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Il dettaglio che conta

Anche se il sughero è ancora il sistema preferito per tappare le bottiglie di vino rosso da invecchiare, esistono diversi tipi di tappi e alcuni, come quello a vite, sono persino più adatti per determinate tipologie di vino.

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Sedrik Nemeth
11 maggio 2020

Sistemi di chiusura

• Il tappo di sughero. È fatto con la corteccia della quercia da sughero, che ha la capacità di rigenerarsi. «Portogallo e Spagna sono i principali produttori, ma l’albero si trova in tutto il bacino mediterraneo», spiega Hugues Roch, vicedirettore di Chaillot Bouchons, con sede a Saint-Prex (VD). Il tappo di sughero naturale permette il micro-passaggio dell’ossigeno nella bottiglia, che è benefico per la struttura di un vino rosso durante l’invecchiamento. Lo svantaggio è che può trasmettere il temuto “gusto di tappo”. 

• Il tappo di sughero agglomerato, a base di granuli di sughero. «La sua grande qualità? Permette di evitare il gusto di tappo, perché è trattato per eliminare le molecole indesiderate», precisa Hugues Roch.

• Il tappo a vite, in alluminio. È stato sviluppato per la prima volta in Borgogna negli anni Sessanta e seduce il mercato vitivinicolo svizzero – soprattutto per i vini bianchi – dalla seconda metà degli anni Settanta. Il tappo non permette il passaggio di ossigeno nella bottiglia ed esclude il sapore di tappo. «Tecnicamente, non
c’è nulla di meglio per un vino da bere giovane. E questo sistema permette di creare un ambiente favorevole allo sviluppo di nuovi aromi durante l’invecchiamento di alcuni Chasselas», osserva Antoine Boilley, enologo della scuola specializzata superiore di Changins.

• Il tappo di vetro, dotato di una guarnizione. Come il tappo a vite, è impermeabile all’ossigeno ed esclude il sapore di tappo. In Svizzera è poco utilizzato.

• Il tappo sintetico. Ne esistono di ogni sorta e qualità, alcuni imitano perfettamente l’aspetto e il rumore del tappo di sughero. Non ha gusto di tappo ed è economico. «Ma i viticoltori hanno dimostrato preoccupazione per l’invecchiamento precoce di alcuni vini. L’effetto non è lo stesso del sughero a lungo termine», osserva Julie Roeslé-Fuchs, enologa e responsabile della cantina didattica di Changins.

Fiducia all’enologo

Non ci sono tappi sbagliati secondo i ricercatori di Changins. Qualsiasi tipo di tappo è pertinente per un dato vino, se la scelta è giustificata. «Il consumatore dovrebbe avere fiducia nell’enologo, che sceglie il sistema più adatto per quel suo vino e per la sua durata», osserva Julie Roeslé-Fuchs.

Se sa di tappo: non c’è nulla da fare

Se avete dei dubbi sul sentore di tappo, non esitate a chiedere a chi vi ha servito il vino. «Non c’è rimedio al gusto di tappo», ricorda Antoine Boilley. Ci sarebbero dei modi per verificare se un tappo è interessato dalla molecola responsabile, ma è molto costoso. «Ci sono poche molecole rilevabili a una soglia così bassa. Per avere un’idea, basterebbero poche gocce in una piscina per dare all’acqua il sapore di tappo», informa l’enologo.

Trucchi per stappare senza strappi

Hugues Roch consiglia: «Assicuratevi di inserire il cavatappi in profondità nel sughero e, se il cavatappi ha due tacche, estraete il tappo in due fasi». Se si è rotto, passate il vino attraverso il colino in una caraffa. Un tappo di sughero è più fragile nei vecchi vini, perché la sua durata di vita è di circa 15 anni. Alcune grandi cantine rimettono in sesto loro vini sostituendo i tappi di sughero usati con altri nuovi.  

Il futuro dei tappi

Il consumatore decide contenuto, contenitore e tappo, secondo Hugues Roch:
«Il mercato è in continua evoluzione. Adesso ci sono in commercio anche vini in lattina, ma penso che i grandi vini saranno sempre tappati con il classico sughero naturale». ○