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I guardiani dell'artico

Tykky è il nome che viene dato alle spettacolari sentinelle di ghiaccio che si formano ogni inverno nelle foreste della Lapponia. La fotografa ticinese Alessandra Meniconzi ha catturato questo paesaggio dalle sfumature magiche e fiabesche.

TESTO
FOTO
alessandra meniconzi
03 febbraio 2020

Il tramonto, in Lapponia, si tinge di rosa. Il Nord è un paradiso per gli amanti dei giochi di luce del cielo.

In inverno la foresta boreale si trasforma in un regno magico e surreale. Un manto bianco ricopre i suoi boschi infiniti e sotto la spessa coltre di neve uno sterminato esercito di ghiaccio prende vita silenziosamente. Sono i tykky, i «guardiani dell’artico», imponenti figure dall’insolita armatura bianca, che custodiscono i paesaggi della Lapponia.

I finlandesi chiamano tykky il fenomeno naturale che dà vita a queste straordinarie formazioni di ghiaccio e neve che si depositano sugli abeti della taiga. In italiano si chiama galaverna, ed è uno degli spettacoli più affascinanti dell’inverno. La fotografa ticinese Alessandra Meniconzi ha catturato questo paesaggio dalle sfumature fiabesche sulle colline del Parco Nazionale di Riisitunturi- Kansallispuisto. Qui le rigide temperature dell’inverno artico fanno sì che le gocce di brina si saldino ai rami degli alberi giorno dopo giorno, gelo dopo gelo, creando scenari di eccezionale rarità.

Ci si muove con le ciaspole in questo paesaggio incantato.

«Camminare in questa foresta incantata – racconta Alessandra Meniconzi – mi ha ricordato le fiabe che leggevo da bambina. Queste figure surreali mi osservavano ad ogni passo. Ero avvolta da un mondo magico popolato da spiritose presenze che sembravano prendersi gioco dei viandanti. Il peso del ghiaccio incurva le punte degli alberi che assumono forme bizzarre. Non c’era limite alla mia immaginazione. Avevo di fronte un esercito silenzioso di strani esseri dalla corazza di ghiaccio, deformi, di diverse grandezze, dal volto angelico o dalle fattezze mostruose. Gli alberi che fotografavo non erano più alberi, ma figure materializzate di questo piccolo popolo nascosto. Come in tutto il grande Nord, l’inverno è fonte d’ispirazione costante per leggende e racconti».

“Il popolo silenzioso”, installazione dell’artista finlandese Reijo Jela.

La galaverna si forma con i primi freddi, a partire da metà novembre. Inizialmente sugli alberi si crea uno strato sottile poi, quando verso la metà di gennaio le temperature invernali si stabilizzano attorno ai -20 gradi, i cristalli di ghiaccio aumentano di spessore fino a diventare un’armatura che non lascia più vedere nulla e trasforma la foresta in un museo di sculture di ghiaccio. Il passaggio da vapore acqueo a cristalli di ghiaccio avviene nelle notti umide, di freddo intenso, e si va a posare su tutto ciò che trova. Sui pini e sugli abeti rossi del circolo polare il gelo produce una grandissima quantità di galaverna che li avvolgerà finché il vento caldo proveniente da Sud farà cessare questa magia.

«Il Parco Nazionale di Riisitunturi – spiega Alessandra Meniconzi – ospita alcuni dei più incredibili paesaggi della Lapponia. È un mondo ancora fuori dalle rotte del turismo classico, accessibile solo a piedi. Orientarsi in questi luoghi a volte risulta difficoltoso, soprattutto nelle giornate in cui la visibilità è ridot- ta. Il clima in Lapponia non è da sottovalutare, le medie stagionali sono attorno ai -20 gradi e per muovermi ho utilizzato delle racchette da neve. I migliori punti d’osservazione sono le cime delle colline, da dove si possono vedere anche i laghi circostanti, come il lago Kitkajärvet. Al tramonto il cielo si accende di par- ticolari sfumature di rosa che rendono ancora più irreale e fantastico il paesaggio. Con un po’ di fortuna, alzando gli occhi al cielo, si può assistere anche all’aurora boreale».

Anche di notte in Lapponia regna un’atmosfera fiabesca.

Il popolo silenzioso

A pochi passi dal Parco Nazionale di Riisitunturi, a una trentina di chilometri da Suomussalmi, ci si imbatte in un altro scenario surreale. Lungo la strada, ci si trova davanti a una folla di quasi mille sagome ferme in silenzio, accanto alla strada. Simili a spaventapasseri, con la testa di torba e di paglia, questo esercito di figure prende il nome di «The Silent People» (Il popolo silenzioso), hiljainen kansa in finlandese. È un’installazione del coreografo finlandese Reijo Jela. Durante il giorno l’opera è controluce, perciò questa folla appare cupa e minacciosa. Ma quando il vento ne fa oscillare gli abiti colorati, sembra prendere vita. L’installazione cambia aspetto con le stagioni e il suo significato rimane ancora un mistero. Alcuni credono che rappresenti delle persone dimenticate o dei caduti di una violenta battaglia avvenuta durante la guerra d’inverno del 1939-1940 tra finlandesi e la Russia sovietica.