La frittata di Natale | Cooperazione
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CULTURA
RACCONTO

La frittata di Natale

Il racconto di Natale 2020 di Cooperazione, scritto dal moderno cantastorie Luca Chieregato e illustrato da Alessia Bussini.

FOTO
ALESSIA BUSSINI
17 dicembre 2020

Ho una strana avventura da raccontare.

Mi è successa l’anno scorso, a poche ore dal Natale.

Forse non mi crederai. Io te la racconto, poi tu deciderai.

Era la sera della vigilia, e io me ne stavo a casa da solo: niente paura, ci sono abituato. Non sono sposato, niente bambini intorno, nessuna cena natalizia in arrivo; verso le nove mi è venuta fame e così ho pensato di prepararmi una frittata. Certo, avrei potuto cucinare qualcosa di più gustoso, ma alla fine ho pensato che andava bene così: tanto non devo cucinare per nessuno, mi son detto. Sono andato al frigorifero, l’ho aperto e…

 

… L’attimo dopo mi sono ritrovato in un bosco, tutto di neve ricoperto.

Intorno, il paesaggio dell’inverno: freddo e deserto.

E il mio frigo? E adesso, per tornare a casa, dove mi dirigo?

Ho iniziato a camminare sul manto bianco: dune di neve, ovunque girassi gli occhi, poi ho sentito nell’aria alcuni rintocchi. Ho visto arrivare da lontano alcuni bambini che si tenevano per mano; quando erano a pochi passi da me, mi sono accorto che non erano bambini: erano elfi! Portavano il cappello a punta, sembravano vestiti da carnevale e mi hanno cantato: benvenuto nel villaggio di Babbo Natale!

L'AUTORE

Luca Chieregato

Luca Chieregato, moderno cantastorie, gira tra piazze, teatri, scuole, ristoranti e aziende raccontando storie di sua invenzione. Alcune di queste sono racchiuse in piccoli scrigni magici, disegnati da Alessia Bussini, che si chiamano Scatofavole. Per saperne di più, il suo sito è: www.lucachieregato.it

Sto sognando? Ho chiesto.

Niente affatto! Mi hanno risposto. Vieni, è tutto pronto!

Tutto pronto per cosa? Ho domandato. Potete dirmi per favore dove stiamo andando? Io ero in cucina, stavo per farmi una frittata… che disavventura mi è capitata?

Loro cantavano e sorridevano. Poco dopo, le dune bianche hanno lasciato il posto a pini e abeti; poi sono arrivate le luci, le voci, e dopo una piccola collina… l’ho visto.

Era proprio il villaggio di Babbo Natale! Con le casette, le lucine... Stava al centro di una piccola valle – nel mio frigorifero! – circondato dagli alberi e dalla neve; riluceva di azzurro, come se fosse immerso nella Luna. Io continuavo a strabuzzare gli occhi. Non avevo mai creduto a Babbo Natale, neanche da bambino. E ora non sapevo cosa pensare, né come comportarmi. Gli elfi cantavano, allegri.

Siamo arrivati nella piazza del villaggio: tutto intorno era calmo. Un vento bianco lasciava scie di neve nell’aria, sembrava zucchero filato. Gli elfi mi hanno portato davanti a una piccola casetta e mi hanno detto: entra. Babbo Natale ti sta aspettando!

Ero un po’ imbarazzato. Vuole vedermi? Ho chiesto.

Un elfo si è avvicinato e mi ha sussurrato: anche tu vuoi vederlo, in fondo. Non è così?

In effetti, ero piuttosto curioso.

Ho bussato: nessuna risposta. Ho bussato ancora, la porta si è aperta.

C’era una piccola stanza con un grande specchio.

Mi sono guardato: ero molto, molto vecchio. Avevo la barba bianca, pesavo almeno cento chili; portavo gli stivali e un vestito rosso. Mi è preso un tuffo al cuore!

Alla mia destra c’erano le scale, le ho salite di corsa rischiando di farmi male; ora ero in una piccola stanza con un balcone, mi sono affacciato e sotto di me si era riunito tutto il villaggio: gli elfi sono scoppiati in un applauso generale, e allora ho capito che io ero… Babbo Natale!

Ho sceso le scale, sono uscito di corsa, ma ora la piazza era vuota.

Davanti a me c’era una slitta con dodici renne e il saccone dei regali.

Non sapevo più cosa pensare. Ma… cosa devo fare?!

Devi andare, ha detto una piccola voce, mancano solo due minuti alla notte di Natale.

Mi sono voltato e dietro di me c’era una bambina. L’avevo già vista, chissà dove.

Come ti chiami? Ho domandato.

Mi chiamo Emma, e sono la tua mamma.

Era la mia mamma da bambina! Il mio frigo continuava a regalarmi sorprese.

Mamma, ma… come è possibile?

Non preoccuparti, ha detto lei. Gli elfi mi hanno svelato che ogni anno, la sera della vigilia, il villaggio sceglie una persona speciale, e quella persona diventa Babbo Natale.

Ero confuso. Ma io non sono una persona speciale, le ho detto. Sono una persona come tutte le altre. Vivo da solo, non mi piace il Natale… quest’anno non ho neanche fatto l’albero! Non potevano scegliere qualcuno di più… dai, mamma, è ridicolo! Ho sempre pensato che Babbo Natale non esiste, anche quando ero bambino, lo sai. E adesso ancora di più!

Babbo Natale sei tu, ha detto lei. Certo che esiste! Gli elfi ti hanno scelto.

E hanno scelto male! Io non sono all’altezza, ho detto.

Perché dici così, tesoro mio? Ha detto la mia mamma. Perché dici così?

E l’attimo dopo era in lacrime, come una bambina.

L’ho abbracciata. Per un istante ho pensato che forse non lo avevo mai fatto, davvero. Era bella da abbracciare, da bimba. E poi ho pensato che c’erano un sacco di cose che non avevo mai fatto: non avevo mai trovato un bosco di neve nel frigorifero; non avevo mai visto il villaggio degli elfi e… non avevo mai guidato una slitta!

Mamma, scusami, le ho detto. Non so davvero che cosa pensare.

Allora non pensare, mi ha detto lei. Non pensare: senti.

Cosa devo sentire?

La luce della neve, nel cuore. Piccolo mio, se gli elfi hanno scelto te, un motivo c’è, mi ha detto asciugandosi le lacrime. Se ti hanno scelto, vuol dire che Babbo Natale puoi essere anche tu. Sei disposto a essere generoso, per una notte? A portare regali a ogni persona di questo mondo, senza distinguere tra simpatici e antipatici? Questo fa, Babbo Natale: regala, senza chiedere niente in cambio. Te la senti di regalare?

Erano bastate quelle poche parole di mia mamma bambina perché nel mio cuore scendesse la calma. La calda calma del cuore. Scendeva leggera, dolce, come la neve del villaggio che sembrava zucchero filato.

E così… io sono Babbo Natale, ho detto a bassa voce.

Questa notte sì, ha detto la mia mamma bambina tutta orgogliosa. E ora vai: è mezzanotte!

Ho dato un bacio alla mia mamma, aveva i capelli profumati; sono salito sulla slitta, una scia di neve ha disegnato un tragitto. Ho detto: oho! Come se l’avessi sempre saputo dire.

Le dodici renne hanno fatto una specie di nitrito, e via…

 

… L’attimo dopo stavo aprendo il frigorifero di casa mia.

Ho preso due uova. Poi sono andato allo specchio: ero tornato.

Sul mento mi era rimasto un filo di neve, e sapeva di zucchero filato.

Mi sono preparato una bella frittata. Ma prima ho apparecchiato la tavola, ho messo le posate belle e il bicchiere di cristallo. E ho cucinato la frittata più buona che potessi fare: non era solo per me, era per Babbo Natale.

So che potresti non credermi. Oppure puoi credermi, se ti va.

Se Babbo Natale sono io, ho pensato, allora puoi esserlo anche tu. Sei tu quando scegli un pensiero, lo impacchetti e sorridi immaginando il sorriso di chi lo aprirà… chissà che faccia farà! Sei tu quando inventi una sorpresa e non ti risparmi, quando scegli una carezza e posi le armi. L’anno scorso è capitato a me, e di quella notte non ricordo quasi niente: ricordo solo quell’attimo in cui ho abbracciato la mia mamma, e ho sentito la luce della neve dentro di me. La notte è volata in un minuto, così come io sono stato vecchio e mia mamma bambina, e forse tutto è accaduto nello stesso istante, e magari quest’anno sarai tu a guidare la slitta volante. Magari starai aprendo la porta del bagno, o magari starai salendo in ascensore… non conta la barba, la slitta, l’età: conta l’amore. Se doni, se riesci a donarti, se per qualche istante riesci ad amarti; se pensi che ognuno possa essere speciale… allora sì, anche tu sei Babbo Natale.

E così, questa è la storia di quando ho scoperto che il villaggio degli elfi non si trova al Polo Nord o in Lapponia, ma tra le zucchine e la macedonia, tra la mozzarella e l’insalata.

E che per volersi bene, a volte, basta una frittata.