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COSTUMI DA BAGNO

Scandalo sulla spiaggia

Nel corso del XX secolo il costume da bagno, maschile e femminile, ha subito una profonda evoluzione estetica e culturale. Dal costume intero al bikini, dai pantaloncini agli slip. Una storia appassionante.

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Keystone, Alamy
10 luglio 2020
Il pezzo unico  è quello più popolare, nonostante l'invenzione del bikini nel 1946. Per gli uomini, prima degli anni '30, svelare  il torso era spudorato.  E oggi? I tagli  retrò stanno tornando  di moda!

Il pezzo unico è quello più popolare, nonostante l'invenzione del bikini nel 1946. Per gli uomini, prima degli anni '30, svelare il torso era spudorato. E oggi? I tagli retrò stanno tornando di moda!

Torniamo un po’ indietro. Nell’Ottocento, quando dominava un grande pudore. I primi bagni, per esempio, si facevano protetti da sguardi indiscreti. «Al lido di Lullin, a Ginevra, si offriva la possibilità di fare il bagno nascosti dietro a un muro addirittura dal 1710», spiega Lionel Gauthier, curatore del Museo del Lemano. Idem, per restare sempre nella Svizzera romanda, per il Bains des Dames a Neuchâtel o il lido Rochat di Losanna. A Vevey, verso il 1850, venne introdotta una cabina da bagno con le ruote da spingere in acqua, così le donne potevano entrare da un lato e poi fare il bagno dall’altro senza essere viste. Non esistevano invece ancora né l’idea di oziare in spiaggia né il costume. Le donne entravano in acqua con i loro lunghi vestiti, gli uomini in biancheria intima, anch’essa lunga.

Le cabine da bagno su ruote, spinte in acqua, permettevano alle donne di entrare da un lato e di fare il bagno dall'altro. In abiti lunghi e senza essere viste.

Un’altra curiosità è che nessuno nuotava: ci si limitava a una rinfrescatina. Poi qualcuno pensò a un capo d’abbigliamento apposito. «I primi costumi da bagno femminili erano composti anche da sei pezzi: non solo un pantalone a sbuffo che scendeva fino a nascondere le ginocchia e una tunica, ma pure delle calze, una cuffia, un corsetto e una vestaglia, che si toglieva prima di entrare in acqua», racconta Diana Le Dinh, curatrice del Museo storico di Losanna. E com’era il costume da bagno maschile? Spesso a righe, si componeva di un paio di mutande lunghe fino al ginocchio e di una maglia da abbottonare, a maniche corte o lunghe. Una soluzione ben più pratica per il nuoto.

La sportiva australiana Annette Kellerman causò uno scandalo realizzando un costume da bagno più adatto a nuotare. Venne processata e ne uscì vittoriosa.

Scoprire il corpo: il primo due pezzi

All’inizio del XX secolo, l’australiana Annette Kellerman, pioniera del nuoto femminile, rinunciò al pantalone a sbuffo, che si addiceva al “gentil sesso”, ma impediva di nuotare, e confezionò un costume aderente ispirato al modello maschile. Fu uno scandalo! Kellerman fu costretta a difendersi davanti a un giudice, invocando il diritto alla libertà di movimento in acqua. Ottenne ragione, e fu così che le donne potettero finalmente indossare un costume simile a quello dei maschi.

Alla fine degli anni Venti del secolo scorso si cominciò a lasciare scoperta la schiena per favorire l’abbronzatura. Fu un grande cambiamento, perché fino ad allora si prediligeva una carnagione chiara. Il due pezzi, con mutande a vita alta, è invece un’invenzione del 1932, ma faticò non poco ad imporsi.

1946 Il bikini, che scandalo! Il suo inventore dovette assumere questa ballerina di cabaret per le foto del catalogo.

Ombelico in vista: la polemica

Nel 1946 fece scalpore il debutto di un costume da bagno particolarmente succinto. «Il bikini era alquanto osé per l’epoca, poiché lasciava scoperto l’ombelico. Il suo inventore, l’ingegnere automobilistico francese Louis Réard, non trovò modelle che accettassero di indossarlo e dovette ingaggiare una spogliarellista», ricorda Diana Le Dinh. Sulle spiagge italiane, francesi e spagnole il bikini era vietato. Bisognò attendere gli anni Cinquanta e l’esempio di attrici come Brigitte Bardot perché il suo uso si diffondesse. «A partire dagli anni Settanta, con il pezzo basso così sgambato da mostrare le anche, il bikini cambiò l’estetica auspicata del corpo femminile. Dall’ideale delle forme prosperose, si passò a una bellezza molto più androgina», fa notare Elizabeth Fischer, storica della moda e professoressa all’Alta scuola di arte e design di Ginevra (HEAD). Nel 1968, i giovani si ribellarono contro il formalismo nella società, e quindi anche dell’abbigliamento. La liberazione del corpo influenzò la moda, incluso il costume da bagno. Il bikini fu davvero sinonimo di liberazione ed emancipazione femminile? Oppure costrinse la donna in un altro tipo di gabbia creata dai maschi e dal consumismo? «Come nella moda, questi due fattori coesistevano. Il corpo si liberava e al contempo subiva un’altra forma di costrizione. Venivano valorizzate le donne giovani e magre a discapito delle altre. È un gusto estetico opprimente che persiste fino ai giorni nostri», osserva Elizabeth Fischer.

Per gli uomini: l’affermazione degli slip e dei boxer

Come cambiò invece il costume da bagno maschile nel Novecento? Il torso rimase coperto per motivi di decenza fino agli anni Trenta. Il sotto si accorciò man mano e così nel 1932 nacque il modello slip. E fu una rivoluzione! Più o meno aderente al corpo, a vita alta o bassa, variava a seconda delle mode per poi allungarsi nuovamente. Finché negli anni Novanta in alcune piscine vennero introdotte regole che ne limitavano la lunghezza per ragioni igieniche.

Verso gli anni '40 Negli anni Trenta, gli uomini abbandonano le maglie per costumi che lasciano libero il busto.

In ogni caso, è il costume femminile che ha sempre fatto parlare maggiormente di sé. «Come al solito, la società maschilista è più severa nei confronti del corpo della donna, che vuole controllare», sottolinea Elizabeth Fischer. Ne frattempo, i codici morali e di gusto sono in costante evoluzione. Oggi, ad esempio, fanno discutere il topless e il tanga.

Negli anni Ottanta, un'esplosione di colori caratterizza i costumi da bagno.

Slip a vita alta e costume intero dal look rétro stanno tornando alla ribalta. «C’è un reale interesse per il vintage, e i creativi inventano nuovi modi di valorizzare il corpo femminile senza denudarlo al massimo», afferma Elizabeth Fischer. Da Coop, la stilista Irène Münger osserva che vanno molto i costumi interi, talvolta con cut-out a livello del ventre, e i bikini sgambati. «Riguardo ai colori, oltre ai classici nero o a righe, predominano le tonalità di verde e i motivi stampati con colori sgargianti». Nei costumi maschili si nota un ritorno allo slip attillato. «Lo consiglio solo ai fashionisti più coraggiosi», dice sorridendo Irène Münger. «Altrimenti vanno benissimo anche i classici boxer, basta che non siano troppo lunghi».