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La gelosia che si autoinvita

In famiglia arriva il secondogenito e il primo comincia a comportarsi male. Capire il disagio del maggiore è importante. Facciamo il punto con la psicologa Marialuisa Campari Vella.

21 settembre 2020
Marialuisa Campari Vella: «Si crede che più è grande il divario di età tra i fratelli, minore sarà la gelosia, ma non è una regola».

Marialuisa Campari Vella: «Si crede che più è grande il divario di età tra i fratelli, minore sarà la gelosia, ma non è una regola».

Alle sorellastre di Cenerentola, nella fiaba originale dei Fratelli Grimm, prima che Walt Disney edulcorasse il finale, veniva riservata una fine orribile. Ree di essere state gelosissime di Cenerentola e di averle causato solo disgrazie, il giorno del suo matrimonio due colombe cavano loro gli occhi. Di che rimanere allibiti.

Ogni famiglia con più di un figlio ha dovuto far fronte a degli attacchi di gelosia: c’è chi si dimentica che ha già tolto il pannolino, chi accarezza il bebè calcando la mano e chi finge indifferenza sperando che il pargolo urlante torni da dove è venuto. Ma questo comportamento è normale? Risponde Marialuisa Campari Vella, psicologa specializzata in psicoterapia Fsp/Atp. «Durante l’infanzia la gelosia è un aspetto frequente e naturale dello sviluppo e non va drammatizzata. È uno stato emotivo che può presentarsi in ognuno di noi e in qualsiasi epoca della vita. Segnala il timore di perdere un legame affettivo importante, in relazione alla comparsa di un possibile rivale. Il bambino che trascorre il primo periodo della sua vita come figlio unico deve affrontare un grande cambiamento. Nella relazione con i genitori dovrà accettare di dividere lo spazio che fino a quel momento era suo. Un bambino di due o tre anni non può comprendere le esigenze di cura di un neonato e può accadere che pensi di essere messo in disparte perché si è comportato male. Può anche desiderare di tornare piccolo, mostrandosi improvvisamente incapace rispetto agli apprendimenti che sembravano conquiste sicure».

Sbagliare per correggere il tiro

I genitori si devono preoccupare? «Può accadere che il primogenito regredisca o che abbia gesti ostili nei confronti sia del neonato che dei genitori. Si tratta di impulsi improvvisi, conseguenza dell’intensità delle emozioni che assalgono il bambino in questo periodo particolare».

Per la psicologa, se il maggiore diventa aggressivo, è necessario che il genitore blocchi fisicamente il bambino. In questi casi un atteggiamento fermo e contenitivo aiuta il primogenito a comprendere i limiti che non è ancora in grado di rispettare da solo. Ma i genitori devono stare attenti a non farsi trascinare dalla collera, perché potrebbero ferire il bambino e amplificarne la gelosia. Inoltre è opinione comune che un bambino piccolo, tra i due e i cinque anni, sia più esposto a sentimenti acuti di gelosia. Ma non è una regola. Ogni bambino è diverso, ha un suo temperamento, un suo contesto familiare e ambientale.

Un bambino geloso, lo sarà per tutta la vita? «I bambini provano una varietà di sentimenti nei confronti dei fratelli, non soltanto gelosia, invidia o rivalità. Con lo sviluppo di linguaggio e pensiero – e soprattutto attraverso il gioco e la capacità immaginativa – fratelli e sorelle organizzeranno la loro area di intesa, complicità e solidarietà. Affetto, tenerezza e amicizia si esprimeranno con maggior spontaneità, e prenderanno il sopravvento su rabbia, rivalità e gelosia. Sentimenti che possono presentarsi in tutti durante il periodo della crescita. Del resto è anche attraverso le provocazioni che i fratelli si mettono alla prova».

Esiste una ricetta? «I genitori non dovrebbero confrontarsi con “ricette preconfezionate”, ciò che preclude una migliore conoscenza dei figli e di sé stessi». Più che facili consigli trovati su internet, nel genitore non dovrebbe mancare la consapevolezza che gli errori sono inevitabili. Basta avere l’umiltà di riconoscerli e la volontà di correggere il tiro. È così che si sconfiggono le truci colombe.


I cinque consigli della psicologa

  1. Fate partecipare il maggiore alle cure del fratellino, proteggendo il neonato dagli slanci eccessivi dei fratelli più grandi.
  2. Nel caso di comportamenti aggressivi, dedicate al maggiore momenti privilegiati per discuterne.
  3. Adottate un atteggiamento di apertura e di scambio, per mostrare ai vostri figli la varietà e la complessità delle emozioni.
  4. Riflettete sulle vostre reazioni impulsive: è il modo ­migliore per costruire nuovi ­equilibri o ­ adattamenti.
  5. Evitate di mandare al maggiore segnali di disapprovazione, abbandono e rigetto, ciò che lo farebbe sentire più giudicato che compreso.