«Papà, ti voglio bene» | Cooperazione
X

Argomenti popolari

SOCIETÀ
19 MARZO

«Papà, ti voglio bene»

Il 19 marzo è la festa del papà. Una ricorrenza importante per tutti i papà e per i rispettivi figli. Maurizio, Fabio e Michael ci raccontano le storie di affetto e di condivisione tra padri e figli.

FOTO
MASSIMO PEDRAZZINI
15 marzo 2021
Nicolò (eufonio)  19 anni, Martino (trombone)  18 anni) Camilla (corno) 10 anni; Fabio, Nicolò e Martino formano attualmente  il Trio ottoni Valsangiacomo.

Nicolò (eufonio) 19 anni, Martino (trombone) 18 anni) Camilla (corno) 10 anni; Fabio, Nicolò e Martino formano attualmente il Trio ottoni Valsangiacomo.

Uniti nella musica

«Il mio orgoglio di padre si fa sentire»

Fabio Valsangiacomo

Direttore dell’Istituto scolastico di Lugano a tempo pieno, trombettista, direttore di coro e tenore per passione, Fabio – la cui storia musicale è un romanzo a sè stante – ha gli occhi che luccicano parlando del rapporto che ha istaurato con i suoi tre figli grazie alla musica. «Quando suono con loro il mio orgoglio di padre si fa sentire!». Camilla ha l’età in cui papà imparò a suonare la tromba e ha da poco cominciato lo studio del corno. Per lei le porte di quello che da Trio diventerà Quartetto ottoni Valsangiacomo sono già spalancate. «Li ho avviati allo studio della musica, in quanto ci tenevo che potessero avere le soddisfazioni che ho avuto io», riconosce Fabio che trasmette così un’eredità di un bisnonno materno e un nonno paterno. «Abbiamo gusti musicali diversi», ammette Camilla, «ma il papà sa aprirsi alle novità», afferma Nicolò, che da qualche anno incornicia le note del Trio con immagini catturate dal suo drone. «Suonare con lui mi ha dato sicurezza e ho apprezzato la sua presenza positiva. Oggi, quando suono in banda, questo mi serve e mi sento avvantaggiato», conclude Martino.


Insieme nello sport

«Io faccio l'autista, il manager e il papà»

Maurizio Petrucciani

Lo sport ha permesso a Ricky e a papà Maurizio di tessere un legame unico di cui l’abbraccio e il bacio (vedi sul nostro sito) dopo la medaglia d’oro ai Campionati Svizzeri di Basilea nell’estate del 2020 sono solo la punta dell’Iceberg. «Mi ha fatto tanto piacere riceverlo, soprattutto perché era inaspettato», ricorda Maurizio. «È il mio miglior amico, il primo fan», ammette Ricky. «In gara, prima della partenza, lo cerco con lo sguardo: mi dà sicurezza. È con lui che mi confido!». Ciclista e discatore in passato, Maurizio si avvicina allo sport del figlio per motivi logistici «lo spostamento era notevole e non mi conveniva rientrare a casa». Poi la presenza si trasforma in passione: «L’ho attorniato da un team e io faccio l’autista, il manager e il papà... Certo lo vizio, ma quando non va sono schietto e diretto». «Non ce le mandiamo a dire, ma è questo che rafforza il nostro rapporto», puntualizza Ricky. «Assieme abbiamo visitato la Svizzera in lungo e in largo; ora è la volta dell’Europa... l’importante per me è che quello che facciamo continui a renderci felici», conclude Maurizio.


In viaggio con papà

In casa Beltrami la passione per il viaggio è ben radicata. A costellare l’infanzia di papà Michael – regista e produttore – c’erano le vacanze nell’ex DDR. Una luogo che allora presentava notevoli differenze rispetto alla vita in Svizzera. «Molte cose erano proibite e con il mio sguardo di bambino vivevo tutto come se fosse un film. Forse è per questo che per me viaggiare è un po’ come vivere dentro a un film». La primogenita Sarah Lou ha viaggiato con le parole. «Ero molto piccola… non sapevo che lui viaggiasse per lavoro. Quando le permanenze all’estero si protraevano, come per esempio durante i suoi studi universitari a Los Angeles, mi scriveva lunghe lettere che assumevano per me la valenza di veri e propri racconti. Conservo gelosamente i suoi scritti».

A tre anni Sarah Lou, con la mamma, raggiunse papà in quel di LA: «Fu uno dei periodi più belli della mia vita e i ricordi sono ancora molto vividi». Durante la permanenza, ci fu una gita memorabile. Sarah Lou assistette a un pawwow (raduno di nativi americani). «Forse è anche per questo che da adulta ho studiato antropologia», conclude. Per Michael l’obiettivo è: «trasmettere loro la passione per il viaggio inteso come qualcosa che può sorprendere e può farci cambiare». L’entusiasmo è invece l’emozione che predomina se Gabriel viaggia con il papà. Il segreto? «I suoi viaggi non so- no mai troppo pianificati, lasciano spazio alla spontaneità e alla sorpresa», spiega, consapevole di quanto esso sia arricchente e terapeutico per l’animo. Nel 2016, Michael e Gabriel riportano Sarah Lou negli Stati Uniti: «eravamo tornati a visitare i luoghi dove avevo trascorso parte della mia infanzia. Mio padre svolse un ruolo essenziale nel far riaffiora- re ricordi, presentandomeli come qualcosa di prezioso che fa parte di me».


Affetti per la vita

Come si rafforza il legame padre-figlio/a?

I figli crescendo hanno bisogno di spazi per conoscere se stessi. È quindi importante, pur rimanendo la figura di riferimento, sapere anche fare un passo indietro.

E che ne è del legame?

Questo non si risolve mai! Dura tutta la vita, cambia nel tempo e col distacco.

E se diventasse unicamente economico?

L’aspetto economico va separato dal resto, con una discussione a tavolino che delimiti durata ed entità del soste- gno finanziario, chiarezza che solleverà il figlio. D’altro canto, il rapporto può essere alimentato condividendo del- le passioni comuni.