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NATURA 2021

Gli ambasciatori del 2021

Associazioni attive nella protezione della natura eleggono il loro animale dell’anno. Agli onori la civetta, un piccolo crostaceo e un pesce molto comune. All’estero, anche le piante hanno diritto a un riconoscimento.

FOTO
Foto Zoo Basel/Torben Weber/mad Kuratorium Wald, Rainer Maus
25 gennaio 2021
Le piccole civette, nate in estate allo zoo di Basilea, dallo scorso autunno sono state trasferite a Berlino nell'ambito di un progetto di reinserimento nella natura.

Le piccole civette, nate in estate allo zoo di Basilea, dallo scorso autunno sono state trasferite a Berlino nell'ambito di un progetto di reinserimento nella natura.

Uccello del malaugurio e animale sacro. Simbolo di cattiva sorte e portafortuna. Inquietante per il suo canto stridulo, ammaliante per i suoi grandi occhi gialli. Se oggi ci siamo lasciati alle spalle le superstizioni che la riguardano, rimaniamo ancora affascinati dal piccolo rapace, eletto uccello dell’anno da BirdLife Svizzera. Con questo riconoscimento, l’associazione mira a «puntare i riflettori sulle specie minacciate; su uccelli particolarmente significativi e su specie per le quali, grazie ai nostri progetti, si sono ottenuti buoni risultati, come in questo caso» ci spiega Chiara Scandolara, responsabile dell’associazione per la Svizzera italiana. «Il progetto sulle civette è partito nel 2004, a livello cantonale e nazionale, e attraverso la creazione di nuovi siti di nidificazione, alla protezione di quelli esistenti, così come grazie alla collaborazione degli agricoltori, che hanno preso misure per favorire i terreni di caccia per questo rapace. Siamo passati dalle quattro coppie presenti in Ticino nel 2005, a 23 nel 2020, mentre a livello nazionale da una cinquantina a quasi 150» si rallegra l’ornitologa.

Buone notizie sulla loro natalità ci vengono anche dallo zoo di Basilea, dove l’estate scorsa, la coppia di civette ospite della voliera ha dato alla luce due pulcini, consegnati in autunno a Berlino, nell’ambito di un progetto di reinserimento nella natura. «Abbiamo ricevuto questa coppia nel 2018 da un privato della regione. Il primo anno non hanno avuto piccoli, ma la coppia funziona. Questo ci rende felici perché non è evidente e se la chimica tra i due non funziona dall’inizio, non funzionerà mai. Siamo quindi fiduciosi in un’altra covata in estate: notiamo che stanno già pensando al nido – ci racconta Markus Bracher, responsabile delle voliere –. La femmina è leggermente più grande del maschio. Nel comportamento invece sono piuttosto diversi, ed è curioso notare la “ripartizione tradizionale dei ruoli”: durante il periodo della cova, è la femmina ad occuparsi dei piccoli, mentre il maschio va a caccia e fa la guardia. E in generale è anche lui quello meno diffidente e che difende il territorio: quando mi avvicino alla voliera mi tiene d’occhio, ma resta calmo, lei invece si innervosisce appena si stabilisce un contatto visivo. Sono uccelli tremendamente attenti. Ti vedono quando ti stai per avvicinare e non ti perdono mai di vista. Ho fatto anche un test con dei colleghi passando davanti alle civette. Fissavano solo me, sapendo che sono io ad occuparmi di loro. E questo non dipende dagli abiti che indossi. I pellicani invece reagiscono ai vestiti. Se passa un collaboratore dello zoo, tendono ad allontanarsi, perché sanno che potrebbe entrare e “disturbarli” per un controllo. Ma se la stessa persona passa durante la pausa di mezzogiorno senza gli indumenti da lavoro, non ci fanno caso» spiega sorridente Markus Bracher.

Anche Chiara Scandolara ha avuto modo, seguendo il progetto di BirdLife Svizzera dal 2004, di notare l’attenzione e la discrezione delle civette. «Sono uccelli molto schivi e non devono essere disturbati. A volte le devo osservare da oltre 500 metri di distanza con un cannocchiale».E le osservazioni dell’ornitologa inizieranno a breve, perché è proprio tra febbraio e marzo che avviene il censimento annuale. Sperando che i piccoli nati lo scorso anno abbiano trovato un partner e un luogo per nidificare e che in estate nascano nuovi pulcini; perché dove troviamo la civetta, anche i terreni agricoli sono più sani. 

 

Identikit dell'uccello dell'anno

Civetta (Athene noctua)

Famiglia: Strigidi

Aspetto: arcata sopraccigliare color crema, grandi occhi gialli e falsi occhi sulla nuca, macchie bianche sul dorso, coda corta.

Dimensione e peso: lunghezza 22 cm, peso 140-200 g.

Habitat: nelle pianure agricole del Ticino (dove invece che negli alberi nidifica in vecchi rustici), nei frutteti ad alto fusto dell’Ajoie, nei querceti della campagna ginevrina, e nel Seeland friburghese e bernese.

Alimentazione: grossi insetti, ma anche piccoli roditori, uccelli e rettili.

Riproduzione: il maschio crea scorte di cibo nella cavità scelta per la nidificazione. La femmina depone 3-5 uova, che si schiudono dopo 22-30 giorni. I giovani lasciano il nido dopo circa un mese, prima di essere in grado di volare. Da agosto in poi vengono scacciati dal territorio dei genitori, e ne cercano uno tutto loro.


 

Non è la taglia che conta: un re di 2 centimetri

Ha sette paia di zampette, è lungo al massimo un paio di centimetri e può vivere alcuni anni. Si chiama gammaro dei fossi, ed è il piccolo crostaceo della famiglia degli Anfipodi che Pro Natura ha incoronato come ambasciatore del 2021. Certo, non è spettacolare come lo erano stati il gatto selvatico (2020), l’ermellino (2018) o addirittura l’orso (2009).

D’altronde, con questa iniziativa, nata nel 1998, Pro Natura non intende incoronare necessariamente animali amati o popolari, ma «attirare l’attenzione su un aspetto specifico del lavoro di protezione della natura, nell’ottica di salvaguardare la biodiversità delle specie e degli ecosistemi, così come la varietà genetica» sottolinea Serena Britos, portavoce di Pro Natura in Ticino. Insomma, qualsiasi specie animale che permetta una riflessione in termine di ecosistemi, può “partecipare alla corsa”. Il nostro piccolo crostaceo, che è un indicatore della purezza dell’acqua dei nostri torrenti, ha quindi ben meritato il riconoscimento.

Questo esserino ci ricorda l’importante ruolo svolto nel mantenere vitale un ecosistema anche da animaletti dall’apparenza insignificante e poco conosciuti. «Spesso siamo convinti di conoscere la natura di casa nostra, dando per scontato che tutto sia già stato studiato dagli scienziati. Ma non è così: la biodiversità indigena è molto variata e ancora ampiamente sconosciuta. Questa è una delle grandi lezioni che ci insegnano gli Anfipodi – spiega Serena Britos –. Si tratta di animali che hanno abitato i nostri corsi d’acqua per milioni di anni. In termini evolutivi, hanno già superato molte sfide. Oggi siamo noi esseri umani a render loro la vita difficile, raddrizzando torrenti, inquinando il loro habitat con pesticidi e acque reflue, e capovolgendo interi corsi d’acqua per la produzione di energia. Con il gammaro dei fossi, Pro Natura ricorda quanto sia importante che i torrenti tornino a essere puliti e liberi di fluire nel paesaggio. Per la natura, per noi, per i nostri figli».

In Ticino il gammaro dei fossi non si trova, ma c’è un suo parente stretto, l’Echinogammarus stammeri. Dotatevi di una lente e di pazienza e, alla vostra prossima visita a un ruscello vicino a casa, provate a rintracciarlo. Trovarlo è un buon auspicio: vuol dire che l’acqua è pulita! 

Identikit dell'animale dell'anno

Gammaro dei fossi (Gammarus fossarum)

Nome: Gammaro dei fossi (Gammarus fossarum)

Famiglia: Anfipodi

Aspetto: corpo arcuato, piatto sul lato, sette paia di zampe, antenne, tanti peli sensoriali.

Dimensioni e peso: lungo fino a 2 cm, leggero come una piuma.

Habitat: torrenti e altri corsi d’acqua puliti, sotto foglie e pietre, in condizioni ideali in comunità molto numerose. In Ticino si trova un suo parente stretto, l’Echinogammarus stammeri.

Alimentazione: fogliame morto, saltuariamente animaletti morti.

Riproduzione: Il maschio si avvinghia alla femmina giorni prima dell’accoppiamento e la femmina cova più volte l’anno una trentina di uova alla volta. I piccoli sono autonomi dopo pochi giorni.


 

Artista della sopravvivenza

A differenza del piccolo crostaceo, eletto animale dell’anno da Pro Natura, il cavedano, designato pesce dell’anno dalla Federazione svizzera di pesca (Fsp), è meno schizzinoso e lo si trova anche in acque piuttosto sporche. Messa così, non sembra un complimento. Invece è proprio per sottolineare la sua resilienza e la sua robustezza che il cavedano è diventato l’ambasciatore delle nostre acque per il 2021. «L’iniziativa, lanciata nel 2010, mira a far conoscere all’opinione pubblica le diverse specie di pesci che vivono nei nostri fiumi e nei nostri laghi: il mondo subacqueo resta ancora sconosciuto a molti. D’altra parte, vuole anche sensibilizzare sull’importanza della salvaguardia di questi animali e dei loro habitat: oltre la metà delle specie ittiche in Svizzera figura nella lista rossa delle specie a rischio, questo è dovuto ai cambiamenti climatici, ma anche all’inquinamento, all’utilizzo di fertilizzanti e agli scompensi dei deflussi creati dalle centrali elettriche – ci spiega Gianni Gnesa, membro della direzione e responsabile della comunicazione per la Svizzera italiana dell’Fsp –. Il cavedano in questo caso non è un pesce minacciato, perché è capace di adattarsi e resiste anche in acque fino ai 30 °C. Ma non tutti i pesci hanno questa capacità d’adattamento».

Il fatto che il cavedano “navighi in acque sporche” e abbia molte lische non ne fa una pietanza molto apprezzata in cucina. Un rischio in meno per questo pesce d’acqua dolce... 

Identikit del pesce dell'anno

Cavedano (Squalius cephalus)

Nome: Cavedano (Squalius cephalus)

Famiglia: Ciprinidi

Aspetto: corpo snello e muscoloso dotato di pinne potenti. Labbra spesse, bocca larga e priva di denti.

Dimensione e peso: fino a 80 cm e 5 kg.

Habitat: ben diffuso, si trova dai fiumi dell’Altopiano centrale ai piccoli ruscelli dei prati nelle valli alpine ed è comune in tanti laghi. È più resistente alle malattie rispetto ad altri pesci e sopporta anche temperature sopra i 30 °C. A Sud delle Alpi troviamo la forma “italica” dello Squalus cephalus, ossia lo Squalius squalus.

Alimentazione: è onnivoro. Mangia insetti, altri pesci, anfibi e piccoli mammiferi e non disdegna bacche cadute in acqua.

Riproduzione: tra aprile e giugno i pesci si riuniscono per riprodursi. Uova e sperma vengono rilasciati in nuvole e ­mescolati grazie al movimento delle pinne. Le uova (circa 100mila per femmina) si ­depositano sul fondale; dopo una o due settimane si schiudono e i piccoli si riuniscono in densi banchi.


Gli alberi dell'anno

Tribù germaniche e slave veneravano il tiglio come albero sacro.

In Germania ed Austria viene eletto anche l’albero dell’anno. In Germania, per la 33ma edizione dell’iniziativa della fondazione Dr. Silvius Wodarz, la scelta è andata all’agrifoglio. Alle nostre latitudini, questo sempreverde è spesso associato al periodo natalizio. Una curiosità: il suo nome comune in tedesco (“Stechpalme”) letteralmente significa palma pungigliosa, pungente. Non assomiglia a una palma, ma la ragione di questo nome è un’altra: per tradizione, erano i suoi rami, assieme a quelli di altri sempreverdi, a venire utilizzati durante la domenica delle palme. Questo sempreverde si trova sia sotto forma di arbusto sia di albero. In Svizzera è ben diffuso, ma in alcuni cantoni è protetto. In Irlanda e Inghilterra, sulla costa atlantica, trova condizioni particolarmente favorevoli: qui può raggiungere i 20 metri di altezza e i 500 anni d’età.

Il tiglio, amato dagli uomini e dalle api

In Austria, il Ministero federale per l’Agricoltura, le Regioni e il Turismo, assieme all’Ong Kuratorium Wald, ha scelto il tiglio selvatico e quello nostrano come ambasciatori del 2021. Il tiglio, che può raggiungere i 1.000 anni e i 30 metri, non è apprezzato solo per la bellezza, ma anche per il profumo dei suoi fiori e per il sapore delicato del miele.

Pouplie, il più bello di Francia

Anche i nostri vicini francesi hanno un debole per le piante: ogni anno l’Ufficio nazionale delle foreste, in collaborazione con la rivista Terre Sauvage, via voto popolare, elegge l’albero più bello. Pochi giorni fa è stato così coronato un pioppo di 37 metri di un piccolo comune del dipartimento della Marne. Affettuosamente chiamato Pouplie, l’albero ha anche una pagina Facebook.

Specchio specchio delle mie brame...

Anche l’europea Environmental Partnership Association elegge, tra febbraio e marzo di ogni anno, dal 2011, gli alberi europei più impressionanti, non solo per la loro imponenza e bellezza, ma anche per la loro storia.

Con le sue foglie verde lucente e le sue bacche rosse, l?agrifoglio è ben visibile nei nostri boschi.