Una collezione che non finisce mai | Cooperazione
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DECORAZIONI NATALIZIE

Una collezione che non finisce mai

La passione di Alfred Dünnenberger per gli addobbi natalizi è sconfinata. La sua raccolta inizia per caso quarant’anni fa, davanti a una vetrina di Zurigo. Oggi possiede centinaia di oggetti, che si possono ammirare in tre esposizioni.

FOTO
HEINER H. SCHMITT, CHRISTOPH KAMINSKI
14 dicembre 2020
Nella foto a destra: Alfred Dünnenberger (73), con un oggetto raffigurante un babbo Natale della sua collezione.

Nella foto a destra: Alfred Dünnenberger (73), con un oggetto raffigurante un babbo Natale della sua collezione.

Tutto ebbe inizio con Adamo ed Eva. Il primo addobbo di Natale, infatti, lo si deve a loro. Cosa c’entrano le decorazioni natalizie con i due personaggi biblici? Ebbene, si narra che la prima boccia di Natale sia stata una mela. È nella Francia medievale che il frutto proibito esordì a mo’ di ninnolo su un albero sempreverde proveniente dalle selve dell’Alsazia e della Lorena. A quei tempi, infatti, il 24 dicembre si celebrava la festa dei Santi Adamo ed Eva. La Chiesa di allora ricordava l’inizio dell'umanità alla Vigilia della venuta del Redentore. In molte chiese e piazze andavano in scena rappresentazioni che raccontavano gli albori dell’umanità secondo la tradizione biblica. I personaggi, di per sé, non erano difficili da trovare. Più complicato era riuscire ad individuare un albero verde e maestoso che potesse stare al centro della scena. Si fece capo a ciò che la natura offriva: gli abeti. «Ai tempi, questo genere di rappresentazione teatrale era molto popolare. Prima dei racconti di Natale veniva inscenato il peccato originale con Adamo ed Eva, il serpente, Dio e Gesù», raccon- ta Alfred Dünnen- berger, 73 anni di Baar (ZG). «Nel finale, Dio inviava Gesù sulla Terra. Ed è così che iniziava il presepio vivente».

«Il materiale e l’originalità»

Alfred Dünnenberger accanto al suo albero.

Dünnenberger non è soltanto un grande conoscitore delle tradizioni del Natale, ma è anche un appassionato collezionista di addobbi natalizi: bocce e ninnoli vari dal 1850 al 1950, calendari dell’Avvento storici, presepi, cartoline d'auguri, punte, stelle, e alberi di Natale finti d’altri tempi. Ridendo, ammette che «una collezione non finisce mai. Non appena si trova un oggetto, poi se ne comprano sempre di nuovi. E così, si inizia già una nuova collezione».

ALBERI E ADDOBBI

Pillole di storia

XVII secolo: Nei territori germanici si diffonde l’uso dell’albero di Natale, forse per la prima volta nel 1611 dalla duchessa di Brieg (Bassa Slesia).
1775: A Zurigo appare il primo albero di Natale con luci in Svizzera (è legato però alla figura di San Nicolao)*.
Fine Ottocento: Nella Svizzera italiana arriva il primo albero di Natale. La prima attestazione si trova nel 1875 a Castel San Pietro, nel quaderno spese di una famiglia nordalpina. A Roveredo (GR) fu introdotto da un parroco svizzero tedesco*. Sul Giornale del Popolo del 29.12.1981 (da “Natale nel Ticino”, CDC 1981) si legge: «L’Albero di Natale - che nel Ticino era fino a qualche anno fa un’eccezione - ha finito per imporsi anche da noi. Ormai in tutte le case per Natale si fa l’Albero. Grande o piccolo, naturale o sintetico, ricco o modesto l’Albero di Natale c’è dappertutto». Anche l’ambito militare «si rivelò un fecondo canale di trasmissione dell’usanza. Per i soldati costretti a passare la festività lontano da casa, venne istituito il “Natale del soldato”»*. Dal Secondo Dopoguerra, l’albero si impone dapprima nei ceti benestanti, convivendo spesso con il presepio. Per quanto riguarda le decorazioni, si è passati dalle “patate e rape avvolte nella carta stagnola”, come accadde negli anni ’10 del ’900 in un cortile di Mendrisio*, ai ninnoli di stile nordico, giunti con la grande distribuzione. PDA

* ‘Natale’, Collana “Le voci”, di Franco Lurà. Estratto dal “Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana”.

Ciò non significa che Dünnenberger compri semplicemente di tutto. «Per me contano il materiale e l’originalità». Su quanto sia disposto a spendere, preferisce restare nel vago. «I limiti restano aperti. Alle vendite all'asta si raggiungono comunque le quattro cifre». Per il 73enne non si tratta soltanto di una questione di prezzo. Molti degli elementi ornamentali storici e fatti a mano in suo possesso non hanno quasi nessun valore materiale. «A me interessa molto sapere come si festeggiava il Natale in passato. Ritengo molto importante il valore storico dell’oggetto». Ai primi alberi di Natale, oltre alle mele, si appendevano anche particole, a simbolo del corpo mistico di Cristo. «È a partire dagli abeti addobbati con le mele dei tempi delle rappresentazioni teatrali medievali che nasce la consuetudine di ornare gli alberi di Natale con dolci o decorazioni zuccherate», continua Alfred Dünneberger. Nel suo libro, “Weihnachtszeit” (Tempo di Natale), si trova una descrizione del XVII secolo in dialetto alemanno dell’Alsazia: A Natale, a Strasburgo, si mette un albero nel salotto, sul quale si appendono rose di carta fatte a mano di diversi colori, mele, particole, zucchero e lustrini. «La parte recintata attorno all’albero di Natale, era chiamato “il giardinetto del paradiso”. Anche questa espressione trova origine dalle decorazioni degli alberi dei tempi del teatro con Adamo ed Eva». Da notare che questa tradizione nacque in un’Alsazia di lingua tedesca, che aveva abbracciato la Riforma luterana.

Quel giorno a Zurigo

Un elemento decorativo.

La passione per il collezionismo di Alfred Dünnenberger iniziò, per caso, una quarantina d’anni fa, a Zurigo. Stava facendo shopping natalizio, quando venne rapito da un albero di Natale con decorazioni antiche, esposto in una vetrina di un antiquario. «Era così bello che ne rimasi incantato. Sull’albero c’era un giaguaro argentato in cartone di Dresda (piccole figure decorative in cartone prodotte nella città di Dresda, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo). Fu l’inizio della mia rovina», afferma scherzando. Ma lo scherzo contiene anche un pizzico di verità. Infatti, non è semplice trovare lo spazio per conservare così tanti oggetti. «Tra tutti quelli che conosco, sono io ad avere la collezione più grande», afferma. La quantità di decorazioni collezionata è impressionante, nonostante la sua mania sia esplosa con l'arrivo della pensione. Dünnenberger non sa quanti pezzi possiede. In tutti i casi, «sono sicuramente più di mille». Di solito, oltre all’albero di Natale di casa, lo zughese ne decora ben altri tre, per la gioia dei suoi sette nipotini.

«Gli addobbi sono sempre stati uno specchio della tecnica di un'epoca»

 

Quest’anno, però, in casa Dünnenberger gli addobbi sono meno fastosi. Infatti, quasi tutta la sua collezione è in mostra in tre differenti località svizzere: nell’abbazia di Muri (AG), nel castello di Gruyères (FR), e nel Museo dei giocattoli a Basilea. Nell’abbazia di Muri, Dünnenberger ha addobbato due alberi di Natale con differenti tipi di bocce e figure. Non soltanto ornamenti in vetro, ma anche in carta, ovatta e porcellana. «Vorrei che con queste mostre ci si possa avvicinare alla storia delle decorazioni natalizie», afferma il 73enne. Osservando il suo albero d’epoca, si nota che lo sfarzo non appartiene soltanto al nostro tempo. Già nel XIX secolo non mancava la voglia di stupire. Appesi ci sono, infatti, grappoli d’uva in vetro, ghiaccioli, un ufficiale di guardia in cartone, un gatto che va in bicicletta, bocce in legno e noci dorate. La scelta non riguardava soltanto una questione di gusti, ma anche di disponibilità finanziaria: molti dei pezzi di una volta, presentano imperfezioni visibili a occhio nudo. Chi non poteva permettersi di acquistare il ninnolo già fatto, se lo faceva da sé. E spesso erano i bambini a crearselo. Nel XIX secolo arrivarono le prime bocce e altri tipi di gingilli in vetro. «Nel 1848 apparve, per la prima volta, in un libro delle commissioni, il termine “boccia di Natale”», racconta Alfred Dünnenberger. «In questi anni, tra la borghesia si stava diffondendo l’usanza di fare regali ai bambini per Natale. Giocattoli e bocce di Natale iniziarono così ad apparire all’interno dello stesso negozio. Cosa che accade anche oggi». Oltre a bocce in vetro, c’erano anche bocce in porcellana, dipinte a mano. Ancora più originali erano gli addobbi natalizi a inizio XX secolo. «Già allora c’erano oggetti di tendenza. E c'era pure chi decorava i propri alberi con oggetti della quotidianità». Le decorazioni preferite di Dünnenberger sono gli uccellini, anche se tutti i suoi pezzi da collezione hanno un valore affettivo che non ha prezzo. «Gli addobbi sono sempre stati uno specchio della tecnica, un “panopticon” di un’epoca e di un mondo che si appendeva all’albero. E oggi è ancora così».

Un raggiante Alfred Dünnenberger accanto a uno dei suoi alberi di Natale addobbati con molti dei suoi ninnoli.


Il cetriolo di Natale

Mai sentito parlare del cetriolo di Natale? Si tratta di un’uso in voga negli Stati Uniti che consiste nell’appendere nell’angolo più nascosto dell’albero di Natale un cetriolo. Chi riesce a vederlo per primo riceve un regalo extra. Pare che i primi a nascondere il cetriolo tra i rami siano stati i tedeschi del Nord, ma in Germania pare che nessuno abbia mai sentito parlare di questo gioco. Negli Stati Uniti d’America si racconta che un soldato, durante la guerra d’indipendenza, si ammalò gravemente. Dopo aver consumato un cetriolo acido, quasi fosse un po’ la sua ultima cena, come per miracolo, il giovane guarì. Per questo motivo, decise di appendere ogni anno un cetriolo al suo albero di Natale. Un’altra leggenda narra, invece, di una famiglia indigente che decise di nascondere tra i rami del- l’albero l’unico regalo che poteva permettersi: un cetriolo. Alfred Dünnen- berger ritiene che sia più probabile l’origine tedesca di questa usanza risalente al XIX secolo: «Allora i giochi di compagnia di questo genere erano molto in voga e le decorazioni natalizie venivano conservate a lungo. Ogni anno l’albero aveva quindi lo stesso addobbo. Le bocce di Natale, allora, erano molto preziose».