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Così i videogame diventano e-sport

Presto potrebbero avere un posto alle Olimpiadi. Intanto, nel mondo, fior di sponsor investono milioni di dollari nelle più svariate competizioni. E anche nella Svizzera italiana ci si sta muovendo. Ecco cosa accade presso la sede di Ticino Gaming, a Bellinzona.

FOTO
Sandro Mahler, Esl/Helena Kristiansson, MAD
13 gennaio 2020

Momento della finale 2019 a Odense della E-Sports League (Esl): grande tensione tra i partecipanti e nel foltissimo pubblico.

«Quando ho messo per la prima volta piede qui, mi hanno detto che la scuola doveva avere la priorità su tutto». Aaron Bertuca, 18 anni, ne ha fatto il suo “credo”. Vicepresidente dell’associazione Ticino Gaming, nata ad aprile 2019, ci apre le porte del suo regno, presso l’officina informatica di Bellinzona. Una sala stile underground, con una quindicina di postazioni. Qui si praticano gli e-sport, gli sport elettronici. Uno spazio voluto dal 27enne Emanuele Goglio, responsabile dell’officina. «Ero stufo di sentire dire che i ragazzi che amano i videogiochi sono poco di buono – spiega –. E non volevo nemmeno che rimanessero isolati nelle loro camere, a casa».

Un business milionario

IL PROFESSIONISTA

Il calcio virtuale

Luca Boller, (25), si guadagna la vita con il Basilea calcio.

«Guadagno come un impiegato di banca»

Seppur lentamente, il professionismo si fa strada anche in Svizzera. Ad esempio, dal 2017, il Basilea calcio ha 4 giocatori professionisti di “Fifa”. Tra questi c’è Luca Boller, 25 anni. La sua vita è come quella di uno sportivo classico. «Mi sveglio tra le otto e le nove del mattino, vado in palestra e faccio circa tre sessioni di gioco al giorno, che possono durare fino a 2 ore. Aiuto anche il team nella produzione di contenuti per il nostro canale Youtube». Luca è stato 3 volte campione svizzero e per 3 volte è entrato nella top 16 della Bundesliga virtuale. Il suo salario? Deriva da sponsor e premi. «Il mio stipendio è quasi lo stesso di quando ero impiegato in banca». Per il futuro, Luca ha già qualche idea. «Ho fatto una formazione di marketing. Potrei immaginarmi di lavorare in questo ambito, sempre a contatto con gli e-sport».

Quali sono gli e-sport più amati e commercialmente redditizi? Secondo il sito esportsearning.com, al primo posto della graduatoria del 2019 trionfa “Fortnite”, con premi complessivi che superano i 64 milioni di dollari. Seguono “Dota 2” (44 milioni in premi) e “Counter-Strike: Global Offensive” (quasi 16 milioni). Medaglia di legno per “Overwatch”. Quinto posto per “League of Legends”. Solo decimo “Rainbow Six Siege”. Mentre il calcistico “Fifa 19” si deve accontentare di un quattordi- cesimo posto.

Quello degli e-sport è un business milionario, in continua crescita. Presto, secondo le stime degli esperti, dovrebbe generare un introito di un miliardo e mezzo di dollari annui.

È lo sport di chi sta davanti ai videogiochi e sul quale fior di sponsor stanno investendo cifre da paura. Ed è anche lo sport che qualche mese fa ha fatto vincere a un 16enne americano, Kyle “Bugha” Giersdorf, una cifra pari a tre milioni di dollari. È accaduto all’Arthur Ashe Stadium di New York, lo stesso in cui solitamente si svolgono gli open di tennis, teatro del primo torneo mondiale di Fortnite, con tanto di spalti gremiti. Come se si trattasse di vero sport. «Ma, di fatto, è giusto che sia così – sostiene Qemal Ibraimi, 22enne del Luganese che si sta battendo per affiliare Ticino Gaming alla Electronic Sports League. – Ci sono realtà professionistiche che si stanno pian piano facendo strada anche in Svizzera. Alcuni atleti vivono addirittura nella cosiddetta “casa gaming”: lì le persone si allenano, c’è un coach. In alcuni contesti c’è addirittura lo psicologo. Fisicamente ci si muove poco, è vero, ma si muove molto il cervello. Come accade, ad esempio, negli scacchi o nel biliardo. Si sta lavorando, a livello internazionale, per ammettere gli e-sport alle Olimpiadi, ma anche per farli accettare come fenomeno culturale». Una tesi che non convince Valdo Pezzoli, primario di pediatria dell’età evolutiva dell’Istituto pediatrico della Svizzera italiana (Eoc). «Dal punto di vista medico. l’e-sport è un’attività competitiva senza sforzo fisico. Non tutti accettano di definirlo un vero sport. Presenta molte caratteristiche dello sport convenzionale, certo, quali la disciplina, le tecniche di allenamento, la ricerca di strategie. Ma la pratica degli e-sport comporta anche vari rischi: mancanza di movimento fisico, sedentarietà, affaticamento degli occhi, insonnia, ansia da prestazione. Preoccupa il contenuto subdolamente violento di alcuni giochi. La socializzazione tra chi pratica l’e-sport, inoltre, è quella di chi si muove in un mondo virtuale. Molto diversa da quella dei campi da calcio, delle palestre o delle piste da atletica». Qemal, dal canto suo, disputa gare internazionali di “Rainbow Six Siege”, videogioco sparatutto che sta ottenendo un successo planetario. «Sono molto conosciuto in Italia, perché il mio team è italiano. A un certo punto, nella mia disciplina, ero 30° a livello europeo, su milioni di partecipanti. Io ho il mio normalissimo lavoro, l’e-sport per me è un hobby, mi pagano con gadget o con materiale informatico. Però ho affrontato rivali che vivono di questo».

Aaron Bertuca (in primo piano), completamente assorbito in un'attività di e-sport.

Contro la sedentarietà

Nella Svizzera italiana, per ora, c’è solo Ticino Gaming a tirare il carro. Anche se poi si scopre che il neonato movimento ha oltre 350 membri iscritti, con una pagina Instagram seguita da 1.600 follower. E con tornei di ogni genere organizzati con regolarità. Non solo. «Qui ci sono regole ben precise – spiega Aaron –. Tu puoi giocare, ma ogni due ore suona la campanella e devi uscire a farti una pausa all’aria aperta. Non siamo degli asociali. Abbiamo la nostra vita normalissima al di fuori di qui. E dalle competizioni sono bandite parolacce e bestemmie». «Dobbiamo spesso lottare contro i pregiudizi – ammette Emanuele –. Me ne accorgo quando vado in giro a cercare sponsor per sostenere le manifestazioni che facciamo. In tanti ci dicono di no perché pensano che incentiviamo sedentarietà e isolamento. Mi piacerebbe che la gente venisse a vedere l’ambiente fantastico che si è creato a Bellinzona. Abbiamo anche un rapporto di fiducia reciproca coi genitori dei ragazzi. Sanno che qui stanno in un ambiente sano. Purtroppo, alcuni prendono quanto accade, ad esempio in Asia, come parametro di confronto. Lì c’è tanta esasperazione».

«Ogni due ore devi uscire a fare una pausa all’aperto»

Aaron Bertuca (18 anni)

Tra i più attivi c’è Aaron, bellinzonese, vicepresidente di Ticino Gaming. E che guida anche una squadra di “Rainbow Six Siege”. «Gioco violento? No. Solo finzione. Si gioca in 5 contro 5, online. Funziona come in una squadra di qualsiasi altro sport. Frequentare questo posto mi ha aiutato ad avere una visione diversa del mondo dei videogame. Prima me ne stavo ore e ore chiuso in casa a giocare, da solo. Pur essendo sempre stato un gran chiacchierone, mi mancava l’aspetto della socializzazione».

C?è chi vorrebbe vedere gli e-sport come disciplina olimpica.

Ragazze benvenute

CLASSIFICHE

Gli e-sport più gettonati

Quali sono gli e-sport più amati e commercialmente redditizi? Secondo il sito esportsearning.com, al primo posto della graduatoria del 2019 trionfa “Fortnite”, con premi complessivi che superano i 64 milioni di dollari. Seguono “Dota 2” (44 milioni in premi) e “Counter-Strike: Global Offensive” (quasi 16 milioni). Medaglia di legno per “Overwatch”. Quinto posto per “League of Legends”. Solo decimo “Rainbow Six Siege”. Mentre il calcistico “Fifa 19” si deve accontentare di un quattordicesimo posto.

www.solary.fr

www.sesf.ch

www.esports.ch

www.esportsearnings.com

Quello degli e-sport è un ambiente prevalentemente al maschile. Le ragazze sono rare. «Siamo poche, ma ci siamo – dice Martina Delmenico, 16enne di Melide –. Io sono un’appassionata di “Fortnite”, mi piace la grafica fantasy. C’è parecchia azione, anche se non sono una gran combattente. È da quando ho 6 anni che sono attratta dai videogame, ho ereditato questa passione da mio padre. La presenza di noi ragazze è importante durante le sfide. Il maschio diventa molto più dolce quando ci siamo noi, meno aggressivo nel linguaggio. Anche se devo ammettere che quando gioco sono piuttosto scatenata». «L’e-sport – aggiunge Aaron – è democratico, non si basa sulla forza fisica. Ci sono ragazze molto più forti dei maschi, c’è la parità dei sessi in tutto e per tutto».

In Svizzera l’interesse per gli e-sport cresce sempre più. Swisscom promuove la Hero League, legata alla Electronic Sports League. Postfinance ha sostenuto progetti per cercare talenti. «A Ginevra o Basilea si può parlare quasi già di professionismo – conferma Qemal –. I match live sono seguiti da milioni di persone. Sia in Europa, che in Asia, o negli Usa. C’è chi gioca per puro piacere, ma anche chi col sogno di farlo per mestiere». Ticino Gaming ha tanta voglia di fare parte del Gotha degli e-sport. «Sogniamo il riconoscimento internazionale – dice Aaron –. Potremmo partecipare a competizioni di prestigio, raggiungere un pubblico più ampio e anche ricevere un maggior sostegno».


«I talenti svizzeri fuggono all’estero»

Esiste il professionismo in Svizzera?

È raro. La situazione è differente rispetto ad altri Paesi. Ci sono tanti ottimi giocatori, ma spesso finiscono per andare all’estero, per giocare in squadre di prestigio che si possono permettere di garantire loro uno stipendio.

Qual è lo scopo della vostra Federazione?

Abbiamo circa una sessantina di organizzazioni affiliate. Per ora nessuna dal Ticino. Vogliamo creare le basi per fare in modo che il salto dal livello amatoriale al professionismo sia più facile. E poi vorremmo sensibilizzare l’opinione pubblica. In Svizzera c’è poco professionismo perché, al momento, non ci sono abbastanza sponsor disposti a investire in questa nuova realtà.

Chi sono gli svizzeri emigrati all’estero?

Ce ne sono diversi. Di recente un ragazzo di Friburgo ha strappato un contratto in un team di “Fortnite” francese. Stiamo tenendo d’occhio anche un giocatore di “Hearthstone”, un gioco di carte, di Losanna. La Svizzera è una fucina di talenti. Ma poi, inevitabilmente, partono.

Come è la vita del professionista?

Simile a quella di qualsiasi altro sportivo di alto livello. Vive in centri in cui è seguito da coach specializzati. Il più pagato al mondo al momento è Kuroky, tedesco di origini asiatiche, che in 103 tornei ha guadagnato circa 4,2 milioni di dollari.

Si può considerare sport un’attività in cui praticamente si sta fermi?

La maggioranza dei giocatori professionisti ha anche un coach di fitness ed è obbligata a mantenere un’attività fisica regolare.

Quanto dura la carriera di un professionista?

È breve. Un giocatore di e-sport è al pieno delle sue capacità tra i 16 e i 25 anni. A partire dai 25 anni si tende a perdere i riflessi. E quindi l’atleta si ricicla in una delle molte occupazioni dell’industria dell’e-sport; fa l’allenatore, il commentatore o il manager. Oppure fa altro.