Galateo "fait maison" | Cooperazione
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MANGIARE E BERE

Galateo "fait maison"

In questo periodo di scarsa mondanità, approfittiamo delle occasioni di ritrovo con la famiglia ristretta per vestirci in modo curato e portiamo a tavola, comunque, un po’ di bon ton.

FOTO
Getty Images, mad
20 dicembre 2020
 Un Natale intimo, con un tocco di eleganza.

 Un Natale intimo, con un tocco di eleganza.

Din don. «È permesso?». «Benvenuti». Un’ordinata sequenza di parole e gesti ritma le serate di festa, come Natale o Capodanno. Insieme a Daniele Sardella, eletto «direttore di ristorante del 2020» secondo la rivista Bilanz, rivediamo qualche buona abitudine riguardo l’ospitalità, anche se ci si ritrova in pochi intimi. «Direi che l’accoglienza inizia qualche ora prima di ricevere gli invitati, per curare l’aspetto della casa e il proprio» fa mente locale il discreto maître d’hôtel del Castello del Sole, ad Ascona. In sintesi, allo scoccare del campanello: tavola apparecchiata con cura e scarpe ai piedi. L’abitudine di lasciare gli ospiti scalzi e/o di offrire loro delle pantofole non fa parte del galateo, anche se sono famigliari. «Ho sentito parlare di questa particolare usanza, ma non l’ho mai sperimentata – sorride Daniele Sardella –. La sconsiglierei come incipit di una cena elegante. Le persone accolte devono sentirsi a proprio agio, ma non come a casa propria. L’abbigliamento, per ospiti e invitati, dovrebbe essere lo stesso previsto per una cena al ristorante».

Bon ton

Daniele Sardella, Maître d'Hôtel del Castello del Sole ad Ascona

«Le persone accolte devono sentirsi a proprio agio, ma non come a casa propria».

Regole meno rigide

In tanti anni di esperienza, svolta principalmente in Francia, in uno degli hotel dove alloggiano le star del Festival di Cannes, Sardella ha notato progressivi cambiamenti nell’etichetta: «Le regole rigide di una volta non ci sono più. Oggi vi è più informalità. Da un lato è positiva, perché distende l’atmosfera, dall’altro può mettere in imbarazzo gli ospiti più conservatori», afferma portando l’esempio un gruppo eccessivamente rumoroso e di un cliente che si è presentato in pantaloncini e infradito a cena al ristorante “stellato” dell’hotel.

Non solo apparenze

Dopo la forma, le buone maniere passano dal comportamento: dare il benvenuto sull’uscio agli ospiti, prendere il cappotto, accompagnarli in sala, … «Questi gesti, come aprire la porta a una donna per entrare in auto o aiutare qualcuno a sedersi, possono sembrare all’antica, ma proprio per questo sono ancora più apprezzati» osserva senza indugio.

Il tovagliolo? A sinistra del piatto secondo Csaba dalla Zorza, co-autrice di «Cortesie per gli ospiti».

All’opposto delle galanterie ci sono poi mosse poco consone, inopportune anche se l’ambiente è intimo? «Non mi vengono in mente cose particolarmente terrificanti, ma un’abitudine poco raffinata che noto di tanto in tanto al ristorante è quella di spostare posate, piatti e tovagliolo per appoggiarsi sul tavolo». Questo aspetto ricorda che il «bon ton» non è un’esclusiva di chi accoglie, ma concerne anche gli ospiti: «La prima regola per gli invitati penso sia non presentarsi mai a mani vuote. La classica bottiglia di vino o un mazzo di fiori sono pensieri sempre graditi». Infine, Daniele Sardella ricorda un dettaglio spesso dimenticato nei salotti per bene: «Quando ci si trova con colleghi, amici o parenti, è bene non fare mai domande troppo personali». Perché, ammettiamolo, spesso mettono a disagio l’interrogato e gli altri commensali.


Manuale di bon ton

Cortesie per gli ospiti - Per perfezionare l’arte di ricevere

Il libro «Cortesie per gli ospiti» (De Agostini, 2020) si dedica all’ospitalità a 360°: dall’invito all’arredamento, dal menu all’arte di apparecchiare la tavola. Un manuale moderno e pratico elaborato da un’esperta di buone maniere (Csaba dalla Zorza), un progettista appassionato di arredamento e uno chef.