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Un anno di dolore

Gianni Biondillo recensisce il nuovo toccante romanzo di Marcela Serrano: il lutto per la morte della amata sorella.

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Yuma Martellanz/MAD
27 dicembre 2020

Non ho mai creduto nella letteratura femminile. Esiste la Letteratura. Punto. Libri scritti bene e libri scritti male, indipendentemente dal sesso o dal genere. D’altronde non ho mai creduto neppure nella “letteratura di genere”. Ogni autore o autrice si porta dietro la sua esperienza, il suo vissuto, le sue letture. Però non si può negare che, fra le tante cose che ti definiscono, ci sia anche il sesso. Non tanto come specificità biologica ma come costrutto sociale.

L'AUTRICE

Marcela Serrano

Marcela Serrano (Santiago del Cile, 1951) è una delle voci più importanti della narrativa sudamericana. Tutti i suoi romanzi sono editi da Feltrinelli.

Non esiste la letteratura femminile, ma esiste la letteratura scritta (anche) da donne. E, aggiungo, per ragioni probabilmente sociologiche, spesso i libri scritti da autrici, certi libri, sono capaci di scavare con maggiore profondità nel vissuto di altrettanti libri scritti da autori maschi.

Un anno di lutto

Il mantello (ed. Feltrinelli) racconta un anno di lutto di Marcela Serrano dopo la perdita di una sorella amatissima, Margherita, morta per un tumore col quale ha combattuto, spesso vinto, ma che alla fine l'ha sconfitta. Serrano cerca nella scrittura un modo per superare la perdita inaudita. Cuce, come un patchwork, ricordi, impressioni, citazioni, letture, immagini. Li assembla come in un rito sciamanico che vuole, attraverso i ricordi, cancellare la perdita. Disegnando un ritratto così vero, così impudico, del suo rapporto familiare, che quasi ci si sente usurpatori di tanta intimità.

Non conosco autori capaci di giungere a tanta verità come invece m’è capitato con molte autrici (di Paesi e di stili differenti). Ho come l’impressione che gli autori quando devono scoprire le loro ferite lo facciano in modo plateale, facendo delle proprie debolezze un punto di forza, un atto virile. Oppure, di fronte alle meschinità, sono pronti a nascondersi dietro la maschera della “fiction” (compresa l’“autofiction”). “

Un libro coltissimo

In autrici come Marcela Serrano il problema non si pone: la fragilità è fragilità, il dolore è dolore, senza trucchi, senza scampo. Ciò non ha nulla a che fare con “l’emotiva diaristica femminile”. Il mantello è un libro coltissimo, e se all’apparenza sembra fatto di semplici colpi di pennello in realtà è solido e strutturato, meglio di tante virili “opere-mondo” autoreferenziali. Letteratura. Punto.