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FRUTTA E VERDURA DI STAGIONE

Il pieno di vitamine

Stagionalità e regionalità sono valori sempre più importanti. A confermarlo sono i tanti consumatori che scelgono cibi prodotti in Svizzera. Scopriamo quale frutta e quale verdura indigeni vanno per la maggiore.

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Getty images
29 maggio 2020
In Svizzera ogni anno si coltivano 460mila tonnellate di ortaggi.

In Svizzera ogni anno si coltivano 460mila tonnellate di ortaggi.

Cinque porzioni di frutta o verdura al giorno è la quantità che la Società svizzera di nutrizione raccomanda di consumare. La maggior parte degli svizzeri segue queste raccomandazioni e consuma regolarmente frutta e verdura. Nel 2018 il consumo pro capite di verdura è stato di 85 chili, quello di frutta di 76,8 chili; di questi, 6,9 chili erano bacche. A fare la parte del leone sono state fragole, mele e carote.

Per quanto strano possa sembrare, alle nostre latitudini crescono anche bacche di acai e di goji, rafano (1 t), meloni (1 t), carciofi (1,4 t), cime di rapa (4 t), taccole (21 t), peperoncini (23 t) o cardi (31 t): tutti prodotti che di solito provengono dai paesi mediterranei, se non addirittura tropicali.

«Se paragonati alle oltre 30mila tonnellate di pomodori raccolte ogni anno in Svizzera, potrebbero essere definiti “esotici”», spiega Markus Waber, vicedirettore dell’Unione svizzera produttori di verdure.

Qual è invece la frutta e verdura svizzera un po’ meno ordinaria in vendita da Coop? «Kiwi, patate dolci, qualche physalis… e da poco anche lo zenzero», spiega Malte Stackebrandt, acquisitore di verdura fresca da Coop.

Quasi 100 varietà di verdura

Buona parte della produzione nazionale di frutta, ortaggi e bacche coincide ovviamente con i prodotti più comuni e richiesti. «In Svizzera si coltivano quasi 100 diverse varietà di verdura. Per quanto riguarda le verdure indigene, il tasso di autoapprovvigionamento è del 55%», afferma Markus Waber». «Qui da noi si producono in tutto circa 460mila tonnellate di verdure fresche, stoccate e per la trasformazione». Il 40% di queste finisce in mano a grandi acquirenti come mense, ospedali e ristoranti. Il restante 60% è distribuito alla popolazione dal commercio al dettaglio. L’80% di questo è venduto dai due principali rivenditori al dettaglio, uno dei quali è Coop. «Offriamo tutto ciò che possiamo produrre in Svizzera: broccoli, cavolfiori, cavoli, verze e sedano a carote, patate, patate dolci fino ad asparagi, pomodori e insalate –, riferisce Stackebrandt –. A questi si aggiungono le bacche e la frutta a granelli e a nocciolo».

Anche la produzione nazionale di bacche l’anno scorso ha raggiunto le diverse tonnellate, con le fragole in testa (6.836 tonnellate) seguite da lamponi (1.982 t), more (516 t), ribes (265 t), mirtilli (52 t), uva spina (39 t), ribes neri (10 t). Nel complesso, però, la produzione indigena di bacche è riuscita a soddisfare a malapena il 23% della domanda nazionale. Beatrice Rüttimann dell’Associazione svizzera frutta precisa: «La concorrenza tra i prodotti nazionali e quelli esteri si fa sempre più agguerrita». Le uniche a non temere la concorrenza della frutta d’importazione sono le mele, che provengono per il 97% dalla Svizzera, seguite da prugne (74%), pere (66%), ciliegie (51%) e albicocche (43%).

«Oltre a questa frutta indigena, i clienti Coop apprezzano molto anche agrumi, banane e altra frutta esotica che, per ragioni climatiche, non può essere coltivata in Svizzera», riferisce Malte Stackebrandt.

Da Coop non cerchiamo solo di offrire ai clienti prodotti regionali (label “La mia Terra”) o che si discostano dalla norma e che come tali sarebbero difficilmente vendibili (label “Ünique”), ma anche frutta e verdura nuove e ancora poco conosciute. Stackebrandt precisa: «Da questo punto di vista siamo sempre molto ricettivi. Ma il lavoro più grande lo fanno sicuramente i trend scout di Betty Bossi e di Fooby».

La parte coltivata in bio

Circa 1.800 aziende agricole professionali coltivano il 95% della verdura svizzera, la parte restante, come cavolfiori e simili, cresce su terreni che non costituiscono la principale fonte di reddito per l’azienda. Gli ortaggi più raccolti sono le carote, i pomodori e le cipolle (vedi riquadro a lato).

Per ragioni meteorologiche, non tutte le verdure e le bacche riescono a maturare all’esterno. A seconda della specie, una parte più o meno consistente non cresce all’aperto. Nel caso degli ortaggi, per esempio, circa 1.000 dei 13.500 ettari totali di superficie coltivata sono all’interno di serre. Un terzo delle fragole cresce in serra, al riparo dalle intemperie.

Di tutta la superficie coltivata a bacche, solo il 10% è biologico. Anche per le verdure la quota bio si attesta sul 10%. Secondo Bio Suisse, nel 2018 in Svizzera è stata venduta frutta e verdura bio per un valore rispettivamente di 245,7 e di 317,8 milioni di franchi, pari al 16,2 e al 21,8% del totale del giro d’affari generato dal comparto food.

Malte Stackebrandt precisa: «Da Coop il 22% della verdura e il 17% della frutta offerte, incluse le bacche, provengono da agricoltura biologica».

La sfida dei cambiamenti climatici

Un’altra questione? Gli effetti dei cambiamenti climatici sull’ortofrutticoltura svizzera. «Si tratta per noi di una vera sfida. A causa dei cambiamenti climati- ci facciamo fatica a prevedere quanta frutta e verdura riuscirà a produrre la Svizzera. L’anno scorso, per esempio, per le forti precipitazioni abbiamo avuto parecchi problemi di approvvigionamento di cavoli», riferisce Malte Stackebrandt.

«All’estero ci sono molte più coltivazioni con un’estensione maggiore; per questo lì è più facile compensare le perdite». Dall’altro lato i cambiamenti climatici influiscono anche sui periodi di produzione dell’ortofrutta in Svizzera, determinando ogni anno un incremento delle quantità prodotta, ricorda l’acquisitore Coop.

Anche Markus Waber dell’Unione svizzera produttori di verdure è consapevole delle conseguenze dei cambiamenti climatici: «Inverni più caldi e più corti aumentano per esempio la pressione dei parassiti, mentre estati calde e secche richiedono una maggiore irrigazione e quindi anche maggiori spese. Per questo cresce la richiesta di varietà resistenti».

Ma i cambiamenti climatici potranno avere anche risvolti positivi. «È probabile che ne scaturiranno opportunità, come nuove varietà o stagioni più lunghe».


La varietà di frutta è grande in Svizzera, ma la mela rimane la più coltivata.

I 5 principali frutti per superficie coltivata in Svizzera (2020)

  • Mele 3736,4 ha
  • Pere 765,4 ha
  • Albicocche 741,8 ha
  • Ciliegie 594,7 ha
  • Prugne/susine 316,8 ha

Fonte: Associazione Svizzera Frutta

Le 5 principali bacche per superficie coltivata in Svizzera (2020)

  • Fragole 521,4 ha
  • Lamponi 171,2 ha
  • Mirtilli 107,9 ha
  • Bacche di aronia 70,4 ha
  • Ribes 33,8 ha

Fonte: Associazione Svizzera Frutta

Le 5 principali verdure per tonnellate raccolte in Svizzera (2018)

  • Carote 69.904 t
  • Pomodori 34.931 t
  • Cipolle (gialle) 29.045 t
  • Lattuga iceberg 16.945 t
  • Lattuga cappuccio 13.708 t

Fonte: Centrale svizzera dell’orticoltura e delle colture speciali