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GIORNATA MONDIALE DELL'ACQUA

La bellezza dell'acqua dolce

La Giornata mondiale dell’acqua, che ha luogo il 22 marzo di ogni anno dal 1993, è una celebrazione delle Nazioni Unite che mette l’accento sull’importanza dell’acqua dolce. Per l’occasione, vi invitiamo a un tour del Ticino subacqueo.

FOTO
STELLA DEL CURTO / MICHEL ROGGO/ROGGO.CH/MAD
14 marzo 2020

 Fotografia scattata a Lavertezzo, in Valle Verzasca, nell'ottobre del 2018. (Foto Michel Roggo/Roggo.ch/ MAD)

Verzasca

Fotografia scattata a Lavertezzo in Valle Verzasca, nell’ottobre del 2018. «Il colore blu-azzurro dell’acqua in contrasto con la “duna di roccia” mi ha catturata ed è per questo che ho voluto immortalarla» precisa la fotografa Stella Del Curto.

 

Maggia

Fotografia scattata a Tegna, in Valle Maggia, nel maggio del 2019. «Rispetto al fiume Verzasca, la Maggia ha delle tonalità più sul verde. Ma anche qui l’acqua cristallina, associata alle rocce levigate, crea sempre uno spettacolo affascinante e dei riflessi stupendi» spiega Stella Del Curto.

 Fotografia scattata a Tegna, in Valle Maggia, nel maggio del 2019.

 

Lago della Sella

Stella Del Curto ha anche documentato dei laghi alpini. Questa fotografia è stata scattata al Lago della Sella sul San Gottardo, a circa 1 metro di profondità. «Il fatto che vi sia dell’erba dimostra come il lago subisca variazioni di livello (essendo un bacino artificiale) e come a volte l’erba cresciuta all’aria aperta venga poi sommersa».

Stella del Curto ha anche documentato dei laghi alpini.

L’autrice di queste immagini è Stella Del Curto. La giovane locarnese, database administrator e graphic designer di professione, negli anni ha sviluppato una vera e propria passione per il mondo subacqueo. «La passione per l’acqua è iniziata quando ero ancora bambina e, durante le vacanze estive, trascorrevo due mesi al mare in Abruzzo, da dove viene mia madre. Ma è nel 2007 che ho iniziato a fare immersione, qui, nel lago Maggiore. La prima immersione è qualcosa di indimenticabile, è stata una sensazione meravigliosa. Nonostante l’attrezzatura, in acqua provi un’enorme sensazione di libertà, ti muovi senza sentire la forza di gravità e vedi cose che nella vita di tutti i giorni non guardi. Mi ricordo anche che, durante quella prima immersione, ho visto un luccio, un pesce elegante nei movimenti e anche difficile da avvistare: è stato un incontro di buon auspicio. Nello stesso periodo in cui mi formavo all’immersione, vedevo altri sub che facevano anche foto subacquee. E dato che avevo già l’hobby della fotografia sulla terraferma, dedicarmi alle foto sott’acqua è stata una logica conseguenza. Prima però ho aspettato di essere abbastanza brava come sub». E da allora, il tempo libero di Stella Del Curto è dedicato a queste sue attività. Ad accompagnarla nei suoi shooting c’è spesso Raffaele Mazza, quello che è stato il suo istruttore e che oggi è suo compagno di vita e di immersioni.

Stella Del Curto

«La prima immersione è qualcosa di indimenticabile».

«Lei fa le foto, io il modello» sorride l’istruttore. In effetti, in tanti scatti si nota un sub, utile nella scenografia, perché permette, a chi osserva le immagini, di farsi un’idea delle dimensioni dei luoghi (come nella foto a pagina 23). «La difficoltà nella fotografia subacquea sta nella luce. Nel mare in genere l’acqua è più cristallina e la luce filtra meglio, nei laghi la colonna d’acqua assorbe maggiormente i colori, per questo lavoro con luci artificiali e flash, ma l’intento è di rendere l’immagine realistica».

Stella del Curto non è interessata solo all’aspetto estetico di questi paesaggi ma è anche impegnata nella preservazione dei laghetti alpini ticinesi. Tanto che nel 2014 cofonda il “Ticino Underwater Explorers”. «Siamo un gruppo di amici con la passione per le immersioni. Effettuiamo misurazioni, raccogliendo dati come il pH, la temperatura e la visibilità, per metterli a disposizione degli studiosi e permettere loro di seguire l’evoluzione di questi specchi d’acqua. Per ora abbiamo lavorato su tre laghetti (il lago della Sella, di Sascòla e il Sassolo) ma l’obiettivo è di estendere la raccolta dati ad altri laghi».

La bellezza delle acque ticinesi

Cosa c’è di bello da vedere nelle nostre acque? «I laghetti alpini hanno acque limpide e chiare, sono bellissimi. Prossimamente vorrei andare nel lago Barone, dove a volte ci sono delle lastre di ghiaccio che lo fanno sembrare un paesaggio artico. Nel Maggiore e nel Ceresio puoi trovare lucci, persici, bottatrici e anguille. Sempre nel Ceresio, in estate, puoi vedere anche piccolissime meduse – racconta Stella, mostrando gli scatti di questo animale tanto temuto al mare, ma innocuo e minuscolo in Ticino –. Per quanto concerne invece i paesaggi, i fiumi delle nostre valli sono magnifici, con le loro acque chiarissime, i bei giochi di luce e le rocce levigate. Uno degli scorci più belli del lago Maggiore è Punta Granelli, sul versante italiano, non lontano da Luino. La zona è molto apprezzata dai sub: vi si trova una parete rocciosa a strapiombo che chiamano anche la Viennetta, perché ricorda il famoso gelato con i suoi diversi strati rocciosi». Anche in inverno Stella e Raffaele effettuano immersioni, almeno un paio di volte a settimana. Parlano del lago e del- le sue particolarità come noi parliamo delle passeggiate del weekend in montagna.

Fotografie per sensibilizzare

Anche i coniugi luganesi Franca e Mauro Bernasconi conoscono i nostri laghi come le loro tasche: hanno iniziato a fare foto sott’acqua negli anni ’80. Ma con ruoli invertiti: lui è il fotografo, lei la modella. Nel 1994 hanno pubblicato un libro con suggestive foto di fiumi e laghi ticinesi, e per 20 anni, fino al 2007, hanno organizzato la Biennale internazionale dell’immagine subacquea a Lugano. La loro esperienza è iniziata prima che si parlasse di cambiamenti climatici. «Abbiamo visto cose che, purtroppo, oggi non si possono più vedere. Tanti posti che abbiamo visitato e che erano dei veri e propri paradisi acquatici, sono scomparsi» si rammaricano, menzionando i mari della California e della Papua Nuova Guinea. Su un iPad fanno scorrere decine di immagini scansionate dagli originali su pellicola, dei loro viaggi dagli anni ’80 ai primi anni del duemila: paesaggi marini di una bellezza mozzafiato, curiosi animali dai colori sgargianti. Alcune testimoniano di un mondo immerso e in parte scomparso, altre invece mostrano le ricchezze che ancora oggi i mari conservano: un monito e un omaggio per quello che c’è e che merita di essere preservato.


 Michel Roggo, fotografo subacqueo specializzato in paesaggi d'acqua dolce. (Foto Michel Roggo/Roggo.ch/MAD)

«A me piacciono i luoghi difficili»

Più volte premiato “Wildlife Photographer of the Year” e membro dell’International League of Conservation Photographers, il friburghese Michel Roggo ha documentato paesaggi d’acqua dolce di tutto il globo.

Da dove le viene la passione per le immagini subacquee e di acque dolci in particolare?

Ho iniziato a fare fotografia sulla terra ferma. Ma una volta sono stato in viaggio in Alaska e ho visto in un fiume migliaia di salmoni. Era una scena di una bellezza incredibile: tutti questi pesci rossi, il fondo scintillante e l’acqua cristallina... Mi dissi che dovevo immortalarla ma non avevo mai fotografato sott’acqua. Negli anni ‘80 non c’erano ancora gli strumenti tecnici per farlo, così ho realizzato io i miei attrezzi: ho sviluppato dei sistemi di aste telescopiche per fotografare sott’acqua stanto sulla terra ferma, a bordo acqua. Ma penso che la fascinazione per l’acqua mi venga da quando ero bambino: con i genitori, facevamo spesso delle grigliate lungo la Singine, pescavamo, nuotavamo. Crescendo, ho iniziato a pescare con la mosca e per farlo, devi capire il ciclo di vita degli insetti subacquei e dei pesci: impari ad osservare parecchio. Quando ho iniziato a fare fotografia è stato quindi naturale anche voler sapere cosa succedesse sott’acqua. E da allora non ho più smesso. Spesso conosciamo i mari grazie ai documentari: tutti abbiamo visto le barriere coralline e i delfini. Ma sappiamo poco cosa c’è da noi. Ecco, io è questo che volevo sapere.

La cosa curiosa è che lei è un fotografo subacqueo professionista e pluripremiato da 32 anni, ma ha iniziato a immergersi solo nel 2013...

Sì, ho iniziato a fare immersione a 62 anni! La grande fotografa tedesca Leni Riefensthal per me è stata un esempio. Non per le sue idee politiche (era una sostenitrice di Hitler) ma perché ha iniziato a fare immersione a 70 anni e a 95 si immergeva ancora a filmare gli squali. Il suo percorso mostra quello che puoi fare anche se non sei più giovane. Non rimpiango di avere imparato a immergermi tardi: da una parte in questo modo ancora oggi mi restano molte cose da scoprire e dall’altra in passato ho potuto fotografare animali pericolosi come orsi e coccodrilli solo perché stavo fuori dall’acqua. Oggi posso sfruttare tutte queste tecniche diverse e ho enormi possibilità: fotografare dal bordo, facendo snorkeling o immersione.

Quale predilige?

Non una in particolare. Innanzitutto visualizzo l’immagine che vorrei scattare, solo dopo penso alla soluzione tecnica che mi permette di farla. La gente mi dice “puoi fare questa foto perché hai l’apparecchiatura giusta” ma non è così. Ho l’apparecchiatura giusta perché voglio scattare quella foto. Sono un fotografo, non un tecnico o un sub. È la curiosità che mi spinge a fare quello che faccio, e anche la certezza di trovare qualcosa che non è ancora stato osservato.

Venendo agli animali. C’è qualche incontro ravvicinato con animali che l’ha toccata profondamente?

Sicuramente quello con gli orsi. Qualche anno fa ho ricevuto il permesso piuttosto raro di scattare foto subacquee in Kamtschaka, dove ci sono grandi orsi bruni. In quell’occasione, li ho fotografati utilizzando l’asta dal bordo, a circa 5 metri di distanza. Ho avuto la fortuna di poter fotografare e filmare un maschio dominante, un esemplare da 600 chili, che ha tollerato la mia presenza, ma se avesse voluto, con uno balzo mi avrebbe raggiunto. Bisogna essere prudenti ma per esperienza so che se non hai paura e se fai capire all’orso che non lo disturbi nella sua pesca al salmone, tollera la tua presenza. Con i coccodrilli è diverso: in quel caso, so che se cado in acqua sono un uomo morto. In novembre sono riuscito a fotografare un caimano dal bordo, ma a un certo punto mi ha strappato l’asta a cui era attaccata la fotocamera. L’ho ritrovata un quarto d’ora dopo perché era incastrata in un sistema galleggiante: era tutta danneggiata, ma ho ottenuto centinaia di scatti della sua bocca.

Cosa consiglierebbe a chi volesse mettersi alla foto subacquea?

Oggi è più facile perché ci sono piccole camere stagne per andare sott’acqua. Ma direi di iniziare con cose semplici, in un ruscello o in un lago con acque chiare, non iniziare per esempio nella Verzasca, che con le sue correnti può essere pericolosa. Bisogna capire se si può fare qualcosa di speciale e non andare subito nel Mar Rosso. È come con la musica: non basta comprare una chitarra per diventare un musicista. Ci sono due aspetti per essere un buon fotografo: quello creativo e quello tecnico e puoi impararne solo uno. La creatività la puoi curare. A me per esempio piace andare a mostre ed esposizioni, non necessariamente di foto, come alla Kunsthalle di Zurigo o al Tate di Londra, dove avevo visto una mostra su Turner. Tornando ho voluto fare una serie di fotografie astratte sott’acqua a Düdingen, accanto all’autostrada. Detto così sembra qualcosa di banale, ma ci sono paesaggi di una bellezza incredibile: quelle foto sembravano quadri.

Quale foto vorrebbe ancora scattare?

Oggi si sa che c’è acqua su Marte, ma è un po’ lontano – sorride –. Scherzi a parte, non ho dubbi, so esattamente dove voglio andare e cosa fotografare. In novembre ho fatto un viaggio test al Rio Negro. Sono felice come un bambino di tornarci, nuotarci e fare foto in quel mondo sommerso. L’Amazzonia è un luogo impressionante, pieno di vita, dalle condizioni difficili; e a me i luoghi difficili piacciono, perché gli altri non ci vanno. Non è come il Mar Rosso, dove fa caldo, l’acqua è limpida, ci sono un sacco di pesci e di infrastrutture. Dove vado io non c’è niente, piove, fa buio, l’acqua è spesso torbida, i pesci scappano, ci sono anaconde, piranha, caimani neri, anguille elettriche, razze: è questo che mi piace. Bisogna essere prudenti, ma c’è il fascino della scoperta, di fotografare cose che nessuno ha mai visto prima. La mia guida vive lì, conosce bene il luogo. Mi fa scoprire tante cose e io da parte mia, con il drone, posso fargli vedere la sua terra da un punto di vista che non conosce: scopriamo insieme un piccolo lembo di terra sulle rive del Rio Negro. Il bello è che so che potrei lavorarci una vita e vedere sempre cose nuove.