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Il ritorno della barba

La barba non è solo una questione di moda. È anche un modo di comunicare anticonformismo, virilità o persino delusione. Un viaggio nell’ispido mondo del viso maschile.

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VALENTIN FLAURAUD
12 ottobre 2020
Per Anthony Ghazy, del salone  Le Barbier a Losanna, la barba  è un?idea fissa dall?infanzia:  «Mi disegnavo una barba con  il pennarello a 5 anni!».

Per Anthony Ghazy, del salone Le Barbier a Losanna, la barba è un?idea fissa dall?infanzia: «Mi disegnavo una barba con il pennarello a 5 anni!».

Baffi alla Dalí, alla Lemmy o alla Pancho Villa, basette, moschetto, pizzetto, barba, barbetta, barbone: ce n’è per tutti i gusti. E siccome i peli facciali sono in voga, anche vicino casa tua deve avere aperto le porte qualche nuovo barbiere di recente. «Quando abbiamo cominciato cinque anni fa, in città c’erano virtualmente zero barbieri – ricorda Florian Vivat, fondatore del salone Le barbier di Losanna –. Da due anni a questa parte invece ne spuntano ovunque come funghi! Anche chi prima non aveva la più pallida idea della moda della barba, ora non può più ignorarla» ironizza.

Un momento conviviale

Nel salone l’atmosfera è rilassata, l’arredamento curato. Il sottofondo musicale? Il rock francese di Johnny Hallyday. «È colpa di Florian – dice con tono beffardo uno dei dipendenti –. Ufficialmente ha 27 anni, ma è come se ne avesse 55 in testa!». Scoppiano tutti a ridere, capo e clienti compresi. Sette giovani barbieri, tutti barbuti, ognuno alla sua maniera, si occupano di un’allegra e variegata clientela formata principalmente da habitué. Seduto su una poltrona rossa, un cliente racconta del figlio appena nato, un altro parla di lavoro, un altro ancora si lamenta del torcicollo. «Ognuno di noi ha un suo stile personale – spiega Anthony Ghazy, uno dei barbieri –. A me piacciono il calcio e in generale lo sport. I clienti lo sanno e quelli che hanno le stesse passioni vengono da me per chiacchierare». «L’età media qui è sui 35 anni – prosegue Florian –. I clienti sotto i 25 anni sono rari, perché di solito non hanno ancora abbastanza barba».

Vestire il volto

Perché farsi crescere la barba? Danny, un cliente, ha cominciato un po’ per caso 6-7 anni fa. «Avevo pochi capelli e allora mi sono detto che potevo compensare – scherza –. E poi era di moda. Molti personaggi famosi si facevano crescere la barba». Esiste anche un lato pratico, sostiene: non c’è più bisogno di radersi tutte le mattine. C’è forse pure un certo cambiamento di mentalità: «Prima la barba poteva essere mal vista sul lavoro. Oggi, se è curata, non pone alcun problema». Lui va dal barbiere ogni tre settimane circa. Il mattino applica sempre un olio che aiuta a modellare e nutre il pelo. Per il barbiere Anthony, 26 anni, la barba è una fissa sin dall’infanzia: «Già a cinque anni mi disegnavo una barba finta con il pennarello e insistevo perché mio padre facesse crescere la sua. Mi è sempre sembrata una bella cosa». È dell’opinione che la barba sia un simbolo di maturità. «È un modo di vestire il volto, di rifinirlo». Sul piano seduttivo, il bilancio non è netto: «Dipende molto da chi ti trovi davanti. Ad alcune persone piace, ad altre no» afferma Florian.

Uno studio dell’Università del Queensland, in Australia, uscito ad agosto 2016* conclude che sulle 8.520 donne del campione la maggioranza preferiva uomini dai tratti virili e con una barba corta. Questo per relazioni brevi, di 2-3 giorni. Nelle relazioni lunghe vincevano le barbe più folte. Secondo i ricercatori la barba è percepita come un segno di forti capacità riproduttive e di dominanza… Questo può anche generare complessi fra gli uomini imberbi o con una pelosità imperfetta. Alcuni ricorrono persino a trapianti di barba.

Che la si veda come semplice «accessorio» o come segno di virilità, la barba resta un fattore a cui si attribuisce un’indubbia importanza.

Parlare il barbese

A seconda dei luoghi e dei tempi, la barba può essere la norma o un simbolo di controcultura. Nell’Europa del XIX secolo politici, artisti e intellettuali (tra cui Cavour, Garibaldi, Monet, Pirandello, Manzoni, Nietzsche…) portavano spesso barba o baffi, forse per infondere un senso di autorità o di sapienza. Dopo la Prima guerra mondiale la norma è passata ai visi glabri, forse perché la barba ricordava troppo i soldati nelle trincee e il loro triste destino. Negli anni Sessanta, grazie al movimento hippie, la barba torna in voga, accompagnata dai capelli lunghi, per esprimere ribellione nei confronti dell’ordine costituito e un riavvicinamento alla natura.

Per questo anche alcune donne dicono addio alla depilazione, considerata come un tentativo di controllare il loro corpo e la loro sessualità. «Ci sono celebri analisi che hanno evidenziato come il governo dei corpi e delle persone siano strettamente legati fra loro – spiega Sté- phane Héas, sociologo e docente all’Università di Rennes, in Francia –. In tutte le società umane il controllo delle po- polazioni è gestito da istituzioni (la famiglia, la scuola, la polizia, la chiesa, le autorità mediche…) che esigono e applicano sempre, in modo più o meno esplicito, determinate norme su peli e capelli».

Qual è allora il messaggio dei giocatori di hockey che, giunti all’ultima fase del campionato, smettono di radersi fino alla vittoria o all’eliminazione? Un ritorno alla natura animale dell’uomo? Carlo il Temerario, duca di Borgogna, si era fatto crescere la barba in segno di amarezza dopo aver perso la battaglia di Grandson nel 1476; e pare intendesse radersi solo una volta battuti gli svizzeri...

Generalizzare il significato della bar- ba è impossibile: le società e i tempi cambiano. Si potrebbe tuttavia speculare che la diversità degli stili di barba rispecchia la salute e la libertà di una società. Ogni fine anno, per esempio, al bar Le Moderne di Bulle (nel canton Friburgo) si svolge un concorso per la barba più bel- la a cui partecipano tanto gli hipster quanto gli alpigiani. Lo conferma Yvan Thévenaz, segretario della confraternita dei Barbuti della Gruyère, che è stato membro della giuria: «La differenza è che loro vanno dal barbiere ogni tre per due e usano prodotti vari. Da noi è tutto naturale al 100%, abbiamo delle barbe bio» dice senza alcun intento polemico.

Chissà, magari un giorno Conchita Wurst, la famosa drag queen con la barba vincitrice nel 2014 dell’Eurovision Song Contest, diventerà presidente dei Barbuti della Gruyère? Prima, però, dovrebbe tagliarsi i capelli, perché il regolamento è chiaro: per diventare membro di questo gruppo folcloristico nato nel 1941 bisogna portare i capelli corti…

* “The masculinity paradox: facial masculinity and beardedness interact to determine women’s ratings of men’s facial attractiveness”, European society for evolutionary biology, 2016.


Barbiere e chirurgo

In passato, oltre che per tagliare barba e capelli, i rasoi dei barbieri erano impiegati nelle operazioni chirurgiche. Il barbiere cerusico eseguiva salassi e interventi dentari. Per avvisare della sua attività chirurgica, il barbiere esponeva gli strumenti per i salassi: un bastone che il paziente doveva stringere per fare ingrossare le vene, un recipiente d’argento o di metallo bianco per raccogliere il sangue e le bende per medicare le incisioni. Le bende venivano talvolta esposte fissandole a un palo bianco attorno al quale si attorcigliavano. È da questa immagine che nasce l’insegna tricolore dei barbieri: il rosso sta per il sangue, il bianco per le bende. E il blu? C’è chi sostiene che gli antichi saloni fossero di questo colore, mentre per altri si tratta dell’azzurro delle vene o del blu delle bandiere britannica e statunitense.