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PRIMAVERA

È tutto un fiorire

La primavera, il risveglio, la trasformazione: parole trite e ritrite. Eppure, ogni germoglio che sboccia dopo la stagione “morta” riesce a stupirci. Un apicoltore, una cuoca, un vivaista e una fiorista parlano di questo senso di meraviglia.

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Viola Barberis, Getty Images
09 marzo 2020

“Se puoi calpestare con il piede sette pratoline in fiore, allora è primavera”, recita un proverbio inglese. Un detto che ha origine molto prima della diffusione dei prati “da golf” di oggi! In queste settimane, nel mio giardino – tutt’altro che british – si possono calpestare facilmente sette margheritine con neanche due passi. C’è un sentiero sul quale le Bellis perennis hanno attecchito nel corso degli anni, coprendo almeno un metro quadrato. In un punto, un seme è stato portato dal vento, da cui si è sviluppata una piccola pianta. Prima passata inosservata, poi piuttosto maltrattata: ci siamo camminati avanti e indietro. Ma la margheritina, senza preoccuparsi troppo, ha continuato a sbocciare regolarmente, anche se non è cresciuta tanto come in un prato, dove può raggiungere i dieci centimetri. No, si è accovacciata al suolo e col tempo ha spinto nuove piccole rosette fiorite da tutti i lati, formando negli anni un robusto tappeto. Si tratta di un’abile strategia di sopravvivenza di questa specie, perché regge anche in prati fitti. Spinge le foglie e la rosetta sulle erbe circostanti e – semplicemente – le sopprime. Grazie a questo tappeto fiorito ora posso facilmente arrivare al composto senza sporcarmi le scarpe di terra…

La margheritina – i cui petali servono agli innamorati per fare il test “mi ama, non mi ama” –, è fra i primi fiori a sbocciare in primavera. La sua fioritura raggiunge l’apice quando l’erba dei prati poco curati, suo ambiente ideale, non ha ancora iniziato a crescere tanto da poterla ombreggiare e nascondere. Come lei, anche il tarassaco, il narciso, la camelia e la mimosa, il glicine e il tulipano “fanno” primavera.

 La fiorista Moira Müller è appassionata di tulipani.
 

Reto Eisenhut di Vairano è l’unico vivaista che produce camelie in Svizzera.

 Wanda Foletti, del ristorante Villa Selva di Lugano.

Poche arnie, tanta passione: il locarnese Enrico Micioni si definisce "micro-apicoltore".

Il tulipano, il più amato

Anzi, il tulipano sembra il fiore di primavera più amato in Svizzera. «Sicuramente è un fiore che tutti conoscono, un po’ come il girasole in estate» sottolinea la fiorista Moira Müller di Arbedo. Questi bulbi in origine non pro- vengono da Amsterdam, ma dall’Oriente, portati in Europa nel 16esimo secolo. Nell’impero Ottomano erano sinonimo di potere: i sultani organizzavano sontuose feste nelle loro corti reali per celebrare la prima fioritura dei tulipani, esibiti con grande vanto insieme con gli uccelli esotici.

Anche questi fiori a forma di calice annunciano quindi il risveglio della natura e i loro colori luminosi trasmettono una carica di energia. «Quello giallo, in particolare. Ricorda la variante selvatica, che cresce anche da noi, in Vallese tra i 1.000 e 2.000 metri. Anche se poi vanno di moda i colori pastelli» spiega la fiorista, presente al mercato di Bellinzona, in piazza Collegiata, il sabato mattino.

Spesso è il primo bouquet della stagione che riceviamo; come mantenere a lungo i tulipani recisi? «Io metto tanta acqua nel vaso, contrariamente alla teoria. Non la cambio, aggiungo solo quanto viene consumata, così non devo manipolare i fiori e non rischio di spaccarli». E poi precisa perché i mazzi di tulipano di solito non sono venduti misti ad altri fiori. «Il tulipano è uno dei pochi fiori che reciso continua a crescere, anche di 6-8 centimetri. C’è poi la credenza secondo cui, perforando lo stelo poco sotto i petali, non si allunga… Diciamo che non rispecchia la mentalità più moderna» commenta Moira Müller.

Giallo come il dente di leone

Un altro messaggero della primavera è il dente di leone: prati estesi punteggiati di giallo intenso, che ricordano che è tempo di ”insalata matta”, ma anche fiore indispensabile per i primi insetti pronubi della stagione, le api. «Infatti, sul tarassaco trovano sia il polline – quella polvere gialla che rimane sulla mano quando lo tocchi –, per coprire il loro fabbisogno proteico, sia il nettare che trasformano in miele quale energetico» afferma Enrico Micioni, 32enne locarnese e “micro-apicoltore”, come si autodefinisce, in analogia al concetto dei micro- birrifici presenti sul territorio. Da quando, sei anni fa, ha comperato le prime arnie, la primavera la sente ancora di più. «Il tempo non è lineare, è un ciclo. E la stagione primaverile rappresenta la stagione della rinascita. Quando lavori tutto l’anno con la natura sei molto più consapevole di questa sferzata di vitalità». E poi, s’interrompe, un flash: «Sono nato il 23 marzo! Magari, anche questo mi fa “sentire primaverile”!».

Il dente di leone esercita un’ulteriore attrazione sul nostro interlocutore, che sotto il nome Cronache di n’Arnia produce, oltre al miele, anche petali eduli, tisane, sale aromatico e brodo vegetale: «È affascinante per la sua trasformazione da fiore giallo a soffione sferico». E quando evoca i ricordi da bambino, sorride. «Penso che tutti noi abbiamo da piccoli soffiato un soffione…».

Camelie in festa

Dal fiore evanescente al bocciolo verde coriaceo e isolante della camelia, una sempreverde che a inizio primavera ci regala uno spettacolo floreale. Grande conoscitore di queste piante è Reto Eisenhut, dell’omonimo parco botanico di Vairano, nel Gambarogno. «Nella mia vita ho vissuto più primavere di altre stagioni, perché ho avuto la fortuna di viaggiare molto e le mete erano in funzione di questo criterio. È il momento del risveglio della natura, del ritorno all’aria aperta, del passaggio dalla piscina al lago. Ed esteticamente – e qui rivolge lo sguardo fuori dalla finestra – è quando le cime sono ancora innevate e in basso tutto sboccia». Riportato al suo giardino: camelie – oltre mille le varietà coltivate – e magnolie a gogo.

Reto Eisenhut è l’unico vivaista che produce camelie in Svizzera e da lui si trovano anche “la pianta del tè”, della stessa famiglia botanica. Conosce quindi l’impegno che sta dietro una pianta e dà sfogo alla sua preoccupazione: «Purtroppo la camelia sta diventando una pianta di massa. Trovi piantine a così basso costo da trattarle, una volta sfiorite, come “usa e getta”. Questo mi fa male, perché io lavoro tre o quattro anni per una camelia».

E ce ne dà una prova mostrandoci i vari passaggi, dalla riproduzione per talea nelle apposite couchette alla piantina alta tre spanne: una breve spiegazione per tre anni di coltivazione. Ma poi si guarda in giro, e il pensiero positivo prende il sopravvento: quanta bellezza, quanta biodiversità nel suo “giardino”.

Il fiore nel piatto

Un’altra figura professionale che brama la primavera, per il tripudio di colori che i fiori apportano ad ogni piatto, è la cuoca Wanda Foletti del ristorante Villa Selva di Lugano. Dai fiorellini color lavanda del rosmarino alle infiorescenze rosa dell’erba cipollina, passando da violette e begoniette. «Impiego i fiori eduli soprattutto per la decorazione nel piatto. Le viole, ad esempio, sugli gnocchi di patate o sui ravioli burro e salvia. Il bello è proprio il poter cucinare con ingredienti freschi. Per me è lì che si fa la differenza».

E cosa c’è di più fresco che cogliere sul momento i petali nel proprio giardino da servire all’ospite? «Certo, anche se noto tanta resistenza per i fiori nel piatto. Magari perché non vuoi ferirli: i petali, così delicati, danno la sensazione di fragilità. Mentre ci sono altri fiori che preferisco cucinati, come la mielata di tarassaco per accompagnare formaggi stagionati. Altri, invece, li scelgo per il loro gusto, come quelli del nasturzio e della senape, che inserisco nei piatti per dare un tocco piccante» conclude Wanda Foletti.

Insomma, la primavera ci offre tanti esempi di straordinarie trasformazioni. Quell’apparire dei fiori, a volte prima ancora delle foglie, è un invito a ritrovare il senso di meraviglia e di stupore, capace di darci una spinta di allegria e ottimismo.

 


Tanto giallo e poco profumo

Intervista a Brigitte Marazzi, collaboratrice scientifica del Museo cantonale di storia naturale, sulle caratteristiche dei fiori a primavera. 

I fiori primaverili sono spesso di colore giallo, perché?

Perché tra i primi impollinatori dell’anno, in grado di affrontare anche temperature meno estive, vi sono i bombi e le api. Sono insetti che vedono bene il colore giallo (e viola). La loro “tattica” per bottinare è quindi soprattutto visiva. Inoltre, tanti fiori di questo periodo hanno solo una discreta profumazione, salvo eccezioni, come ad esempio il calicanto dei nostri giardini. Mentre profumi più intensi, tipo quello del gelsomino, sono emanati da fiori spesso bianchi, che attirano le farfalle notturne, come le nottue, attive alla sera, con temperature più alte.

Si dice che non ci sono più le mezze stagioni: cosa vorrebbe dire per dente di leone, narcisi, eccetera?

Se con un clima “normale”, tempi e cicli dei fiori e degli impollinatori sono correlati, perché coevoluti insieme; i cambiamenti repentini o altri eventi eccezionali possono sfasare questa coordinazione. È come dire che insetto e fiore non si trovano più: se dopo l’inverno l’insetto si sveglia prima che vi siano fiori, non potrà nutrirsi. In estate, canicola e siccità prolungate mettono a dura prova sia i fiori sia gli insetti. Questo contribuisce al rapido declino della fauna entomologica degli ultimi decenni. Fateci caso: oggi viaggiando in autostrada ci ritroviamo con molti meno insetti sul finestrino di una volta!

Per una studiosa di botanica, qual è il fiore che fa primavera?

A Sud delle Alpi, tutti i nostri ciliegi selvatici che appaiono come macchie bianche nei boschi ancora spogli, o i maggiociondoli con le chiome fiorite di grappoli dorati. Ma anche il cisto femmina (Cistus salviifolius), più discreto, dai petali bianchi, che appaiono accartocciati, e il centro giallo, ricco di polline per le api.

Qual è il suo fiore preferito di questa stagione?

Tutti i piccoli fiori del sottobosco: l’epatica con i suoi petali violetto, l’anemone bianca, l’elleboro, l’aglio ursino, l’acetosella dei boschi. Fioriscono prestissimo, prima che gli alberi facciano le foglie, e poi, una volta “all’ombra”, si ritirano per il resto dell’anno nelle loro cipolle o rizomi.


Una scelta dei principali fiori eduli

  • Borragine: di tonalità blu, il fiore sa di cetriolo.
  • Calendula: i fiori color giallo-arancio aggiungono un tocco dorato a qualsiasi piatto, dal sapore simile allo zafferano.
  • Camomilla: fiore che ricorda le margherite, da gustare negli infusi.
  • Dente di leone (tarassaco): i boccioli si possono mettere sott’aceto; i fiori gialli si prestano per creare il miele, ma anche le foglie verdi, ancora tenere, sono eduli, da gustare in insalata con uova sode.
  • Fiordaliso: i petali blu, rosa, bianchi sono commestibili, dal sapore erbaceo. Da evitare il gambo amaro.
  • Fiori di zucca: in pastella, farciti, fritti… gli utilizzi nella cucina sono innumerevoli. Rimuovere sempre gli stami, perché amari.
  • Gelsomino: fiori molto profumati, da utilizzare nel tè e sui dolci.
  • Lavanda: fiori molto profumati, quasi pungenti. Un tocco in più in piatti salati (crema di cannellini) e dolci (gelato, biscotti).
  • Margherita (pratolina): i petali non sono il massimo, ma l’aspetto è fantastico!
  • Nasturzio: uno dei fiori commestibili più popolari. Petali gialli, arancioni, rossi dal sapore dolce, con una punta piccante. Nelle insalate, sui büscion e altri formaggi freschi.
  • Rosa: petali profumati, ideale in bevande, dolci e marmellate.
  • Trifoglio: qualora non troviate un quadrifoglio portafortuna, succhiate i fiori del trifoglio per la loro dolcezza mielosa.
  • Viola: sapore delicato e dolciastro, adorabile e delizioso. Ideale candite, per insalate e piatti a base di frutta, nei ghiaccioli.
  • In generale: ricordate di non utilizzare i fiori interi, ma di rimuovere gambi e pistilli, e di “cucinare” solo i petali.