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Il trampolino di lancio

I punti di vista sull’apprendistato nel mondo della vendita al dettaglio, dalla formazione alle nuove abitudini d’acquisto. Ne abbiamo parlato con quattro interlocutori del settore.

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SANDRO MAHLER
02 novembre 2020
Dal primo giorno  di lavoro l'apprendista  ha contatto  con il cliente.

Dal primo giorno di lavoro l'apprendista ha contatto con il cliente.

La formazione professionale di base, che ha inizio dopo le scuole dell’obbligo, è il trampolino di lancio nel mondo del lavoro. 15 e 16enni motivati affrontano nuove responsabilità. Ma l’apprendistato è qualcosa di più dell’inizio della vita professionale, come vedremo nella discussione con i nostri quattro interlocutori. Alla tavola rotonda partecipano:

Le cifre di Coop

3.200 in formazione

Con quasi 90mila collaboratori, tra cui oltre 3.200 persone in formazione con oltre 30 professioni diverse, Coop è uno dei principali datori di lavoro in Svizzera. In Ticino, Coop conta 1.300 collaboratori, di cui una cinquantina sono apprendisti impegnati nella formazione di base, principalmente nel commercio al dettaglio, ma anche nella gastronomia.

  • Jacqueline Nideröst, responsabile degli apprendisti Coop;
  • Marta Albini, che ha iniziato da poco l’apprendistato di impiegata del commercio al dettaglio;
  • Carla Battaglioni, da 12 anni ispettrice principale della Sezione della formazione commerciale e dei servizi presso la Divisione della formazione profes- sionale;
  • Damir Nedic, che 20 anni fa ha svolto il tirocinio in Coop, per cui oggi è gerente del punto di vendita di Riazzino.

Qual è oggi l’importanza dell’apprendistato?

Jacqueline Nideröst: Per me sono gli anni in cui accompagno, assieme ai genitori, i giovani alla maggiore età, al mondo degli adulti. Questo include anche aspetti pratici, come imparare a gestire la prima paga, essere puntuali….

«L'apprendistato è una colonna portante dell'economia»

Carla Battaglioni

Carla Battaglioni: L’apprendistato è una colonna portante dell’economia svizzera, una fitta collaborazione tra Confederazione, Cantoni, aziende e organizzazioni del mondo del lavoro. Infatti, dalle statistiche emerge che il rapporto costi-benefici è in positivo. Le aziende traggono un grande vantaggio nel formare apprendisti, perché i giovani portano nuove idee. Formare l’apprendista rafforza l’immagine dell’impresa e ne aumenta il prestigio. Data l’ottima formazione, le aziende fanno crescere i ragazzi non solo a livello professionale ma hanno anche un importante ruolo sociale. E la Svizzera ne va fiera: il nostro modello duale scuola/lavoro è guardato con interesse dagli altri Paesi. Le imprese formatrici consentono ai giovani l’ingresso nel modo del lavoro e mostrano forte responsabilità a favore della società tutta.

Damir Nedic: Un apprendistato permette al giovane di entrare subito nel mondo del lavoro, senza trascurare la validità della formazione. E l’indipendenza, che si raggiunge tramite un tirocinio, gioca un ruolo importante nel giovane. Altro vantaggio: a fine apprendistato il giovane – ha meno di 20 anni - è già un professionista a tutti gli effetti, con un bagaglio di esperienza professionale e teorica sufficiente per muoversi nel mondo del lavoro.

Carla Battaglioni, ispettrice principale della Sezione della formazione commerciale e dei servizi presso la Divisione della formazione professionale.

Carla Battaglioni: L’apprendistato prevede un costante impegno in tre luoghi di formazione: l’azienda, la scuola e i corsi interaziendali, nei quali le persone in formazione ricevono delle valutazioni.

Jacqueline Nideröst: Il successo svizzero sta proprio nell’ingranaggio di questi tre luoghi di formazione, coordinati per progredire e crescere insieme.

«A 20 anni sei già un professionista a tutti gli effetti»

Demir Nedic

Marta Albini: Per me l’apprendistato permette di crescere in maniera più veloce rispetto ad una scuola a tempo pieno. Perché acquisisci subito più responsabilità: hai una paga che ti richiede di imparare a gestire i soldi; sei in negozio e devi lavorare, non puoi fare come a scuola, che puoi studiare quanto vuoi.

Carla Battaglioni: Interessante quanto dice Marta, perché l’apprendista in un’azienda è subito confrontato con persone di diverse generazioni, contrariamente al contatto con i compagni di scuola o dei corsi interaziendali. Quindi, questo dover adattarsi a situazioni diverse è un valore aggiunto per la crescita del giovane. Ma non sarà tutto rose e fiori…

Damir Nedic, gerente del punto di vendita Coop e Piccadilly di Riazzino.

Carla Battaglioni: Certo, vi sono anche situazioni che portano allo scioglimento del contratto, in primo luogo quando la scelta della professione non è quella giusta. Questo causa scarsa motivazione, poco interesse, procurando diverse problematiche in tutti i luoghi di formazione (azienda, scuola e corsi interaziendali). Un altro motivo di rottura di contratto riguarda le relazioni apprendista/formatore non positive, che portano spesso a mancanza di fiducia o, da parte del giovane, il non accettare le regole comportamentali im- poste dal mondo del lavoro. Questi sono i motivi principali, ad essi se ne aggiungono altri come motivi di salute, motivi personali, cambiamenti all’interno del- l’azienda, formazione in azienda non conforme alle richieste contenute nelle Ordinanze.

Qual è il valore della figura del venditore nell’attuale società?

Damir Nedic: Secondo me ha un’importanza cruciale, la vendita fa parte della nostra società, ci sarà sempre il venditore e l’acquirente, come è sempre stato. Abbiamo visto anche quest’anno, nei momenti di difficoltà, quanto la gente si affidasse al nostro lavoro e apprezzasse il nostro impegno. Il commercio stazionario e il contatto umano hanno una grande importanza.

L’apprezzamento è aumentato con il Covid?

«L'apprendistato permette di crescere in maniera più veloce»

Marta Albini

Damir Nedic: Direi che l’ha accentuato un po’. Ne ha fatto capire davvero l’importanza.

Carla Battaglioni: L’impiegato del commercio al dettaglio avrà sempre un ruolo di primo piano; ritengo che l’online sia e rimarrà complementare. E come cliente posso dire che ogni volta che, durante il confinamento della scorsa primavera, mi recavo in negozio, ringraziavo sempre le persone addette alla vendita, perché immagino che per loro sia stato faticoso e difficile. Mi auguro che i clienti si siano resi conto dell’importante ruolo degli impiegati del commercio al dettaglio.

Jacqueline Nideröst: Durante il lockdown, in Coop ci siamo chiesti: cosa facciamo con le candidature dei giovani? L’azienda è stata chiara: andiamo avanti con il 6.5% dell’organico composto da apprendisti; non possiamo permetterci un buco nelle nuove leve a causa del Covid. Ci siamo quindi subito attivati nel trovare nuove modalità di reclutamento per concludere i contratti di tirocinio. Ma anche le reazioni di tanti candidati sono state belle: volevano fare parte di quel gruppo di persone che erano al fronte a fare qualcosa di utile.

Marta Albini, apprendista impiegata del commercio al dettaglio da Coop.

Marta Albini: A me piace tanto aiutare le persone. La mia candidatura come apprendista a Coop è avvenuta nel periodo del lockdown. Tutto si è svolto online e i primi colloqui su “teams”, perché non potevamo incontrarci con Jacqueline.

Quanti apprendisti rimangono in Coop dopo la formazione?

Jacqueline Nideröst: Anche quest’anno i ragazzi che sono rimasti in azienda superano il 70%; li formiamo per tenerli.

Carla Battaglioni: È quanto si è accennato in precedenza: chi forma ha fatto bene i conti. I giovani che restano nell’azienda, ne apprezzano la “filosofia”, e portano avanti gli insegnamenti ricevuti.

«I ragazzi rimasti in azienda superano il 70 per cento»

Jacquelin Nideröst

Quali sono le caratteristiche che il personale della vendita deve avere nel mondo del commercio?

Carla Battaglioni: Innanzitutto la passione, che penso valga per tutte le professioni. Poi gentilezza e disponibilità.

Damir Nedic: Anche per me la passione viene prima di tutto. Aggiungerei empatia e serietà, tra di noi e verso il cliente: ognuno va preso sul serio. Noi come Coop, con un assortimento così vasto, che va dal prezzo basso alla linea Fine Food, siamo confrontati con una grande varietà di clienti. E devi metterli ognuno al centro dell’attenzione.

Jacqueline Nideröst, responsabile degli apprendisti Coop.

Marta Albini: Io aggiungerei anche la motivazione e la determinazione. Nel senso: mi piace il lavoro che ho scelto e quindi voglio farlo bene.

Jacqueline Nideröst: Buona capacità comunicativa e voglia di sapere. E non da ultimo, il piacere per il digitale, perché anche la formazione teorica stessa si presenta sempre più in forma digitale.

Due anni dopo

Ieri apprendisti, e oggi?

Sei apprendisti che figuravano sulla copertina di Cooperazione n. 45/2018.

Nell’autunno del 2018 abbiamo presentato su Cooperazione (n. 45) sei apprendisti, ritratti in copertina. Nel frattempo hanno concluso con successo la loro formazione. E ora, cosa fanno? Li abbiamo rintracciati, alcuni oggi si trovano fuori cantone.

  • Ardijan Ramadani (29 anni) lavora in ufficio a Wangen bei Olten come assistente marketing/acquisizioni, nel settore articoli casalinghi Coop.
  • Gajamugan Ariyaratnam (18 anni) si è trasferito per un anno a Winterthur per migliorare il tedesco, restando in Coop.
  • Stefano Jelic (18 anni) è capo reparto convenience alla Coop di Tenero.
  • Debora Jehle (22 anni) segue la maturità professionale.
  • Eduarda Fernandes (21 anni) lavora alla Coop di Riazzino.
  • Tamika Biadici (19 anni) è impiegata all’ipermercato Cattori di Losone.

Acquisti online e nel negozio: un conflitto?

Damir Nedic: Lo stazionario e l’online si completano e sono entrambi importanti. Il trend online in ascesa è più sul nonfood, dove il cliente non ha bisogno di vedere e di ottenere immediatamente l’articolo. Ma lo stazionario avrà sempre la sua importanza, non da ultimo perché l’essere umano ha bisogno di contatti sociali. E sul prodotto fresco rimane sempre il fattore “voglio sceglierlo io”.

Marta Albini: Durante il mio aiuto estivo dell’anno scorso nella Coop di Arzo, ho vissuto di prima persona l’importanza del contatto umano. Un piccolo negozio è come una famiglia: ci si conosce tutti. Per l’online: sì, è vero, come giovane faccio anch’io tanti acquisti online, però le cose mi piace vederle e toccarle. E ho bisogno del contatto umano. Per quanto riguarda gli alimentari, è sicuramente più bello andare in negozio.

Jacqueline Nideröst: Infatti, l’esperienza sensoriale, come il profumo delle pesche e delle fragole, l’online non la può offrire. Notiamo anche che il cliente ha le sue preferenze per quel che riguarda il macellaio o la cassiera. Insomma, il contatto umano è importante.

Carla Battaglioni: Sono anch’io convinta che gli acquisti online e nel negozio siano complementari, uno non esclude l’altro.

Damir Nedic: Comunque, l’online è anche un’opportunità per piccoli nego- zi – per esempio quelli di valle –, che tramite l’offerta “pick up” permette al cliente di ordinare un prodotto in internet – che non troverebbe tra gli scaffali – e di ritirarlo nel suo negozio, dove fa normalmente la spesa.

Riuniti per discutere sull'apprendistato oggi e domani.