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Valerio Callieri sul suo nuovo romanzo “Le furie”: Clementina e gli abusi sessuali rimossi, il male e la giustizia.

09 maggio 2021

In mitologia “Le furie” sono la personificazione della vendetta. Nel romanzo risale alla sua funzione originale: tormentare e punire gli autori di delitti. Crede sia necessario oggi riappropriarsi della vendetta?

Credo che la vendetta porti inevitabilmente alla guerra civile. Senza scomodare Eschilo, abbiamo visto ultimamente, soprattutto a livello politico-sociale, come le furie sono in grado di riemergere con prepotenza. D’altra parte le furie sono anche delle potenze emotive umane. Dobbiamo osservarle per capire quello che, come società, abbiamo dominato. La giustizia del tribunale e la democrazia sono conquiste che non dobbiamo dare per scontate.

Il ritratto

Valerio Callieri

Nato a Roma nel 1980, ha pubblicato “Teorema dell'incompletezza” (2017), vincitore del Premio Italo Calvino, e “Le furie” (2021), entrambi editi da Feltrinelli.

Un evento fortuito concede ai protagonisti del romanzo un’altra possibilità. È l’occasione per fare i conti con il passato?

Clementina, la protagonista del romanzo, per usare una terminologia psicoanalitica, ha rimosso gli abusi sessuali per proteggersi, Però, a volte, anche se tentiamo di dimenticare un evento, l’evento non si dimentica di noi. Non importa il nostro grado di consapevolezza, ci costringe sempre a fare i conti.

“Le furie” intreccia vite di carnefici e vittime. Che lavoro ha fatto per costruire personaggi così realistici?

Ho cercato di assumere una visione tragica. Non il bene e il male, ma punti di vista inconciliabili, ognuno con le proprie ragioni. Leonardo, l’uomo abusatore, è una persona carismatica, vive un lutto tremendo che lo rende friabile, è un intellettuale “progressista”, insomma: non rappresenta il Male da cui fuggire. È un uomo complicato, che tenta anche di accedere alla responsabilità. Credo che l’essere umano sia ambiguo, misterioso.

La storia che racconta è un tentativo di contestare l’ipocrita narrazione del “tutto mi va bene”?

Il romanzo è una forma di conoscenza ancora ineguagliata perché non è solo intrattenimento o buoni sentimenti che confermano la nostra visione del mondo. Il romanzo è un bastardo, e deve rimanerlo.

È possibile affrontare ferite mai rimosse senza abbandonarsi alla vendetta?

La giustizia è incentrata sul colpevole, sulla sua punizione o rieducazione. Per evitare il risentimento dovremmo prenderci cura della vittima, spesso trascurata, a parte il risarcimento economico o la “soddisfazione” per la punizione.