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REPORTAGE FOTOGRAFICO
ETIOPIA

L'anima cristiana dell'Etiopia

In una regione montagnosa nel cuore del Paese africano, le undici chiese medievali della “nuova Gerusalemme” sono tutt’oggi luogo di pellegrinaggio

TESTO
FOTO
alessandra meniconzi
18 maggio 2020

L’Etiopia è come uno scrigno, una volta aperto si richiude a fatica. Mosaico di culture, di popoli e di tradizioni ancestrali è una terra che conserva ancora intatta la sua identità più autentica. La presenza di numerose religioni conferisce a questo paese un’aura ancora più mistica, in particolare quella cristiana ortodossa, che da sempre accompagna i suoi abitanti. È infatti ai cristiani ortodossi, per secoli legati alla Chiesa copta, che si deve la costruzione di uno dei siti più importanti dell’intero continente africano. Un luogo sacro e un fenomeno architettonico unico al mondo: Lalibela. Questa cittadina del Nord dell’Etiopia ospita alcune tra le chiese cristiane ortodosse più antiche del mondo, dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Pellegrino nella chiesa di San Giorgio in un momento di raccoglimento. 

Stretto passaggio che conduce alla chiesa Biete Abba Libanos, scavata nella roccia.

Artigiano impegnato nella creazione di pitture sacre a Lalibela.

«Visitare Lalibela – ci racconta Alessandra Meniconzi – è come viaggiare nel tempo: le sue chiese custodiscono le radici del cristianesimo, conservando un’atmosfera unica, specialmente quan- do le prime luci del mattino filtrano in silenzio dall’alto. La spiritualità di questo luogo è quasi palpabile. L’esperienza si fa ancora più suggestiva durante le funzioni, quando i fedeli vestiti di bianco si recano in preghiera. Prima di entrare nelle chiese si tolgono le scarpe, baciano ripetutamente lo stipite della porta, fanno il segno della croce, poi pregano, alcuni appoggiati a un bastone, altri inginocchiati, seguendo le recitazioni e i rintocchi dei tamburi sacri. Piccoli gesti, antichi rituali che si ripetono immutati da generazioni e generazioni, come se il tempo si fosse fermato».

Alcuni pellegrini a Lalibela.

Alcune leggende narrano che i monaci abbiano nascosto dei tesori nella chiesa Bet Gabriel Rafael, per metterli al riparo dagli invasori. Non sono mai stati trovati.

Lalibela, le chiese scavate nella roccia

A differenza di altri luoghi di culto, dove i santuari si elevano verso il cielo e le croci indicano la direzione ai fedeli, a Lalibela le chiese sono nascoste nelle viscere della roccia, circondate da profondi cunicoli, ed è possibile scorgerle solo quando ci si avvicina. La loro costruzione è attribuita a re Lalibela, che nel XII secolo iniziò a progettare una nuova Gerusalemme, dopo che le conquiste musulmane impedirono i pellegrinaggi in Terra Santa. Oggi, come allora, questo luogo attira numerosi pellegrini, specialmente in occasione del Timkat, l’epifania ortodossa che si celebra il 19 gennaio. Lalibela è, dopo Axum (luogo in cui gli etiopi credono sia custodita l’arca dell’Alleanza), il secondo centro religioso più importante del Paese. Anticamente si chiamava Roha, ed era una delle capitali della dinastia che aveva ereditato il regno di Axum, su cui, si ritiene, avesse governato un tempo la leggendaria regina di Saba.

«Fotografare l’architettura fa raramente parte dei miei soggetti fotografici – ci racconta Alessandra Meniconzi – ma le antiche chiese etiopi mi hanno colpito fin da subito: scolpite nella roccia dall’alto verso il basso, con il tetto collegato alla montagna che le sovrasta, unite da un’incredibile rete di tunnel e di stretti passaggi. Ho cercato di utilizzare in maniera creativa la luce e la prospettiva per rappresentare il carattere e la personalità di questi spettacolari luoghi di culto, concentrandomi maggiormente sui dettagli e inserendo nella composizione sacerdoti, diaconi e pellegrini. Il profondo sentimento religioso e la spiritualità che pervade questo popolo si percepisce in ogni momento e in ogni gesto della sua quotidianità».

Sacerdote nella cappella di Bet Danaghel (Casa delle Vergini), nel cortile di Bet Maryam.

Un antico libro in pelle di capra, nella chiesa di Yemrehana Kristos, a 45 km da Lalibela.

La chiesa di San Giorgio

Tra le undici chiese monolitiche di Lalibela, quella dedicata a San Giorgio è sicuramente la più suggestiva. Ricavata da un solo blocco di pietra, Bete Giyorgis, che letteralmente significa la casa di San Giorgio, si trova in un una posizione isolata rispetto alle altre. Questa chiesa dalla pianta a croce greca si sviluppa verso il basso, per ben 12 metri. La profondità del suo scavo è visibile da vari punti di osservazione, come lo sono le decorazioni lungo le sue pareti, sulle quali risaltano il verde e l’ocra dei muschi. Tutte le chiese sono collegate da stretti cunicoli sotterranei che sono una delle caratteristiche del complesso sacro di Lalibela. Nessuna forma di illuminazione è permessa in questi passaggi, poiché questi rappresentano il percorso di purificazione del fedele dall’oscurità dell’inferno alla luce del Paradiso, alla Salvezza divina. Ovunque si respira un’atmosfera di grande devozione e misticismo. Qui nulla è ostentato né artificioso, e non sono pochi coloro che si rifugiano tra queste rocce per condurre una vita di preghiera e di eremitaggio.