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MANGIARE E BERE
IL PESCE

Risorse del mare

Nei giorni «di magro», come il Venerdì Santo, i pesci sono simbolo di tradizione e religione. Nell’intervista che segue al biologo marino Silvestro Greco, invece, sono portavoce dell’ecosistema marino e delle sue fragilità.

FOTO
ALAIN INTRAINA, ADAMO CITRARO, MAD
22 marzo 2021
Lo sgombro (dai riflessi argentati) e la triglia (sfumata d'arancio) sono disponibili su ordinazione in pescheria da Coop.

Lo sgombro (dai riflessi argentati) e la triglia (sfumata d'arancio) sono disponibili su ordinazione in pescheria da Coop.

Professor Greco, come stanno i pesci del mare?

I mari non stanno bene e di conseguenza neppure i pesci. Ciò che succede sulla terra si ripercuote sulla salute delle acque: la gestione insufficiente della depurazione delle acque delle città e dei fiumi intacca la salute degli oceani e degli esseri viventi che lo abitano. Bisogna capire che il mare non è un contenitore, ma un ecosistema vivente.

L'ESPERTO

Sostenibilità ambientale marina

Silvestro Greco, biologo marino, è direttore della Stazione Zoologica A. Dohrn a Roma e in Calabria, dove si svolgono ricerche nel campo della biologia ed ecologia marina, professore presso l’Università di Scienze Gastronomiche di “Sostenibilità ambientale e controllo delle produzioni agroalimentari”. Tra le varie funzioni, è anche membro della Commissione Scientifica Nazionale per l’Antartide e membro del Consiglio Scientifico di WWF Italia. È autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche e di diversi libri, come «Guarda che mare» (2007), «Pesce» (2015) e «La plastica nel piatto» (2020) pubblicati da Slow Food Editore, e «Un’onda di plastica» (2018 - casa editrice manifestolibri).

Quali sono le principali minacce per gli oceani?

Ci sono contaminanti persistenti terribili, come i metalli pesanti, ai quali si è aggiunto l’incubo delle plastiche, non solo “macro”, ma anche “micro” e “nano”. Buona parte delle micro-plastiche deriva dal lavaggio dei tessuti, si tratta di polietilene e propilene (p.es. da indumenti in pile), rifiuti urbani che attraverso i fiume raggiungono il mare. Si tende a pensare che i rifiuti finiscano nel mare a causa, ad esempio, dei pescherecci. Ma la loro parte è davvero marginale.

Quale percentuale rappresentano le nano e microplastiche?

95-97%. Molti si scandalizzano per le famose «isole di plastica», una delle quali è grande quanto la Francia, ma nessuno spiega che la plastica galleggiante rappresenta solo il 3-5% del totale. Dagli anni ’50-’60 del Novecento ogni anno finiscono in mare dalle 8 alle 16 tonnellate di materiale plastico. E con la pandemia la plastica «usa e getta» è aumentata.

Mangiando pesce ingeriamo quindi i nostri rifiuti?

I pesci di grossa taglia, che si nutrono di altri pesci, hanno un alto bio-accumulo di contaminanti. Il pesce a ciclo vitale breve, invece, è poco contaminato. Sui banchi della grande distribuzione si trovano esemplari “a norma”, cioè di grandezza corretta e controllati. Ciò significa che il pesce è più sostenibile, poiché al momento della cattura si è riprodotto almeno una volta. Di queste specie, dette «rinnovabili», fanno parte triglia, nasello, scorfano, mormora. Un altro punto a favore di queste specie è il prezzo, sono considerati poveri – per il quantitativo di lische, ad esempio – e costano meno. In realtà non esistono pesci poveri: sono tutti straordinari per il loro contenuto nutrizionale.

«I pesci sono straordinari per il loro valore nutrizionale»

Silvestro Greco, biologo marino

Alternative al pesce?

I molluschi bivalvi sono una soluzione eccellente, un alimento sostenibile e sano. Solo nel Mediterraneo se ne trovano una decina di specie e l’acquacoltura di molluschi, generalmente, non intacca la sopravvivenza di altre specie marine. Visto il ciclo vitale breve, non hanno il tempo di accumulare molti contaminanti e alcuni, come le cozze, sono in grado di individuare le plastiche e le espellono. A livello di nutrimento offrono la giusta quantità di proteine e minerali, contengono persino più zinco del pesce.

La salute delle specie marine dipende principalmente dal comportamento di chi abita lontano dalle coste.

C’è altro che possiamo fare per migliorare la salute dei mari e dei pesci?

Bisognerebbe impedire che i contaminanti finiscano nei mari. La tecnologia non può prevenire tutti i danni che facciamo, perciò l’unica cosa da fare è minimizzare l’impatto e gestire meglio i fiumi.


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