Una famiglia normale | Cooperazione
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IL RACCONTO
SULL'ALPE

Una famiglia normale

Per alleviare le tensioni da coronavirus, Cooperazione propone un racconto in quattro puntate su una famiglia ticinese alle prese con storie vere e toccanti. Primo episodio: nonno Giuseppe si prende cura del nipotino Paolo.

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ILLUSTRAZIONE fredi schafroth
05 aprile 2020

È primavera ovunque in Ticino, ma qui, tra i narcisi selvatici che spiccano candidi nel prato, è primavera un po’ di più. Non perché l’aria di montagna sopra Claro sia migliore, ma perché questo è il posto speciale di nonno Giuseppe, e quando si è nel proprio luogo del cuore tutto è più bello.

«Nonno corri, vieni a vedere!».

Ecco, appunto, le risate. Il piccolo Paolo ride spensierato e inconsapevole e indica al nonno un grasso lombrico che si muove pigramente nel solco fresco della vanga.

«Guarda come è ciccione nonno: deve aver fatto una scorpacciata di terra!».

Gli occhi di Giuseppe brillano di complicità per questo nipotino che, dall’al- to dei suoi tre anni, sta scoprendo il mondo.

«Oh, sì, hai proprio ragione, sembra una bella luganighetta. Se vuoi accendiamo la griglia e lo abbrustoliamo per bene», ma il bambino già corre verso un’altra scoperta e una nuova avventura. E la battuta del nonno si perde nell’aria fine dei monti, dove la brezza spira costante e i ricordi si stagliano nitidi come le cime delle alpi.

Il figlio di Giuseppe è in valle a lavorare. Professione difficile la sua: medico al pronto soccorso. La nuora è psicologa e insieme fanno una gran bella famiglia, ma, come spesso accade, il lavoro è tanto e il tempo troppo poco. E così questo robusto uomo, da poco pensionato, è salito all’alpe con il nipote e le giornate passano serene, indifferenti all’affanno che si vive altrove e piene di gratitudine per la vita che qui ancora scorre lenta e regala il tempo per ascoltare e riflettere.

La mente corre a quando questa panchina ospitava Carla. Giuseppe ha conosciuto la moglie il giorno in cui è partito militare.

«Paolino: smettila di tirare le orecchie a Napoleone!». Cane e nipote si voltano: uno, placido San Bernardo, e l’altro, vispo monello.

«Tonto di un bestione», pensa Giuseppe, «tanto grande, quanto buono», e i ricordi riprendono il loro corso.

Con la divisa fresca di bucato, fiero e impettito, si era diretto a prendere il treno. Destinazione: un paese dal nome impronunciabile ben oltre il San Gottardo. Eccitato e nervoso, era arrivato in stazione con un bel po’ di anticipo e, per ingannare l’attesa, aveva ben pensato di andare a comprarsi un giornale.

È proprio vero che la vita spesso prende direzioni impreviste e mai Giuseppe si sarebbe aspettato di trovare la sua futura moglie in quell’uggiosa mattina di tardo autunno. Carla stava sistemando i giornali sugli scaffali del piccolo chiosco, quando un aitante giovanotto di verde vestito – ah il fascino della divisa – le si è accostato con fare gentile.

Da lì, ad ogni licenza del ragazzo, la vendita di riviste dell’edicola subiva una notevole impennata. Quando poi, oltre ai quotidiani, gli acquisti si sono estesi a periodici di casa e ricamo con la scusa di una vecchia madre malata, Carla non ha più avuto dubbi: quel bel soldato era cotto di lei.

Si sono sposati l’autunno successivo, in un caldo sole che odorava ancora d’estate. Il mazzo di rose della sposa inondava la chiesa con un profumo dolce e il sorriso radioso dello sposo illuminava un volto felice e pieno di speranze per il futuro.

Le stesse rose che ora corrono lungo il muro di sasso della cascina, trasformata in baita nel corso di anni. A lato si trova una pergola che in settembre si carica di grappoli di uva dolce come nettare e scura come perle di fiume.

«Paolino, vieni, è ora di merenda!». Il bambino, seguito da Napoleone che non si perderebbe uno stuzzichino per nulla al mondo e la cui acquolina già gocciola lucida lungo il pelo, si avventa sul pezzo di formaggio, mentre il cane allunga il muso verso il pane che spunta dal bordo del tavolo in sasso.

«Lo sai che giorno è domani?» chiede il nonno.

«Domani arriva la mia mamma?», gli occhi del bambino brillano di gioia.

«Sì, domani arrivano il tuo papà e la tua mamma, quindi stasera è la sera del bagno. Sei pieno di fango come un maialino!».

Il nipote mette il broncio. Giuseppe sa bene che al tramonto ci sarà da bisticciare. Paolo si trasforma in un gatto quando sente parlare di bagno.

I pensieri dell’uomo scorrono veloci alla sua infanzia, quando i tuffi si facevano nella Maggia e l’acqua fredda rendeva rosse le guance. Ma questa... è un’altra storia. 


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