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Anno bisestile

Nascere il 29 febbraio

Il 2020 è un anno bisestile. Una buona occasione per incontrare chi è nato nel giorno che non (sempre) c’è. A cominciare da Teresa Dazzi, venuta al mondo in questo giorno di ottant’anni fa.

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Sandro Mahler
24 febbraio 2020
Teresa Dazzi, nata il 29 febbraio 1940, si appresta a festeggiare per la ventesima volta il suo compleanno.

Teresa Dazzi, nata il 29 febbraio 1940, si appresta a festeggiare per la ventesima volta il suo compleanno.

La buona educazione vuole che non si chieda mai l’età a una signora. Ma dato che la signora in questione, Teresa Dazzi, sta per festeggiare il suo ventesimo compleanno, si può fare un’eccezione. Vi riveliamo quindi la sua data di nascita: 29 febbraio 1940. E no, non si tratta di un errore. Quest’anno sarà davvero solo la ventesima volta che potrà festeggiare l’anniversario della sua nascita.

Nella sua casa di Chironico, in Leventina, la signora Dazzi ci accoglie con delle ottime… chiacchiere, preparate da lei con le uova delle sue galline. E ci racconta con orgoglio che in settimana cucina ancora il pranzo ai due figli, proprietari della tipografia omonima presente da 30 anni in paese. «Questo mi dà gioia e mi rende giovane, perché scambiamo due parole e si discute di cose di famiglia. Anche mia figlia viene a trovarmi da Lugano quando può, magari la domenica».

Qualunque sia il suo segreto, Teresa Dazzi ha davvero la vitalità di una quasi 20enne.

Teresa Dazzi con una sua gallina davanti al castagno centenario di Chironico.

Non esattamente ogni 4 anni

Festeggiare due volte…

oppure nessuna

Nata il 29 febbraio 1952, Dominique Tillmanns ha risolto brillantemente il problema di come festeggiare il proprio compleanno. «Negli anni bisestili la festa è immensa», ci racconta sua figlia, la scrittrice ginevrina Lolvé Tillmanns. «Altrimenti festeggia per due giorni di fila, dal 28 febbraio al 1° marzo». Una piccola tradizione «cominciata grazie ai miei genitori», ci conferma la diretta interessata. Altro vantaggio: «nessuno si dimentica del mio compleanno. I nati il 29 febbraio sono sicuramente fra quelli che ricevono più biglietti d’auguri. Ogni quattro anni, ovviamente». Eppure c’è stato anche il rischio che, ufficialmente, questa non fosse la sua data di nascita: «I miei genitori, in effetti, avrebbero potuto scegliere di registrare la mia nascita il giorno prima o quello dopo. Ma sono nata a mezzogiorno. Era un segno!». All’opposto troviamo Ambra Galassi, di Rimini, nata il 29 febbraio 1984. «Da piccola ho sempre odiato le feste di compleanno. Ho la Sindrome di Asperger, una forma di autismo. Il chiasso e le persone mi mettono molto a disagio. Mi sono quindi sempre ritenuta fortunata a essere nata in questo giorno, che tre volte su quattro non c’è. Così evito auguri, regali e festeggiamenti vari. E anche negli anni bisestili, quando posso, faccio finta di nulla».

Al 31 dicembre 2018, secondo l’Ufficio di statistica del Cantone, in Ticino vivevano 208 persone nate il 29 febbraio. Un giorno particolare, perché presente nel calendario solo ogni quattro anni, con qualche eccezione. Per essere bisestile, infatti, un anno deve essere divisibile per 4, come lo è il 2020. Ma questo non vale per gli anni secolari, che devono essere divisibili per 400. Il 2000 era quindi un anno bisestile, il 1900 invece no, come non lo sarà il 2100. E questo fa sì che alcune persone, fra cui Teresa Dazzi, nascono in un giorno che non sempre esiste nelle nostre agende.

«Quando ero bambina non si festeggiava. Eravamo nove fratelli. Non si potevano festeggiare tutti i compleanni. Eravamo tutte famiglie numerose, qui in paese», racconta lei, che è nata, cresciuta e ha sempre vissuto a Chironico.

«Adesso però un pranzetto ogni quattro anni con tutta la famiglia me lo concedo. Si rimarca l’evento, perché il 29 febbraio è comunque una data un po’ speciale. E quest’anno per gli 80 anni sarà ancora più speciale. Festeggerò al ristorante con figli e nipoti e con tutte le mie sorelle e il fratello che sono ancora in vita, e con due amici».

Il giorno che non c’è

La probabilità di nascere un 29 febbraio è una su 1.461.

Ma negli anni non bisestili, come si fa? «Io personalmente festeggio sempre il 28», continua Teresa Dazzi. «Amici e conoscenti invece si fanno vivi per gli auguri il 1° marzo». Le chiediamo se non è forse perché, come si dice, fare gli auguri in anticipo porta male. «Ma io sono nata in febbraio, non sono nata in marzo», fa notare lei. «E allora preferisco festeggiare il 28. O il 29, quando c’è».

Che fossero bisestili o no, gli anni passati sotto i suoi occhi vispi sono comunque 80. «Chironico è cambiato molto. Prima avevamo la posta, le scuole, diversi esercizi pubblici. Ora, resta la scuola dell’infanzia, un negozio e un ristorante. E le case si svuotano». Alcune cose però rimangono. O tornano. Infatti, da settembre Teresa Dazzi ha di nuovo delle galline, che le regalano uova fresche ogni giorno.

«Le avevo già in passato, quando c’era ancora mio marito Natale. Le portavamo in montagna, a Gribbio, dove passavamo tutta l’estate, da metà aprile fino a fine ottobre. Lui faceva il guardiacaccia per la bandita del Campo Tencia. Quello era il suo luogo di lavoro. E io lo seguivo con i bambini, quando erano piccoli, e con gli animali. Avevamo delle capre, i maiali, le galline, un gatto. E le api. Siamo arrivati ad avere 25 arnie. Le portavamo anche a Gribbio. Lassù il miele era buonissimo».


Francesco Fumagalli, membro del comitato direttivo della Sat.

Una questione di meccanica celeste

Le origini dell’anno bisestile, spiegate dalla Società astronomica ticinese.

Perché esiste il 29 febbraio?

Perché la Terra non impiega esattamente 365 giorni a compiere un giro completo attorno al Sole, bensì 365 giorni 5 ore 48 minuti e 46 secondi.

Da quando esiste questa correzione nel calendario?

La conoscenza che la rivoluzione della Terra attorno al Sole non dura 365 giorni esatti risale già all’Antica Grecia. Mentre nel 45 a. C. Giulio Cesare introdusse un calendario che già prevedeva un anno bisestile ogni quattro, dato che si pensava che questa differenza fosse di 6 ore. Una riforma aggiuntiva avvenne nel 1582, perché questa piccola imprecisione, nei secoli, aveva generato una differenza di 11 giorni. Gli astronomi vaticani lo fecero presente a Papa Gregorio XIII, che eliminò un anno bisestile ogni 100 anni circa, imponendo al contempo che dal 4 di ottobre si passasse direttamente al 15, facendo diventare il 1582 l’anno più corto della storia: 355 giorni.

Il nuovo calendario venne subito adottato da tutti?

Nei paesi cattolici sì, mentre negli altri ci volle più tempo. L’ultima a mettersi “in regola” fu la Russia sovietica. Ma ancora oggi la Chiesa ortodossa non riconosce come valida la riforma di Papa Gregorio XIII. È per questo che le festività del Natale e del Capodanno ortodosso sono oggi spostate di 15 giorni rispetto a quelle cattoliche. E la discrepanza tra i due calendari aumenta con il passare dei secoli, ovviamente.

Un’ulteriore correzione è il “secondo intercalare”. Di cosa si tratta?

È un aggiustamento di un solo secondo che viene effettuato per compensare piccoli e irregolari rallentamenti della rotazione della Terra. La causa sono degli spostamenti di grandi masse di materia nelle profondità del mantello terrestre e non ha nulla a che fare con la “meccanica celeste”, che regola i moti di rivoluzione del nostro pianeta intorno al Sole.


Improbabilità statistiche

La probabilità di nascere un 29 febbraio è generalmente di una su 1.461, che equivale al numero di giorni presenti in ogni ciclo di quattro anni. Ma c’è anche chi sfida le statistiche. James Milne Wilson, premier della Tasmania dal 1869 al 1872, riuscì nell’impresa di nascere e morire un 29 febbraio (*1812-†1880). Altre due prodezze statistiche risultano invece fra i “Guinness world records”. La famiglia Keogh conta ben tre generazioni nate il 29 febbraio: Peter Anthony (*1940), suo figlio Peter Eric (*1964) e sua nipote Bethany Wealth (*1996). Exploit diverso ma altrettanto incredibile è quello dei coniugi norvegesi Karin e Henry Henriksen, che hanno messo al mondo tre figli nati tutti il 29 febbraio: Heidi (*1960), Olav (*1964) e Leif-Martin (*1968).