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A TAVOLA
CARNEVALE

I dolci più buoni del reame

Carnevale è la festa più allegra dell’anno, quella in cui regalarsi qualche peccato di gola in più, soprattutto se dolce e fritto. Un giro tra re e regine, per capire le preferenze.

TESTO
FOTO
alain intraina, ti-press
27 gennaio 2020

Non è festa senza le frittelle di carnevale o altri dolci croccanti e fritti.

Date

Carnevali menzionati

Chiasso: 6-9 febbraio
Roveredo: 11-16 febbraio
Bellinzona: 20-25 febbraio
Locarno: 21-22 febbraio
Biasca: 26-29 febbraio
Tesserete: 27-29 febbraio

Tortellini o chiacchiere? Frittelle o ravioli? A carnevale i dolci regionali che si possono assaggiare su e giù per la Svizzera italiana sono parecchi. In comune hanno di certo la farina, le uova e una buona dose di olio bollente in cui vengono fritti. Il risultato? Un tripudio di grassi e golosi sapori tra i quali regnanti, ministri, sudditi e cittadini si perdono beati prima della magra Quaresima.

«A Biasca abbiamo i borlitt – mi dice la Regina Taitü –. Sono dei biscotti fatti con ingredienti molto semplici tipo farina, uova e scorza di limone, e quindi fritti. Non è facile descriverli, sembrano dei limoni in miniatura. Nel periodo di carnevale si usa ancora prepararli, noi sicuro li proporremo, ma non tutti i giorni, solo il mercoledì!».

Nei ricordi di Re Rabadan sfrigolano invece le frittelle: «Mio padre lavorava in ferrovia, per cui ho trascorso l’infanzia a Erstfeld, così a carnevale mia mamma comprava quelle della Coop, nella confezione con su i coriandoli, ha presente? Da allora restano le mie preferite», mi racconta per poi aggiungere: «Se vuole mangiare i ravioli, deve andare a Tesserete, lì sono fortissimi a prepararli!».

Vero. Anche se l’usanza, mi spiega Or Penagin, «si sta un po’ perdendo: fino a 20 anni fa c’erano ancora molte nonne e mamme che li preparavano seguendo ricette rigorosamente segrete. Ormai era quasi una sfida a chi preparava il raviolo più buono. A cambiare ovviamente è il ripieno: la prugna è un ingrediente fondamentale, ma quello che ci aggiungi varia da famiglia a famiglia. Un po’ come il nocino, ognuno ha la sua ricetta».

Simili per forma ma non per contenuto sono i ravioli di carnevale della valle di Muggio, il cui ripieno ricorda la torta di pane, con l’aggiunta però di un pezzetto di formaggella.

Una leccornia “leggera” di cui il Primo Ministro di Nebiopoli ha sì sentito parlare, ma che non ha mai avuto occasione di assaggiare. Del resto, nella sua Repubblica, vanno per la maggiore altre pietanze: «A Chiasso si mangiano le frittelle. Ma quello che i nostri cuochi sono forti a cucinare sono i cibi salati: risotto, maccheroni al ragù, busecca...».

Piatti anch’essi della tradizione che sicuramente avrà già avuto occasione di assaporare Re Pardo II, il quale però, venendo dal Vallese, è cresciuto con usanze diverse: «Un po’ come succede ad Halloween, noi andavamo mascherati di casa in casa a chiedere cioccolata e dolcetti!», racconta con un sorriso.

Ancora più dolce è stata infine l’infanzia di Re Brenno della Dinastia Boeri: «I miei ricordi di bambino sono legati a una squisitezza rituale. In pochi sanno che Roveredo, Grigioni, oltre ad aprire la carrellata dei carnevali la chiude pure. L’ultimo in assoluto è infatti il Carnevaa Vecc Carasoo, il carnevale vecchio in pieno regime ambrosiano, la cui specialità sono i merengue con la fiora, in pratica le meringhe con la panna. Ecco, se penso al carnevale dal punto di vista gastronomico, a me viene in mente questo: merengue con la fiora».

Come dire, cinquemila calorie da sbafarsi in due cucchiaiate che ci penseranno poi il freddo e le danze a farci smaltire o, alla peggio, la Quaresima.