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Cosa farò da grande…

Cos’è che ci fa venire le farfalle nella pancia? Di solito è l’amore. Ma anche una scelta all’apparenza difficile può partire dalla nostra pancia. Come quella, per esempio, di sapere cosa fare da grandi.

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15 febbraio 2021
Artigiano, maestro, infermiere, artista, meccanico, allevatore, igienista dentale, scienziato:  una scelta ardua. Per capire bisogna ascoltarsi, ascoltare, esplorare…

Artigiano, maestro, infermiere, artista, meccanico, allevatore, igienista dentale, scienziato: una scelta ardua. Per capire bisogna ascoltarsi, ascoltare, esplorare…

È l’ora di cena e Giulia, che frequenta la seconda media, sta mangiando con la sua famiglia. Sono seduti a tavola e lei improvvisamente rompe il silenzio: «Mamma, e io cosa farò da grande?». La forchetta dei genitori rimane sospesa a mezz’aria. Si scambiano uno sguardo e non capiscono perché quella domanda sia arrivata in quel momento e così a bruciapelo. Nessuno sa cosa rispondere, perché il tema è complicato da abbordare se non si è preparati. «A volte è una questione difficile da affrontare in famiglia, soprattutto se i figli sono adolescenti», conferma Rita Beltrami, direttrice dell’Ufficio dell’orientamento scolastico e professionale del Cantone Ticino.

L’importante è piantare un seme, perché con i bambini si può parlare di professioni e mondo del lavoro in modo spontaneo sin da piccoli. «In realtà lo si fa già involontariamente – spiega Giovanna Ballabio-Malandra, psicologa specializzata nell’orientamento che lavora nel suo studio privato – quando mamma e papà parlano ai loro figli del proprio lavoro o quando spiegano loro cosa fa quel signore che ogni giorno porta la posta a casa, per esempio».

Approfondire l’argomento nel periodo dell’adolescenza può essere molto più difficile, perché a quell’età i ragazzi spesso preferiscono discuterne fuori casa, con una persona estranea, piuttosto che con i propri genitori. Per questo rivolgersi a un orientatore può essere una buona scelta. Sondare, scoprire, sperimentare: sono forse i verbi da tenere ben presenti quando un adolescente ci chiede di aiutarlo nella ricerca della sua strada. Lo sanno bene gli orientatori che con i ragazzi cercano di costruire un percorso.

Sostegno e confronto

Ma quel che soprattutto conta è la motivazione. Senza di essa non si va da nessuna parte. «I giovani hanno bisogno di essere sostenuti, devono sapere come muoversi», afferma Rita Beltrami. Gli orientatori aiutano i giovani adolescenti a riflettere prima e a farli parlare e confrontarsi dopo. Se poi un giovane non ha proprio le idee chiare, l’esperto è pronto, oltre all’ascolto, anche a fare dei test mirati che portano a focalizzare gli interessi di ogni singolo ragazzo. Così sarà anche per Giulia, che per ora non sa cosa farà da grande. In terza media l’argomento entrerà in classe e da lì, anche lei avrà la possibilità di fare il suo primo stage. O come si dice in tedesco “andare ad annusare una professione”.

«Proprio così – spiega Giovanna Ballabio-Malandra – in tedesco lo stage si chiama “Schnupperlehre”, che letteralmente significa “andare ad annusare un apprendistato”, un termine azzeccatissimo secondo me, perché spiega come un ragazzo possa avvicinarsi o viceversa scartare una professione utilizzando i propri sensi. Non è raro infatti che qualcuno si accorga di non avere fatto la scelta giusta andando a provare un mestiere che ha a che fare con i pannolini, per esempio… Oppure in ospedale. Ma anche in una pasticceria. Pensate alla nausea che potrebbe creare l’odore di cioccolato dopo tante ore di lavoro!».

La lettera di motivazione

Un passaggio molto importante, nella ricerca di uno stage o di un posto di apprendistato, è la lettera di motivazione. «Evitate il “copia e incolla” – raccomanda Giovanna Malandra –; in essa è bene inserire la motivazione per la quale si è scelto di candidarsi per un determinato posto di lavoro». Questo invoglierà il potenziale datore a voler conoscere il giovane per rendersi conto del reale interesse dello stesso nei confronti dell’azienda per la quale si è candidato. «E poi, tenete aperte due o tre porte – consiglia Rita Beltrami – perché è facile sentire dire da un ragazzo che un determinato mestiere gli interessa e poi vederlo cambiare idea dopo uno stage. E rammentate che oggigiorno bisogna osare, perché una ragazza può fare un mestiere da ragazzo e viceversa».

Nessun condizionamento quindi, lasciamo che i giovani possano sperimentare liberamente tutto ciò che sentono, magari proprio partendo dalla loro pancia. Così vale per Giulia, che per ora sogna di diventare pilota di elicotteri.


6 consigli

  1. Seguire il sito orientamento.ch per informarsi su professioni, scuole e posti di tirocinio.
  2. La lettera di motivazione e il CV devono ­presentarsi accattivanti. ­Evidenziano i vostri punti forti, ­perché concorrete. Con una frase dimostrate di conoscere l’azienda e la professione per la quale fate domanda. Aggiungete una vostra foto, non per forza passaporto, ­evitate immagini compromettenti.
  3. Partecipate agli stage, fate domande, ma non assillanti. Per voi è solo l’assaggio di un lavoro, per il datore può già essere una prova d’assunzione.
  4. Cercate aiuto da un orientatore scolastico e ­professionale nella vostra sede scolastica o presso l’Ufficio regionale dell’orientamento del vostro distretto. Ci sono orientatori privati, ma sono a pagamento. Giovanna ­Ballabio-Malandra è una di loro.
  5. Per chi vuole continuare in una scuola media superiore o professionale a tempo pieno, informarsi sulle ­presentazioni e i termini di iscrizione delle scuole post obbligatorie: www.ti.ch/bacheca
  6. La Città dei Mestieri di Bellinzona aiuta i giovani ad orientarsi (www.cittadeimestieri.ti.ch).