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L'hockey dei bambini

In mancanza dei playoff, tanto vale guardare alle prossime stagioni. Quelle in cui magari giocherà chi ha da poco imparato a muoversi sul ghiaccio.

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mélanie Türkyilmaz
23 marzo 2020
Senza più partite  e allenamenti, non ci resta che sognare l'hockey di domani.

Senza più partite e allenamenti, non ci resta che sognare l'hockey di domani.

Avremmo dovuto trovarci nel momento clou della stagione. I grandi a battagliare per la conquista del titolo o per mantenere il posto in National league, i piccoli a chiudere la stagione in festa, con i tradizionali tornei Young snakes organizzati dai Giovani discatori Turrita (Gdt). E invece il mondo dell’hockey, come tutto il resto, è stato costretto a fermarsi.

Prima che anche gli allenamenti fossero banditi per contenere l’epidemia in corso, abbiamo però avuto l’occasione di assistere a una sessione di gioco delle giovani leve della squadra bellinzonese. Per conoscere da più vicino il mondo dell’hockey per i bambini.

Avere buon pattinaggio e tecnica di bastone è fondamentale per un giocatore di hockey.

Ma oggi, a livello internazionale, si presta attenzione allo sviluppo del ragazzo nel suo insieme.

Meglio prima che poi

La prima cosa da sapere è che nell’hockey, a differenza di altri sport, cominciare tardi è un po’ più difficile. «Si può iniziare già a 3 o 4 anni. Ma molti bambini e bambine iniziano a 6 o 7 anni e va benissimo ugualmente», ci spiega Nicola Pini, responsabile del settore giovanile dei Gdt. Quando un bambino comincia a giocare a calcio, basket o pallavolo, sa già correre. Mentre nell’hockey, «imparare a pattinare con la tecnica giusta è importante», continua Pini. «A 5 anni bastano però un paio di lezioni per capire il principio di base. E poi si migliora».

«Non escludiamo comunque nessuno», ci tiene a precisare Matteo Mozzini, organizzatore dei tornei Young snakes, che si sarebbero dovuti tenere il prossimo weekend e quello successivo. «Semplicemente, cominciando tardi, ci può essere qualche difficoltà in più. Perché se non sai pattinare, fai più fatica a essere nel vivo del gioco. E quindi non ti diverti». Insomma, per chi vuole provare a giocare a hockey, meglio iniziare prima piuttosto che poi.

Ad ogni modo, l’hockey non è solo pattinaggio. Ma nemmeno solo tecnica di bastone. Tanto che, perlomeno ai Gdt, inizialmente i ragazzi vengono spronati a sperimentare diversi sport. «Perché la polisportività ti permette di acquisire competenze motorie che tornano utili anche nel tuo sport primario», ci dice ancora Mozzini. Ad averla portata nel club è stato però in particolare Nicola Pini, che di mestiere è docente di educazione fisica: «La nostra idea di polisportività è quella di creare un atleta, non più un giocatore di hockey».

Un altro aspetto da non sottovalutare è quello delle competenze sociali. «Diamo molta importanza allo sviluppo del ragazzo nel suo insieme, non solo sportivo-hockeystico», interviene ancora Matteo Mozzini. «È un trend anche a livello internazionale. Si comincia tutti ad aprire gli occhi sull’importanza di questo approccio. Una nutrizionista ha insegnato ai ragazzi cosa sono gli zuccheri, cosa sono i grassi. E con i ragazzi più grandi, quando si va in trasferta e si sta via anche il weekend, prevediamo delle ore di studio».

Contro i pregiudizi

Nicola

Pini

«In Ticino gli idoli dei bambini sono quelli del nostro hockey».

 

«Il nostro primo obiettivo è trasmettere passione ai ragazzi», afferma Nicola Pini. «La tecnica, la comprensione del gioco, sono tutte cose importanti. Ma noi mettiamo al centro la passione per l’hockey. Sin dallo slogan della nostra scuola hockey: “Crescere con passione per raggiungere un sogno”».

Ci sono però un paio di pregiudizi, riguardo a questo sport, che frenano molti genitori dal proporlo ai propri figli. Il primo è quello dei costi. Rispetto ad altre discipline, indubbiamente, l’hockey necessita più materiale. Non bastano un paio di scarpette, maglietta e pantaloncini. Ma nell’hockey, in questo senso, si viene generalmente incontro alle famiglie. Il materiale può essere noleggiato a un prezzo accessibile. E man mano che il bambino cresce, si possono sostituire i singoli pezzi di equipaggiamento diventati troppo piccoli, senza alcun costo aggiuntivo.

Il secondo pregiudizio riguarda la fisicità di questo sport, che alcuni si spingono ad associare addirittura alla “violenza”. «Finché non giochi a hockey, non puoi capire cosa vuol dire», osserva Nicola Pini. «Con indosso le protezioni e se ci si aspetta il contatto, raramente ci si fa male. Fino a 13 anni, poi, il corpo a corpo non è permesso. Rubare il disco, duellare, spingersi, questo sì. Però il body check, come vediamo fare agli adulti, è bandito».

«L’idea che l’hockey sia un gioco pericoloso è un mito da sfatare», conferma Matteo Mozzini. «Il contatto fisico, soprattutto nei bambini, è la cosa più naturale che c’è. L’hockey dei bambini non è uno sport rozzo, ma un’attività libera, in cui il contatto è permesso».

D’altronde la sicurezza è una priorità. Fino a 18 anni, la Federazione svizzera di hockey su ghiaccio impone a tutti i giovani giocatori di indossare un casco con la griglia, per riparare la faccia. «E noi abbiamo introdotto il casco obbligatorio anche per gli allenatori. Ci teniamo alla sicurezza, ma anche all’immagine, all’esempio verso i giovani», conclude Pini.

All'inizio nessuno è solo portiere, si provano un po' tutte le posizioni. 

Essendo speciale, è però un ruolo molto gettonato.

Sogni di National league

Per rientrare in pista, bisognerà però attendere la prossima stagione. E allora, già che ci tocca restare a casa, tanto vale sognare un po’.

«Gli idoli qui in Ticino sono quelli del nostro hockey», spiega Nicola Pini. «Il giocatore simbolo del nostro club è Michael Fora, che è cresciuto nei Gdt. Ma più in generale, gli idoli dei bambini sono i giocatori di Ambrì-Piotta e Lugano. Anche se poi tutti conoscono i vari Hischier, Josi, Fiala, Niederreiter». Gli svizzeri della Nhl, il campionato nordamericano. Del resto è la stessa Federazione a mettere a disposizione dei club di formazione i video delle loro imprese.

A differenza del calcio, i campioni da emulare appaiono comunque un po’ più nostrani. E non è un caso. «Abbiamo la fortuna di avere in casa un campionato di livello molto elevato», fa notare Matteo Mozzini. Ma c’è un altro aspetto da non sottovalutare. Non di rado, infatti, i figli dei giocatori di Lugano e Ambrì-Piotta sono compagni di squadra o avversari dei bambini che imparano a giocare a hockey in Ticino. Idoli a portata di mano, che di tanto in tanto da spietati scorer si trasformano in portaborse per i loro pargoli.

Ma che sogni sarebbero senza l’atmosfera che regala un derby o un grande torneo internazionale? In attesa di sapere cosa succederà ai Mondiali, che quest’anno si disputeranno – o si sarebbero dovuti disputare – a Zurigo e Losanna, ci facciamo raccontare dei tornei Young snakes. I bambini li aspettavano con trepidazione, in particolare per le maglie personalizzate che, a fine torneo, possono portare a casa come ricordo.

«Da sei anni abbiamo istituito il “Premio supporter”. Per i fan più colorati, simpatici e rumorosi», racconta Matteo Mozzini. «C’è chi si traveste, chi porta tamburi o mascotte, chi prepara coreografie o costruisce biscioni. Abbiamo anche avuto una decina di cheerleader, un corno delle Alpi e una ballerina di samba brasiliana che faceva il suo show».

Per quest’anno resterà un sogno. Ma quando non abbiamo altro, sono proprio i sogni a permetterci di guardare avanti. Sempre con passione. 


Scuole hockey in Ticino

Da Sud a Nord ecco dove iniziare:

  • Hc Chiasso
  • Hc Lugano
  • Hc Ceresio (Rivera)
  • Hc Ascona
  • Gdt Bellinzona
  • Hc Valle Verzasca (Sonogno)
  • Hc Valle Maggia (Prato Sornico)
  • Hc Ambrì-Piotta (Ambrì e Biasca)