noir sociale?

Sì, senza dubbio, è questa la definizione esatta. Del resto c’è veramente poco di inventato: la storia è accaduta. Unica variante: in Francia, nel 2017. Ma una vicenda così potente non doveva restare dimenticata… nella cronaca. Per la precisione ,la molla che ha fatto scattare tutto è apparsa su “La Repubblica” del 20.1.2017.

L'AUTORE

Claudio Coletta

Nato a Roma nel 1952, Claudio Coletta ha esordito nel 2011 con “Viale del Policlinico” (Sellerio). L’ultima pubblicazione, uscita in maggio, è “Il taglio dell’angelo” (Fazi editore).

Con vittime “nascoste” e case farmaceutiche dall’etica balbuziente …

I migranti di oggi, persone che affrontano l’inferno del viaggio su barconi e, una volta arrivati, restano senza alcuna protezione. Nell’attesa di un riconoscimento che non arriva diventano prede dei malaffari più efferati. Anche come cavie dell’industria farmaceutica: sono soggetti ideali, e anche da morti presentano dei vantaggi… in fondo basta far scomparire i loro corpi.

Il fatto di essere medico cardiologo ha un peso nella sua narrativa?

Senza dubbio. Tant’è che anche il mio esordio, “Viale del Policlinico” del 2011, è ambientato in un ospedale. Però voglio anche sottolineare il valore terapeutico della scrittura: il “narrare” mi ha migliorato nell’essere dottore, con una ricerca maggiore di empatia.

Il senso della giustizia è il vero argomento di questo romanzo…

E questo lo si desume dal finale, che non sveliamo. Basti dire che è una sorta di omaggio a Dürrenmatt. I protagonisti vogliono giustizia con il testo che, in una sorta di gioco con i lettori, aspira a questo fine.

“Il taglio dell’angelo” ha un ritmo avvincente…

Che arriva dai tanti tagli nel- le riletture. Tolgo il superfluo, aspiro a una scrittura asciutta. Certo, è un lavoro che richiede molta fatica, rilettura dopo rilettura. Ma lo faccio anche come rispetto ai lettori.

Nel romanzo c’è anche un po’ di Svizzera…

Sì, mio padre ha lavorato a Losanna e conosco abbastanza bene il Paese, ci sono venuto spesso. Quando cito Mendrisio, Lugano e Locarno so di cosa scrivo. Poi che la Svizzera sia la sede di multinazionali e di case farmaceutiche non è un mistero… Ma sull’etica di queste multinazionali lascio al lettore il giudizio.