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Attraversare le epoche

Camminare nel territorio e fare un viaggio nel tempo. È quando vi proponiamo in queste pagine con alcuni suggestivi sentieri storici, percorribili in un paio d’ore.

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SANDRO MAHLER
07 settembre 2020

Sentieri storici

Guida di 35 escursioni

Storie e gite per tutti i gusti

La guida della collezione “Destinazione Patrimonio”, edita da Patrimonio svizzero, propone 35 escursioni su vie di comunicazione storiche in tutto il Paese. Il volume, pubblicato in versione bilingue francese-tedesco, è in vendita a 28 franchi.

www.patrimoinesuisse.ch

L’”apparato circolatorio” pedestre svizzero, segnalato da 50mila iconici pannelli gialli, è costituito da oltre 65mila chilometri di sentieri. E di questi, 3.750 km sono di importanza storica. «Pochi sanno che la Confederazione ha inventoriato tutti i sentieri e le vie storiche» sottolinea Patrick Schoeck, segretario generale aggiunto di Patrimonio svizzero, che nel 2018 ha pubblicato la guida “Sentieri storici”. Infatti, anche se l’escursionismo non è una prerogativa elvetica, pochi Paesi prestano tanta attenzione a queste vie come il nostro.

«In virtù dell’articolo 5 della legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio, il Consiglio federale stabilisce, dopo aver consultato i Cantoni, l’inventario degli oggetti di importanza nazionale – precisa Benno Schmid, capo dell’informazione all’Ufficio federale delle strade –. L’inventario delle vie di comunicazione storiche della Svizzera recensisce i sentieri di importanza nazionale e di valenza storica eccezionale, il cui tracciato originario è ancora visibile. La progettazione e la realizzazione di strade e sentieri sono indicative della società che li ha istituiti. Anche i nostri discendenti, analizzando le nostre costruzioni stradali e il modo in cui le abbiamo utilizzate, potranno trarre conclusioni culturali e antropologiche sulla nostra società».

E così una passeggiata diventa spunto di riflessione sull’evoluzione della mobilità e sulla storia in senso lato. «È incoraggiante sapere che i nostri itinerari aiutano le persone a leggere i paesaggi e i sentieri. Dopo tutto, escursione significa anche muoversi in un paesaggio culturale che conserva e racconta numerosi secoli di storia. E molti libri di escursioni trascurano questo aspetto». Noi di Cooperazione abbiamo colto l’invito.


La via delle Vose

Dopo una breve corsa in bus da Locarno su per le sinuose strade della Val Onsernone, scendiamo alla fermata Loco Chiesa, accolti da una natura rigogliosa. Un fico d’India sul muro di pietra del giardino di un’imponente casa, lo svolazzare di diversi tipi di farfalle dai colori sgargianti: sembra di trovarsi in un giardino botanico. Sulla stretta strada che attraversa il paese si affacciano i suoi principali punti di interesse: il Museo onsernonese, il mulino, e il Caffè della posta, il cuore del paesino, ben animato all’ora di pranzo. Il sentiero parte al limitare del paese. Nel 1771 grazie all’incremento dell’economia alpestre e alla lavorazione della paglia, gli abitanti della val Onsernone costruirono una mulattiera. E, fino al 1852, quando venne terminata la prima carreggiabile da Cavigliano a Russo, questa era il collegamento più comodo tra la valle e Intragna.

La mulattiera è tenuta molto bene, presenta scorci aperti su paesaggi incantevoli e anche piacevoli tratti ombreggiati nel bosco.

 

In una scenografia dominata da imponenti vette e monti coperti da una fitta vegetazione, ci lasciamo alle spalle Loco con i suoi antichi terrazzamenti per la coltivazione della vigna e della segale e ci addentriamo nel bosco. Dopo pochi minuti ecco la prima della decina di cappelle che costeggiano il cammino fino a Intragna. Un tempo sosta di preghiera, ma anche di rifugio in caso di maltempo, fa una certa impressione pensare che secoli fa donne con gerle cariche calpestassero queste stesse pietre e magari sostassero proprio qui, il tempo di riprendere il fiato. La via procede in discesa all’ombra dei castagni, fino al ponte che attraversa l’Isorno dove alcuni bagnanti si godono delle magnifiche pozze dalle acque cristalline. Filtra una luce quasi autunnale, le foglie si stanno colorando già di giallo. Il cammino riprende in leggera salita portandoci in un bel paesaggio ricoperto da un soffice tappeto di muschio, prima di sfociare in grandi prati pianeggianti con una vista sul lago Maggiore. Dopo circa due ore di cammino, oltre l’incantevole villaggio di Pila, arriviamo ad Intragna, in cui troneggia il campanile più alto del Ticino e dalla cui chiesa risuonano le note dell’organo per la messa di questo sabato dell’Assunzione. Il percorso non è solo affascinante per la cornice naturale in cui è inserito, ma anche perché è un museo a cielo aperto: la storia dell’emigrazione si legge in tutto il paesaggio, e se da un lato testimonia la grande povertà di gente costretta a partire, racconta anche della ricchezza di chi fece fortuna all’estero: veri e propri palazzi seicenteschi e settecenteschi, e anche grandi case contadine ottocentesche sono qui a raccontarci questa storia. E con tutte queste impressioni in testa, ci concediamo una gazzosa in piazza, prima di prendere la Centovallina per Locarno, per una breve corsa nello spazio e nel tempo, in un passato a molti ancora famigliare, quando nei treni si potevano ancora aprire i finestrini.


Nel cuore storico della Svizzera

Quando pensiamo alla navigazione sul Lago dei Quattro Cantoni, ci vengono in mente i bei battelli delle crociere turistiche. Che invece i battelli fossero l’unico mezzo con cui gli urani potessero trasportare le merci da Brunnen all’altipiano, è un pensiero meno spontaneo, abituati come siamo al traffico stradale e ferroviario che attraversa il cantone. Nel 1799 questo ebbe anche un risvolto storico fatale per il generale Suvorov, impossibilitato a raggiungere il resto delle truppe russe alle porte di Zurigo perché i francesi avevano sequestrato tutte le barche a Flüelen. Forse la storia avrebbe seguito un altro corso, se la strada, costruita nel 1865, fosse già esistita. È quanto rimuginiamo percorrendo questa via, avendo quasi per assurdo una miriade di mezzi per farlo, come notiamo dal sentiero pedestre che a volte sfiora la ferrovia, altre la strada.

Il sentiero è quasi tutto in salita, nel primo tratto si attraversano pascoli e in vetta si ha una vista imprendibile sul Lemano.

 

La gita inizia a Flüelen con il suo piacevole lungolago e la spiaggia animata da numerosi bagnanti. La passeggiata si svolge in un tragitto ombreggiato, a tratti nel bosco (e, per un breve tratto, all’interno di una galleria stradale a causa di una frana che interrompe temporaneamente il percorso). Il sentiero, incastonato tra l’incantevole lago e la ripida roccia è un perfetto connubio tra natura e opera dell’uomo. Camminare qui è come attraversare un paesaggio costruito da un appassionato ferromodellista. Non per niente è reputato tra i più scenografici della Svizzera. Al tempo stesso fa riflettere sulla fragilità di queste opere: non sono rare le frane che costringono la chiusura dalla strada. A metà del percorso troviamo l’unico monumento della nostra passeggiata, la cappella di Guglielmo Tell del 1883, per molti legata a ricordi di gite scolastiche. L’escursione si conclude in bellezza a Sisikon, nel giardino del ristorante Eden, un nome raramente così azzeccato.


Sulle orme dei casari friburghesi

Già solo il tragitto verso il punto di partenza dell’escursione, Les Cases, è un’esperienza: da Bulle si attraversa l’incantevole paesaggio della Gruyère in un piccolo treno, fino a Montbovon, per poi prendere il mitico Golden Pass fino a Les Cases. Qui inizia l’ascesa a piedi negli alpeggi in cui risuonano i campanacci delle mucche. I formaggi della regione, tra cui il Gruyère, sono noti in tutto il mondo, ed erano già conosciuti nel Cinquecento, quando venivano esportati in Francia e in Italia. I casari, per trasportare le forme fino a Vevey e Montreux, percorrevano lo stesso sentiero serpeggiante che affrontiamo noi oggi. A vista d’occhio nessun paesino, nessuna casa: dolci pendii verdeggianti e maestose cime. Sembra di muoversi in un dipinto naïf che raffigura la Poya, la tradizionale salita all’alpe.

Già ai primi del Novecento avevano colto il potenziale turistico di questa strada sul lago. A tutt’oggi la via presenta scorci incantevoli.

 

Verso metà strada per il passo di Jaman ci si imbatte in un primo casaro che vende formaggini freschi, mentre in quota troviamo un secondo piccolo caseificio, purtroppo chiuso all’ora di pranzo. Il cammino è tutto in salita, ma su un sentiero molto curato, e la fatica viene ripagata da una sosta alla Buvette de Jaman, gestita da una simpatica bretone. La gita prosegue sul trenino a cremagliera, inaugurato nel 1892, fino al Rochers-de-Naye da cui la vista è mozzafiato: da un lato il lago Lemano, dall’altro le alpi e le colline friburghesi. Non stupisce il grande successo turistico che la regione iniziò a riscuotere nell’Ottocento, con il nascere delle ferrovie di montagna e degli hotel di lusso nella Riviera vodese. Anche oggi, nonostante ci siano meno turisti dall’estero, non è raro sentire lingue straniere e incontrare viaggiatori, che, invece di indossare scarponi, salgono in vetta con il trenino in abiti eleganti, vagheggiando i viaggi della Belle Époque, altri addirittura in infradito, per godersi comodamente il panorama su una terrazza soleggiata.


Viaggiare in treno a prezzi speciali

Dato che numerosi dei tragitti proposti iniziano e finiscono in punti diversi, può essere pratico muoversi con i mezzi pubblici. Dal 17 agosto al 13 settembre 2020 nei maggiori punti di vendita Coop, da Coop City, Interdiscount e online su coop.ch, è disponibile la carta giornaliera speciale per i trasporti pubblici al prezzo di 49 franchi. Questa offre l’accesso illimitato in 2ª classe per un giorno su tutte le tratte delle FFS, sulla maggior parte delle ferrovie private, su autopostali e battelli e sulle reti di trasporto pubblico di molte città svizzere. La carta giornaliera speciale è valida fino all’11 ottobre 2020.

Per maggiori info: www.coop.ch/cartagiornaliera