La scuola al centro del villaggio | Cooperazione
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SOCIETÀ
GIOVANI E IMPEGNO ECOLOGICO

La scuola al centro del villaggio

Suggestivo progetto in corso alla SPAI di Locarno. Un’idea incentrata su multiculturalismo e sostenibilità. Un modo diverso di stare tra i banchi. Con un melo che diventa protagonista.

FOTO
Massmo Pedrazzini
19 ottobre 2020
Da sin.: Cheyenne Tiziani, Amanda Marchetti, Gionata  Ferrari, Lenny Danelon.

Da sin.: Cheyenne Tiziani, Amanda Marchetti, Gionata Ferrari, Lenny Danelon.

Un albero di mele accanto alla scuola. Lo hanno piantato di recente alcuni studenti della Scuola professionale artigianale e industriale (SPAI) di Locarno. È il simbolo di un modo diverso di stare tra i banchi. E fa parte del progetto “La scuola al centro del villaggio”, varato nel 2012, e potenziato nel 2016, dal docente di italiano Lorenzo Scascighini (50 an- ni). «Multiculturalismo e sostenibilità sono le nostre parole chiave. L’idea, utopica, è che la scuola diventi una sorta di punto di riferimento per la società».

Ragazzi che stanno imparando un mestiere, ma che si stanno anche formando come persone. Ai giovani vengono proposte esperienze che permettono di crescere dal lato umano. Si va dal gemellaggio con una scuola di Cluj, in Romania, all’organizzazione di conferenze su temi etici, o ambientali. «Questo modo di fare scuola mi ha cambiata. Ad esempio, ho capito l’importanza di mangiare sano e nel rispetto del pianeta. E a casa mia ho fatto l’orto». Amanda Marchetti, 18 anni, studia informatica. Con lei c’è la compagna di classe Cheyenne Tiziani, 20 anni. «Io cerco anche di stare attenta all’ecologia. E lo ricordo ai miei famigliari».

«L’orto è una presenza silenziosa che ci ricorda di rispettare la terra»

Lorenzo Scascighini

Sempre nei pressi della sede di Locarno, Scascighini ha creato un orto. «Una presenza silenziosa che ci ricorda l’importanza di rispettare la terra. C’è anche una coltivazione di mais. Per poi cucinare la polenta a chilometro zero. Proprio per approfondire questo aspetto, una volta all’anno organizziamo la settimana del gusto, in cui si punta sui prodotti locali».

Di recente i ragazzi della SPAI di Locarno hanno avuto come ospite Dick Marty. «Ci ha parlato dei concetti di democrazia e responsabilità – sottolinea Scascighini –. Ma abbiamo ospitato anche personaggi come il giornalista Aldo Sofia, dopo la strage del Bataclan, o come il fotografo Gian Paolo Minelli, che lavora nei quartieri poveri di Buenos Aires. Una citazione la merita anche Silvia Dragoi. Faceva la maestra in Romania. Ha vissuto i periodi del comunismo e della dittatura. Oggi fa la badante in Ticino».

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Aprirsi al mondo

«L’idea – fa notare Lenny Danelon (20 anni), neo elettronico che sta seguendo l’anno di maturità a tempo pieno – è di aprirsi al mondo. Nell’immaginario collettivo la scuola rappresenta qualcosa di noioso. Ma fare scuola così è bellissimo, ti senti protagonista attivo, capisci che puoi avere un ruolo nel mondo come persona». «L’esperienza in Romania, ad esempio, ci ha fatto capire tante co- se – aggiunge il compagno di corso Davide Berri (20 anni) –. Ci sono numerosi pregiudizi verso i rumeni. Noi siamo andati da loro, abbiamo visto come vivono. Abbiamo appreso valori che ci aiutano a capire meglio chi scappa dalla guerra o dalla povertà».

Gionata Ferrari (20 anni), terzo componente del gruppetto, specifica: «Stia- mo vivendo qualcosa di diverso rispetto alle lezioni classiche e settoriali. Siamo spinti a uscire dagli schemi».

Non è una perdita di tempo

Da autorità scolastiche e politiche sono arrivati più volte applausi per il progetto coordinato da Scascighini. Anche se non manca qualche scettico. «Non è una perdita di tempo. Io vedo la scuola come un luogo in cui si formano non solo professionisti o studenti. Ma anche e soprattutto individui. Chi frequenta la SPAI solitamente deve già dividersi tra scuola e lavoro. È impegnativo. Un giovane potrebbe dire di averne già abbastanza. Ma quando ci sono di mezzo queste proposte supplementari noto sempre un entusiasmo enorme».