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VENDEMMIA 2020

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Come è stata l’annata vinicola ticinese, che influsso ha avuto il Covid, che ruolo ha la produzione bio, quale il futuro per la nostra viticoltura: tutti quesiti che abbiamo posto ad alcuni esperti del settore.

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SANDRO MAHLER
28 settembre 2020
Tavola (quasi) rotonda sullo stato del vino ticinese e sulle prospettive per il futuro.

Tavola (quasi) rotonda sullo stato del vino ticinese e sulle prospettive per il futuro.

In una bella e calda giornata settembrina, alcuni operatori della filiera vitivinicola si sono trovati alla “Casa del vino Ticino” di Morbio Inferiore. Tra una portata e l’altra, sorseggiando ciò che le vendemmie passate hanno prodotto, si è parlato di quest’anno particolare che tutti i settori stanno vivendo. A tavola erano presenti (in ordine alfabetico):

  • Andrea Ferrari, presidente della Associazione viticoltori vinificatori ticinesi
  • Feliciano Gialdi, titolare dell’omonima cantina di Mendrisio
  • Gianni Moresi, presidente dell’Interprofessione della vite e del vino Ticinese
  • Rudy Studer, presidente della sezione della Federviti Mendrisiotto
  • Claudio Tamborini, dell’omonima azienda di Lamone.

Da qualche giorno si è iniziato a vendemmiare: com’è stata l’annata viticola?

Rudy Studer: L’uva è bella, possiamo ritenerla un’annata senza grandi problemi fitosanitari. Irregolare invece per quel che riguarda la quantità, in seguito alle condizioni non sempre favorevoli della meteo durante la fioritura. Ma quest’anno, a preoccupare soprattutto i viticoltori sono le eccedenze di uve e le difficoltà che si hanno a trovare acquirenti. Detto altrimenti: non si può lavorare un anno intero e non riuscire a coprire i costi di produzione. Un dato sicuro è che i viticoltori che hanno diradato le uve nei vigneti da 1 kg di uva a 800 grammi al m² vedranno favorite le gradazioni e la maturazione dei polifenoli.

«L'annata 2020 non presenta grossi problemi fitosanitari»

Rudy Studer

Andrea Ferrari: La siccità patita dai vigneti nel Sottoceneri ha fatto sì che ci si trovi leggermente in ritardo rispetto al Sopraceneri.

Feliciano Gialdi: Anche in cantina, si sta svolgendo una vendemmia abbastanza semplice visto che le uve finora conferite sono sane e con buone gradazioni.

La chiusura dei ristoranti durante il lockdown ha messo in difficoltà molti fornitori, e non solo quelli del vino. Com’è andata per voi, rispettivamente tra i vostri associati?

Feliciano Gialdi: Durante la chiusura, il consumo si è spostato dalla ristorazione al domicilio e la vendita ai privati è cresciuta notevolmente. I miei collaboratori sono stati molto attivi e, con lo shop-online, abbiamo fidelizzato il consumatore. Ovviamente, tutto è andato a scapito dei nostri distributori.

Claudio Tamborini: Anche nella nostra azienda siamo cresciuti bene nei canali della grande distribuzione. Tre anni or sono, sebbene io fossi un po’ contrario, i miei collaboratori hanno investito tempo ed energie per sviluppare un e-commerce e quest’anno mi devo ricredere: in questo periodo, il fatturato delle vendite online ci ha aiutati a sopperire alla riduzione delle vendite dei vini nella gastronomia.

«Un prodotto da spingere di più è il Merlot rosato»

Claudio Tamborini

Andrea Ferrari: Tra gli associati si parla dei piccoli produttori: sono pochi quelli che lavorano con la grande distribuzione e sono referenziati solo localmente. Chi in questo periodo ha puntato sulle vendite online, è cresciuto notevolmente. È chiaro che tra i nostri associati ce ne sono alcuni attivi e altri meno. In questi anni, chi non ha voluto o saputo attrezzarsi e adeguarsi alle nuove tecnologie è rimasto fermo: come a dire, se non comunichi, non vendi.

Se doveste motivare un consumatore ad acquistare i vini ticinesi, che cosa gli direste?

Claudio Tamborini: Per prima cosa cercherei di spiegare l’importanza del nostro terroir sul vitigno Merlot. Clima, suolo e uomo ci permettono di ottenere prodotti di alta qualità. Da un unico vitigno riusciamo a produrre vini molto diversi tra loro: sicuramente ognuno può trovare quello che più gli aggrada. E per coloro che mettono l’accento sui prodotti a “km zero”, ricordo che scegliendo i nostri vini diminuisce l’impatto sui trasporti.

Rudy Studer: Come viticoltore spiegherei l’importanza dei vigneti nel contesto paesaggistico. Il mantenimento dei vigneti di collina porta a un plusvalore per il turismo e indirettamente anche per il settore alberghiero e la ristorazione. Non da ultimo, va rammentato che un terreno coltivato frena l’avanzamento dei boschi e combatte l’erosione dei terreni, soprattutto con l’aumento delle piogge torrenziali dovute ai cambiamenti climatici.

Feliciano Gialdi: Non dimentichiamo poi che i nostri vini, paragonati con quelli d’importazione, non sono cari se confrontati con il costo della vita dei paesi dai quali provengono. Ricordiamo infatti che noi paghiamo l’uva 4 franchi al kg contro i 30-40 centesimi di euro di alcune zone europee.

«Tra gli associati si parla poco dei piccoli produttori»

Andrea Ferrari

Sempre più, nel mondo dell’agroalimentare si parla di vini naturali o bio. In Ticino è possibile aumentare la produzione di questo tipo di vini?

Rudy Studer: Coltivare biologico deve essere una filosofia, anche perché è facile perdere gran parte del raccolto.

Feliciano Gialdi: Alla nostra latitudine, con precipitazioni annuali molto importanti, non è semplice produrre uve certificate biologiche. I vitigni tradizionali, quali il Merlot, il Cabernet e tutti i vitigni che originano grandi vini sono molto sensibili alle malattie crittogamiche. Per alcuni anni, noi abbiamo prodotto un bianco proveniente da uve biologiche venduto da Coop. Abbiamo dovuto arrenderci perché chi forniva queste uve non ce le ha più vendute ed è stato impossibile reperirne altre coltivate biologicamente.

Andrea Ferrari: Alcuni nostri associati utilizzano esclusivamente prodotti di contatto nella seconda parte dell’anno, quando le condizioni climatiche sono maggiormente favorevoli. Altri hanno piantato vitigni interspecifici, resistenti alle malattie fungicide. Ma per il momento si tratta ancora di quantitativi limitati. Va pur detto che se questi vitigni non vengono spiegati al consumatore e il motivo della loro coltivazione, la vendita non è facile.

«Gli svizzeri tedeschi consumano di più i loro vini locali»

Feliciano Gialdi

Gianni Moresi: Inoltre, con una struttura viticola come quella ticinese, per i produttori semi-professionisti non sarà facile convertirsi al biologico, soprattutto perché il coltivatore che sceglie questa strada deve potere essere nel vigneto tutti i giorni.

Il mercato dei vini è molto difficile e complesso: quali sono secondo voi le priorità per i vini ticinesi?

Gianni Moresi: Oggi abbiamo uno squilibrio tra produzione e vendita. Dobbiamo impegnarci tutti per fare in fare in modo di ritrovare il giusto equilibrio tra questi due fattori. Il prezzo delle uve deve tornare di nuovo allettante per il viticoltore, in modo che possa continuare a produrre uva ricevendo un compenso equo.

Claudio Tamborini: Dobbiamo fare attenzione a non diminuire la produzione, ma incrementare le vendite anche per permettere alle cantine di poter continuare a vivere. Nella ristorazione locale oggi siamo ben presenti. Gli sforzi fatti alla fine degli anni Settanta per far comprendere la differenza tra il nostro Merlot e quello del Veneto o del Piave hanno dato i loro frutti. Oggi, la concorrenza è più forte oltre Gottardo e lì dovremo investire per migliorare la comunicazione. In un ristorante di Zurigo se si sfoglia la carta dei vini al bicchiere, che sono quelli grazie ai quali si fanno i volumi, i vini svizzeri sono poco presenti, al massimo si incontra qualche vallesano. Per il resto sono vini spagnoli, portoghesi e italiani.

«C'è uno squilibrio fra produzione e vendita»

Gianni Moresi

Feliciano Gialdi: Abbiamo notato che alcuni distributori, anche a causa della trasparenza di prezzi su internet, sono meno propensi a promuovere i vini svizzeri nel loro assortimento. Preferiscono importare in esclusiva vini prodotti da aziende estere, la cui reperibilità da parte del consumatore resta più difficoltosa. A ciò aggiungo che anche lo svizzero tedesco consuma prodotti a “km zero”: di conseguenza sulle carte dei ristoranti lo spazio per i vini ticinesi, in parte, è stato occupato dai loro vini locali di Zurigo, Sciaffusa e Turgovia.

Secondo le statistiche, negli ultimi anni c’è stato un aumento importante del consumo di vino bianco: il 22-25 % di Merlot è vinificato in bianco. Nel 2019 infatti, le vendite di bianco ticinese sono incrementate del 7-8%. Abbiamo ancora margine di crescita?

Andrea Ferrari: Quest’anno ci sarà una forte produzione di vini bianchi anche perché l’anno scorso la produzione di uve bianche è stata piccola, la pianta si è riposata, la fioritura è passata bene.

Feliciano Gialdi: La vendita dei vini bianchi, soprattutto di Merlot vinificato in bianco, ha dei limiti produttivi anche perché non abbiamo un potenziale di crescita qualitativa come quella raggiunta con i vini rossi.

Claudio Tamborini: Le vendite di Merlot sono cresciute di due cifre percentuali come volume. Un prodotto da sfruttare è il Merlot rosato. Tutti concordano che questa tipologia di vino sta tornando di moda e varrebbe la pena, a inizio stagione, sostenerla con delle attività promozionali.

Quali le prospettive per il futuro?

Rudy Studer: A livello viticolo, è evidente che si andrà verso un maggiore professionismo. I viticoltori semi-professionisti diminuisco di anno in anno, soprattutto quelli che coltivano le piccole superfici. Da un lato puramente professionale è un bene, ma da quello culturale è un male perché spariscono i vigneti di famiglia. Le piccole superfici spariranno vuoi per il cambio generazionale, vuoi perché inserite in zona edificabile.

N. d. A. A livello commerciale invece, tutti concordano che ci sono regioni dove bisogna investire nella comunicazione. La qualità dei nostri vini è ormai un dato acquisito: lo dimostrano anche le oltre 50 medaglie d’oro ottenute al Grand Prix du vin Suisse e al Mondial du Merlot. Si spera di ritornare presto a riportare le persone in cantina per continuare a fidelizzare il consumatore. Infine, ma non da ultimo, si conta molto anche sul progetto “Uniti” (un Ticino Merlot messo in vendita nei ristoranti a un prezzo massimo di 25 franchi), il preludio di una collaborazione sempre più proficua con la ristorazione ticinese.

I vigneti hanno un ruolo fondamentale nel contesto paesaggistico ticinese.