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L'auto del futuro

Il 90° Salone Internazionale di Ginevra è stato annullato: un motivo in più per proporvi un viaggio dietro le quinte del mondo dei motori per capire cosa ci attende nel prossimo decennio. Le sorprese non mancano.

02 marzo 2020

In un futuro piuttosto lontano, potremo leggere, dormire, sdraiarcia bordo delle automobili a guida autonoma.

Farsi portare a spasso dalla propria macchina. Magari mentre, da sdraiati, si leggono le notizie sullo smartphone, o addirittura mentre si schiaccia un pisolino. Da Tesla a BMW, passando per Toyota e Volkswagen. I grandi marchi ci stanno lavorando ormai da tempo: l’auto del futuro andrà praticamente da sola. «E non si tratta di fantascienza – evidenzia Jörg Petersen, caporedattore della nota rivista specializzata “Auto Illustrierte”–. Io stesso ho potuto assistere a dei test. E ho visto cose impressionanti, non ancora immaginabili per l’utente medio».

Un mondo iperconnesso

Si tratta di suggestioni, visioni, ipotesi per un futuro più o meno prossimo venturo. «Stiamo vivendo una fase di grande rivoluzione – dice Roberto Bonfanti, presidente della sezione ticinese dell’Unione Professionale Svizzera dell’Automobile (Upsa) –. Sappiamo che la tecnologia di quinta generazione, il 5G, favorirà questo processo. Le strade del futuro saranno probabilmente piene di sensori e internet avrà un ruolo cruciale in tutto ciò». Fino a una decina di anni fa si credeva che il cambio automatico fosse un’opzione destinata solo a un pubblico anziano. «C’è stata una netta inversione di rotta. Oggi anche i giovani lo vogliono». E non è finita qui. «I clienti ci chiedono l’apertura automatizzata di porte e baule, il radar di rilevamento dei pedoni, il controllo del mantenimento di corsia, il tempomat adattivo che mantiene velocità e distanza in base al veicolo che precede. Insomma si tende a delegare sempre di più alla tecnologia».

François Launaz, presidente di "auto-suisse".

Roberto Bonfanti, presidente di Upsa Ticino.

Laurent Pignot, portavoce del Tcs.

Jörg Petersen, caporedattore di "Auto illustrierte".

Quante incognite

«Questo per i veri amanti dei motori non è positivo – dice Petersen –. Un appassionato, quando si trova seduto al volante, vuole avere il completo controllo sulla vettura. Non vuole “farsi guidare”. Eppure, tra 10 anni questo sarà realtà. La scienza sta sempre più cercando di fare assomigliare il cuore tecnologico dell’auto a un cervello umano. Ciò comporterà un importante cambiamento delle nostre abitudini. Al momento non siamo ancora pronti. Ci mancano anche le basi legislative per accogliere una simile novità, le regole del traffico dovranno per forza essere riviste». «Subentreranno nuovi interrogativi da chiarire – gli fa eco Bonfanti –. Un esempio banale: adesso c’è il divieto di mettersi al volante dopo avere bevuto alcolici. In futuro, con veicoli sempre più autonomi, sarà ancora così? Ci sarà più tolleranza?». Laurent Pignot, portavoce del Touring Club Svizzero (Tcs), mette l’accento sull’aspetto della sicurezza. «Pensiamo solo alle compagnie assicurative. In occasio- ne di un incidente, di chi sarà la responsabilità? Dell’uomo o della macchina? Quali saranno le reti che consentiranno la guida autonoma? Probabilmente si inizierà con le autostrade, poi con le strade cantonali e via dicendo. I veicoli autonomi saranno sicuri per i passeggeri, e per gli altri utenti della strada, a condizione che tutti si comportino in modo responsabile. Non è evidente».

Guerra all’inquinamento

Ormai non sembra esserci limite alle sorprese. Di recente la EHang, azienda cinese, ha realizzato un drone a guida autonoma per il trasporto di passeggeri. Insomma, una specie di taxi che vola ed è senza pilota.

Il prototipo ha pure ottenuto il nullaosta al volo da parte dell’amministrazione federale dell’aviazione statunitense. Intanto, al Kenshiki Forum 2020, Toyota ha lanciato la versione definitiva della Mirai, con 3 serbatoi e un innovativo sistema di celle a combustione. Il risultato: + 30% di autonomia rispetto alle auto elettriche della generazione precedente (circa 650 chilometri). «Il cliente è sempre più interessato alla motorizzazione – sostiene Bonfanti –. Vuole sapere se la macchina che sta per acquistare è ecologica, se ha un impatto sull’ambiente. Sono domande che sono cresciute esponenzialmente negli ultimi anni. Soprattutto tra i giovani. L’interesse per le vetture ibride è altissimo. A volte la gente è anche disposta a fare degli investimenti pur di comprare una macchina che inquini meno. Magari paga qualcosa di più al momento dell’acquisto, ma poi sa che i costi di gestione, come ad esempio l’imposta di circolazione, i costi per il carburante o per la manutenzione saranno più bassi».

Per le auto a guidaautonoma, sono ancora molti gli interrogativi apertiin ambitoassicurativo e legislativo, oltre che tecnico.

L’idrogeno può attendere

«Al momento attuale – aggiunge François Launaz, presidente di “auto-suisse” – è soprattutto l’auto elettrica a farsi strada. La stanno spingendo anche i Governi e la politica. Il diesel, invece, sta sempre più perdendo attrattività». Il dibattito, tuttavia, rimane aperto. L’auto elettrica è davvero la soluzione ideale per combattere le emissioni inquinanti?

In molti si chiedono come verranno smaltite le batterie. «Abbiamo ancora poca esperienza – replica Launaz. – Stiamo studiando, in collaborazione con la ditta Empa di Dübendorf, un sistema per il riciclaggio delle batterie in Svizzera. D’altra parte la stessa Tesla ha annunciato che ci saranno batterie che potranno durare anche 20 anni. Siamo fiduciosi».

L’idrogeno potrebbe rappresentare in futuro un’alternativa valida? «La tecnologia è all’avanguardia – dice Bonfanti – e i marchi sono pronti a fare ulteriori investimenti su questo settore. Il grosso problema è che manca una rete sul territorio in grado di rifornire le vetture. In Ticino, ad esempio, non c’è nemmeno una stazione di servizio. Ecco perché finora l’idrogeno è stato usato quasi esclusivamente da veicoli aziendali».

Chi acquista un?auto chiede sempre più strumenti per una guida assistita.

Il boom dell’elettrico

Il mercato dell’auto in Svizzera continua a godere di buona salute. Secondo “auto-suisse” infatti, nel 2019 sono state ben 311.466 le nuove immatricolazioni (+3,9% rispetto al 2018). Ancora François Launaz: «Notevole (+88%) l’impennata delle vendite delle auto elettriche, ibride o a idrogeno. Questo mercato ha raggiunto il 13% delle vendite. La vendita di auto elettriche è cresciuta in maniera esponenziale, con un +157%. Ma anche le ibride (+68%) e le auto a gas (+55%) guadagnano tanti punti. Oggi come oggi la macchina elettrica rappresenta l’unica soluzione praticabile per potere ridurre in maniera consistente le emissioni di anidride carbonica nell’aria. Anche per questo ci siamo prefissati di raddoppiare le vendite di veicoli elettrici nel corso del 2020».

Dati alla mano, si nota come Tesla sia stata la regina dell’anno scorso, passando da 1.463 auto vendute nel 2018 alle 6.061 registrate in Svizzera a fine dicembre 2019.

«A dominare il mercato – riprende Launaz – sono ancora i grandi marchi come Volkswagen, Audi, Bmw, Mercedes, Skoda, Seat, Renault, Opel, Ford. Ma con due grosse novità: il consumatore cerca sempre più il comfort tecnologico e la garanzia di un minore impatto sull’ambiente».

Guai a chi non si adegua

Il veicolo autonomo non risolverà tutti i problemi. «Se un pedone è distratto – ipotizza Pignot –, la collisione potrebbe essere comunque inevitabile. Nonostante la sicurezza del veicolo. È tuttavia ipotizzabile una riduzione degli incidenti, grazie a un miglior tempo di reazione e una maggiore affidabilità dei sistemi computerizzati. In situazioni impreviste comuni, la tecnologia sarà più efficiente dell’uomo». La segnaletica, inoltre, potrebbe essere ridotta. «Le auto potranno ricevere le informazioni elettronicamente». E cosa accadrà a chi non si adegua all’evoluzione tecnologica? Secondo il portavoce del Tcs c’è il rischio di essere esclusi gradualmente dal “sistema”. «Sì, perché l’accesso alla rete stradale per i veicoli senza tecnologia dovrà essere progressivamente vietato. In modo da non creare situazioni che causino incidenti tra un’auto convenzionale e un veicolo autonomo».


Tra grandi assenti e novità

Attesi oltre 150 espositori e 600mila visitatori. Un appuntamento che si rinnova per la 90a volta. Dal 5 al 15 marzo è di nuovo tempo di Salone Internazionale dell’Auto. Unico salone in Europa a svolgersi con cadenza annuale, quello di Ginevra è entrato di diritto tra le Top 5 esposizioni automobilistiche riconosciute dall’Organizzazione Internazionale dei Costruttori di Auto (Oica). L’edizione 2020 registra alcune assenze di peso, tra cui Lamborghini, Opel, Ford, Peugeot, Land Rover, Hyundai e Citroen. Per rimediare e mantenere comunque alta la reputazione della kermesse, gli organizzatori hanno pensato le cose in grande. Ecco quindi una pista indoor di circa 500 metri in cui sarà possibile provare le macchine di una quindicina di costruttori (una cinquantina di veicoli complessivamente). Come aggiudicarsi questa opportunità? Tramite un concorso sull’applicazione Geneva International Motor Show. Saranno ben 11mila i sorteggiati.

www.saloneautoginevra.com