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Un porridge coi fiocchi

Da colazione, che tiene lontana la fame, a pranzo da asporto: la zuppa d’avena piace sempre di più. Incontra anche i gusti di Alice, perché può essere adattata a proprio piacere.

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ALAIN INTRAINA
01 marzo 2021
Alice Casella: fiorista di mestiere,  cuoca per passione e amante dei social  (da seguire su: #unpizzicodialice).  Per lei il porridge non è da gustare unicamente dolce e a colazione.

Alice Casella: fiorista di mestiere, cuoca per passione e amante dei social (da seguire su: #unpizzicodialice). Per lei il porridge non è da gustare unicamente dolce e a colazione.

Il porridge che a noi, europei continentali, ancora vent’anni fa faceva arricciare il naso, oggi è molto diffuso, e non solo a colazione. La “zuppa d’avena”, così sana ed energetica, con frutta fresca, semi di chia o un topping di granella di nocciole è un cibo molto social-fotografato. Tra gli estimatori anche la 24enne Alice, presente su instagram con #unpizzicodialice. «Mi piace perché la base è sempre la stessa e poi aggiungo altri ingredienti a seconda dei gusti». E questi sono particolari, perché lei sin da piccola non tollera i dolci, come pure le carote cotte o il pollo in salsa agrodolce.

Alice Casella: fiorista di mestiere, cuoca per passione e amante dei social (da seguire su: #unpizzicodialice). Per lei il porridge non è da gustare unicamente dolce e a colazione.

I mondiali negli Highland scozzesi

Le origini del porridge si trovano in Scozia, paese lambito da mari e laghi, incantevole e ventoso. Una ricetta del 1797 stabilisce il modo di prepararlo: un litro di acqua, mezzo chilo di cruschello di avena e un pizzico di sale, cotti insieme sul fuoco per tre minuti, erano sufficiente per sfamare due braccianti. Un po’ come per noi “polenta e latte”: un pasto che costava poco e nutriva bene.

Tra gli scozzesi, la tradizione del porridge è ancora viva e amata, tanto che, a Carrbridge negli Highland, da oltre un quarto di secolo si tiene un concorso internazionale. Il vincitore riceve il “golden spurtle”, l’apposito mestolo di legno per girare la “pappa” d’avena, un curioso utensile che assomiglia al testimone della staffetta di atletica.

Dalla Scozia a Locarno, dove vive Alice Casella, fiorista di mestiere, cuoca per passione, amante dei social. Oatmeal (il termine per porridge in americano), overnight oats (i fiocchi di avena messi in ammollo in latte e yogurt per una notte) o proats (da “protein” e “oats, avena, ovvero il porridge integrato con proteine come quark o cottage cheese al posto dello yogurt) sono familiari. «L’aggettivo che abbino al porridge? Gentile!» dice Alice. «E poi mi piace anche perché è comodo da trasportare per la pausa pranzo, lo si può preparare il giorno prima e poi riscaldare, aggiungendo solo un po’ di acqua o latte; è gustoso, cremoso, nutriente e fa bene». Tutto questo, partendo da un po’ di avena e acqua…

Alice mette a mollo in 220 ml di acqua 140 grammi di fiocchi fini la sera (in commercio si trovano diverse grossezze, come pure il cruschello di avena, vedi box a fine testo). La mattina fa sobbollire il cereale gonfiato in 220 ml di latte e durante la cottura, di circa 5 minuti, aggiunge un po’ di sale marino, mescolando regolarmente con un mestolo di legno.

I post su #unpizzicodialice

Mentre si mette ai fornelli, Alice racconta della sua attività social, che le permette di staccare dal tran-tran quotidiano e la fa stare bene. Tutto è nato durante il primo lockdown, quando la fiorista ha avuto il tempo per mettere a punto un’idea alla quale ci pensava già da un po’: i piatti, sia dolci sia salati, postati su #unpizzicodialice non vogliono essere solo belli ma anche buoni. «Tanti trucchi in cucina li devo a mia mamma, ma soprattutto a mia nonna. E con questo profilo social, voglio anche ringraziarle per la passione che mi hanno trasmesso. La prima a ricevere la foto è di solito mia nonna Verena. Penso che ne sia fiera, e io l’ammiro perché con i suoi 83 anni è tecnologica: le vacanze, ad esempio, le prenota online. Mentre il primo ad as- saggiare e criticare le mie proposte è il mio ragazzo, visto che io sono intollerante a certi gusti». Già, veniamo a questo aspetto particolare, che ha impedito ad Alice di seguire una formazione di cuoca. «Il profumo dei dolci mi piace, ma il cibo una volta in bocca mi si rivolta! E sin da piccola, per disperazione di mia mamma che preparava le pappette di verdura e frutta in casa, perché non sopporto neanche il finocchio cotto. Finché aveva capito di darmi solo cose salate, come il prosciutto cotto al posto della mela». Niente torte di compleanno, allora? «Certo che sì, mia mamma s’ingegnava: foresta nera per gli amici, pizza bianca – non sopporto nemmeno il sugo di pomodoro – con prosciutto e candeline per me!» risponde Alice con gratitudine. Per questo il suo porridge si presenta in versione salata, accompagnato da un uovo al tegame, qualche spicchio di avocado, noci misti e un cucchiaino di semi di chia.

In commercio si trovano diverse grossezze di fiocchi di avena, a seconda dei gusti o delle ricette, come pure il cruschello di avena (a destra), con leggermente meno calorie, ma sempre ricco di fibre.