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La lepre, come il coniglio, grazie alla facilità con la quale si riproduce, è un simbolo di fertilità. Ma non è facile avvistarla. Un piccolo tour di ricognizione alla ricerca del simpatico orecchiuto.

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keystone / getty images, DESMETTE FREDERIC, DR P. MARAZZI / SCIENCE PHOTO LIBRARY, kosta maros
05 aprile 2020
La lepre non si lascia avvistare facilmente di giorno: preferisce scorrazzare di notte.

La lepre non si lascia avvistare facilmente di giorno: preferisce scorrazzare di notte.

Si nascondono fra l’erba alta, scorrazzano per i campi e si prendono addirittura a botte tra di loro. La maggior parte del tempo però lo passano saltellando furtive nell’oscurità della notte. Avvistare una lepre comune in natura non è facile: in giro ce ne sono sempre meno e si spostano prevalentemente di notte. Solo dalla fine di febbraio ad agosto, durante la stagione degli amori, si mostrano alla luce del giorno. I maschi si sfidano a vicenda, ingaggiando combattimenti con le zampe anteriori. Ma anche le femmine non sono da meno e tendono a picchiare i maschi se si sentono troppo oppresse.

Scatti da 70 chilometri all’ora

Quando non sono impegnate ad accoppiarsi, le lepri comuni restano tutto il giorno nel loro rifugio. Si chiama covo e non è un vero e proprio nido, ma una sorta di depressione nel terreno. Accovacciata, la lepre si mimetizza, sfuggendo allo sguardo dei predatori e resta immobile fino a quando il predatore è talmente vicino da costringerla a uno scatto repentino che la porta a raggiungere anche i 70 chilometri all’ora.

Darius Weber conosce molto bene questo timido animale. Biologo ed esperto di fauna selvatica, Weber è stato il promotore del progetto «Hopp Hase», ha promosso uno studio decennale sulle cause che hanno portato alla graduale scomparsa della lepre nella Svizzera nordoccidentale e, assieme alla sua squadra, è riuscito anche a trovare metodi e soluzioni per accrescerne gli effettivi. L’esperto ha raccolto i risultati del suo lavoro nel libro “Feldhasen fördern funktioniert!” (disponibile solo in tedesco). Oggi quel progetto si è felicemente concluso, ma Darius Weber continua ad adoperarsi per le lepri. «Quando cominci a osservarle sin da piccole finisci per affezionartici – racconta –. In natura siamo circondati da tanta fauna e credo sia importante che attorno a noi vivano animali. È bello poter vedere le lepri mentre fai una passeggiata per i campi».

La lepre può raggiungere i 70 cm di lunghezza e i 5 chili di peso, contro i 45 cm e i 2,5 kg di un coniglio.

«Quando inizi ad osservarle, ti ci affezioni» Darius Weber.

La lepre non si lascia avvistare facilmente di giorno: preferisce scorrazzare di notte.

Un safari locale

In primavera e in autunno Weber perlustra in lungo e in largo le stradine in mezzo ai campi per censire le lepri. Oggi è in Argovia, in un’area chiamata Hasenacher (in italiano il campo delle lepri) nei pressi di Möhlin (AG). Il toponimo non potrebbe essere più promettente, ma Darius Weber smorza subito gli entusiasmi: «È l’areale con il numero di esemplari di gran lunga più basso ed è probabile che non riusciremo a vederne neanche una». Avevamo cantato vittoria troppo in fretta. Ma chissà, magari qualche avvistamento riusciremo a farlo lo stesso...

La conta delle lepri è un’operazione tutt’altro che facile. Serve un’auto e almeno tre persone, meglio quattro. Due dei volontari siedono sui sedili posteriori e scandagliano la zona con dei proiettori dal fascio luminoso orientabile, mentre il conducente segue una rotta prestabilita tracciata in rosso sulla mappa, che termina solo quando tutti i punti del percorso sono stati raggiunti. Sul sedile accanto, un assistente segna sulla mappa ogni avvistamento. Tutto avviene prima del calare della sera e dura dalle due alle tre ore. Se il fascio di luce dei proiettori intercetta una lepre, l’autista si ferma un secondo e l’avvistamento viene verificato. Potrebbe trattarsi anche di una volpe o di un cervo. La ricognizione prosegue nell’oscurità, sempre a un ritmo di 10 chilometri all’ora.

«Non ho mai avuto problemi a trovare volontari» racconta Darius Weber. Guidare di notte per i campi in cerca di fauna selvatica è molto emozionante. «Non servono particolari conoscenze, basta solo avere voglia di divertirsi ed essere interessati all’argomento». Oggi a occuparsi dei proiettori sono Pascale e Ueli, insegnante lei, pensionato lui. I due volontari scrutano concentrati l’orizzonte nel buio, quando ad un tratto Ueli scorge tre lepri a breve distanza una dall’altra. Peccato si trovino fuori dal perimetro dell’area da censire oggi e non possano quindi essere inserite nella conta. A volte c’è da chiedersi se non lo facciano apposta. Osservandole in foto, hai come l’impressione che ti stiano guardando: hanno un’espressione così consapevole...

Cacciabili, ma protette

Queste lepri, infatti, non sono un animale selvatico come tutti gli altri. Dal 1991 la lepre comune è sottoposta a un monitoraggio annuale (anche in Ticino, cf. testo a lato) su incarico dell’Ufficio federale dell’ambiente. Le lepri stanno meglio di quanto si creda, anche se restano una specie a rischio. Sebbene in 11 cantoni siano protette, rientrano ancora tra le specie cacciabili. I cacciatori hanno rinunciato spontaneamente a cacciarle, com’è accaduto l’anno scorso a Lucerna dove, a seguito del crollo degli effettivi, c’è stata una moratoria. Secondo Darius Weber, tutto lascia presagire a una flessione del numero di esemplari. Solo nelle zone montane gli effettivi restano invariati. «Negli ultimi anni in certe aree a loro congeniali gli esemplari di lepre comune sono lentamente tornati a crescere». L’impoverimento degli effettivi può essere ricondotto a diverse ragioni.

Possiamo però affermare con certezza che non è la volpe la principale responsabile. «Quando una volpe vede una lepre, nemmeno si preoccupa di cacciarla» spiega Darius Weber mentre guida tra i campi. «Da ferma, una lepre riesce a scattare fino a 70 chilometri l’ora, velocità con la quale la volpe non può minimamente competere» spiega Weber. Anche la lepre può dimostrarsi aggressiva: «Può bastarle una zampata per intimorire la volpe». Lepre e volpe di solito si evitano con rispettosa diffidenza e si salutano solo tenendosi a debita distanza l’una dall’altra. Ma torniamo a noi: dove sono finite le lepri nell’Hasenacher? Ci vuole quasi un’ora buona perché la prima lepre si faccia vedere nella zona giusta. È sempre Ueli a vederla per primo, mentre Pascale fa finta di restarci male. In realtà, durante questo insolito safari, entrambi hanno tutta l’aria di divertirsi parecchio.

Cucciolate da 12 piccoli

Durante il percorso è tutto un susseguirsi di campi di grano. Sono seminati in strisce tra loro più distanti di quelle alle quali siamo abituati, solitamente più fitte e ravvicinate. È in questo modo che i coltivatori partecipano al primo grande tentativo nella Svizzera nordoccidentale di accrescere gli effettivi di lepre comune. Questo accorgimento restituisce agli animali uno spazio per saltellare o per nascondersi tra le strisce dei campi non seminate. La conta degli esemplari è la prova del nove per verificare l’ef- ficacia di questo metodo. In generale, l’agricoltura può dare un forte impulso al ripopolamento della lepre. Per ogni cucciolata, la lepre dà alla luce fino a 12 piccoli, ma il numero di quelli che sopravvivono non è abbastanza. Le madri sono per natura piuttosto assenti e tendono a lasciare incustoditi nel covo i loro piccoli e tornare solo per allattarli. Durante la loro assenza, i leprotti possono cadere vittima di predatori come la volpe. Anche i cani vaganti ne mettono a rischio la vita. Chi dovesse casualmente imbattersi in questi cuccioli apparentemente abbandonati, deve lasciarli stare, consiglia Weber. «Anche se non sembra, la madre si sta prendendo cura di loro». Molti cuccioli finiscono anche sotto le macchine agricole o non trovano abbastanza spazio tra i campi di grano seminati in maniera troppo fitta.

Un segnale positivo

Per fortuna qui ad Hasenacher la semina del grano in strisce più distanziate sembra aver dato i suoi frutti: al termine della conta gli esemplari di lepre segnati sulla mappa sono sette. Darius Weber è soddisfatto: «L’anno scorso in autunno ne avevamo censiti tre. Confrontando i numeri, possiamo vedere il numero di leprotti sopravvissuti». In uno degli areali meno popolati dalla lepre, ora ne sono stati censiti quattro esemplari in più: un segnale positivo che non può che farci ben sperare. 


Le lepri in ticino

In Ticino, dopo anni di calo, soprattutto dal 2000, l’andamento negativo sembra essersi arrestato dal 2012. Anche se, come sottolinea Andrea Stampanoni, collaboratore tecnico dell’Ufficio della caccia e della pesca «parlare di aumento sarebbe prematuro perché i dati annuali devono essere inseriti in un contesto decennale». I cambiamenti climatici – con estati più calde –, e il cimurro, che ha colpito i suoi predatori – tassi e volpi – sembrerebbero favorire un aumento delle popolazioni di lepri, che però necessitano anche d’altro per aumentare. «Per sostenere la lepre sono necessari progetti di interconnessione agricola; inoltre devono esistere restrizioni sui cani (che non dovrebbero correre sguinzagliati)» precisa Stampanoni. Se nell’aspetto la lepre assomiglia a un coniglio, si tratta, come ricorda l’esperto, di «specie completamente diverse: il coniglio è un generalista che vive in quasi tutti gli ambienti, mentre la lepre comune ha esigenze molto peculiari». Insomma: più facile trovare un coniglio – pur di cioccolata – dietro la siepe che una lepre... ELA