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GIANLUCA BARILARI

Una vita nel segno del basket

La nazionale svizzera di basket nei prossimi giorni affronterà due partite, decisive per la sua partecipazione ai campionati europei. Incontro con l’allenatore.

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FIBA/Mad
15 febbraio 2021
L'allenatore della nazionale svizzera Gianluca Barilari a proposito delle prossime gare: «Non vogliamo lasciarci sfuggire questa ghiottissima occasione».

L'allenatore della nazionale svizzera Gianluca Barilari a proposito delle prossime gare: «Non vogliamo lasciarci sfuggire questa ghiottissima occasione».

Si può ben dire che il basket caratterizza la vita di Gianluca Barilari. Il 57enne allenatore di origini romane è da quattro anni alla guida della nazionale svizzera maschile, ma in seno a Swiss Basketball (con cui collabora già dal 2006) si occupa anche delle giovanili e della formazione degli allenatori.

Sposato con l’ex-giocatrice del Bellinzona e della nazionale Désirée De Dea e padre di Giulia (27 anni), Gioele (16) e Guillaume (15), Barilari vive a Cugnasco dal 2003 e, oltre alla nazionalità, ha acquisito anche la mentalità svizzera. Ma non si dimentica di aver mosso i primi passi nel basket nella capitale italiana. «La passione per questo sport mi è stata trasmessa da mio padre Mario, che a Roma è stato uno dei pionieri della pallacanestro, soprattutto a livello dirigenziale. Avevo 5 anni quando ho incominciato a calcare le palestre, e ho giocato nelle varie categorie in diverse squadre romane. Del basket mi è sempre piaciuta in particolare una caratteristica: quella di avere delle situazioni da risolvere in un tempo e uno spazio limitati. Inoltre, come peraltro gli altri giochi di squadra, offre la capacità di unire le persone, che, animate dallo stesso scopo, si sentono solidali. Insomma, una piccola scuola di vita, una micro-società».

Abbastanza presto, quando aveva 20 anni, il nostro interlocutore lascia l’attività agonistica per quella tecnica: «Mi sono accorto che probabilmente non ero molto bravo come giocatore, mentre mi attirava il ruolo di allenatore. Dopo alcune esperienze in Italia, nel 1990 ho deciso di trasferirmi all’estero, in Turchia, proprio nel periodo in cui in quel Paese il basket stava spiccando il volo per diventare uno degli sport più seguiti e tra i migliori d’Europa a livello tecnico. Vi sono rimasto per due periodi: dapprima fino al 1995, poi dal 1998 al 2000. Per me, l’esperienza turca ha significato una grande apertura sul piano mentale e umano. Mi ha anche fatto capire che il centro del mondo non è il posto da cui provieni, come si ha talvolta tendenza a pensare».

Nel 1995 approda per la prima volta, per motivi personali, in Svizzera, a Ginevra, dove per tre anni è stato alla guida di diverse compagini, poi, dopo la seconda parentesi turca, lo ritroviamo a Martigny, lui come allenatore, Désirée De Dea come giocatrice della squadra locale. «Mi sono reso conto che se in altri Paesi lo sport costituisce un mezzo sociale per raggiungere uno status, guadagnarsi bene da vivere, diventare famosi, in Svizzera – direi per fortuna – non è così, non c’è questa necessità. Per cui, se per certi aspetti questo può essere positivo, per altri, a livello sportivo può anche essere considerato un limite, perché normalmente chi pratica uno sport lo fa più per passione che per una reale necessità di elevare il suo livello di vita: sono due motivazioni entrambe valide ma molto diverse. Poi, naturalmente ci sono le eccezioni, che tutti conosciamo».

Infine, l’ultima tappa del suo girovagare, porta Gianluca Barilari e sua moglie quasi 20 anni fa in Ticino, dove ormai vivono in pianta stabile. «Ho incominciato come allenatore delle giovanili del Lugano, poi sono stato alla guida del Bellinzona femminile, quindi mi sono occupato delle selezioni cantonali, prima di approdare alla Federazione svizzera».

La vittoria sulla Serbia

Con la nazionale rossocrociata, Barilari si è già tolto qualche soddisfazione. La più eclatante è stata certamente la storica vittoria sulla Serbia, una tra le compagini più forti del mondo, per 92-90 lo scorso 28 novembre a Espoo, in Finlandia, nell’ambito delle qualificazioni per i campionati europei del 2022: «Battere i balcanici è stato ovviamente magnifico. Oltre alla forza e alla qualità dei singoli, è emerso lo spirito di gruppo, sul quale stavamo lavorando da tempo. Abbiamo cercato di motivare i giocatori affinché dessero sempre il massimo, di renderli fieri di rappresentare la Svizzera. E posso dire che i risultati si sono visti con questa vittoria».

È dal 1955 che la nazionale svizzera di basket è assente da una fase finale dei campionati europei. Grazie al successo sulla Serbia, i rossocrociati sono ancora in lizza per porre fine alla prossima occasione a un così lungo digiuno.

«Questo è il nostro obiettivo. Tutto si deciderà nelle poule che disputeremo a Tbilisi, in Georgia, dove affronteremo la Finlandia il 19 febbraio e di nuovo la Serbia il 21. Stando alla classifica attuale, una vittoria di 6 punti contro il primo avversario ci assicurerebbe la qualificazione. Questo non vuol dire che sarà facile, tutt’altro. Ma non vogliamo lasciarci sfuggire questa ghiottissima occasione».

L'allenatore della nazionale svizzera Gianluca Barilari a proposito delle prossime gare: «Non vogliamo lasciarci sfuggire questa ghiottissima occasione».