I magnifici prati di Castelluccio | Cooperazione
X

Argomenti popolari

TEMPO LIBERO
REPORTAGE FOTOGRAFICO

I magnifici prati di Castelluccio

FOTO
ALESSANDRA MENICONZI
31 maggio 2021
Il Parco Nazionale dei Monti Sibellini a primavera inizia ad accendersi di colore.

Il Parco Nazionale dei Monti Sibellini a primavera inizia ad accendersi di colore.

A primavera la Natura generosamente prende in mano il pennello e cosparge di colori la Piana di Castelluccio in Umbria, a una trentina di chilometri da Norcia. Si distende un manto di fiori fitti fitti come i fili d’erba in un prato. Migliaia di boccioli, di piccoli capolavori botanici fanno capolino dalla terra scura. È uno spettacolo indimenticabile, che ci fa ammutolire. Si potrebbero sprecare gli aggettivi: mozzafiato, bellissimo, sorprendente, meraviglioso, splendido, grandioso… Ma non sarebbe ancora abbastanza per comunicare la magia di questo luogo unico al mondo, la cui bellezza si sposa armonicamente al silenzio e alla vastità. La Terra, indulgente, sembra regalarci la contemplazione del Paradiso.

La lenticchia di Castelluccio è un prodotto importante per la regione.

Ci fa entrare in questo mondo fiabesco Paolo Salvi, naturalista con una laurea in Scienze Naturali e una specializzazione in botanica, che da undici anni lavora per il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e si è occupato soprattutto di progetti sulla biodiversità e sulla fauna selvatica, come quello riguardante la reintroduzione del camoscio appenninico. Paolo con grande chiarezza ci spiega le ragioni di questo incanto floreale: «La zona di Castelluccio è costituita da un sistema di tre piani di origine tettonica (Pian Grande, Pian Piccolo e Pian Perduto), circondati da una catena di montagne il cui rilievo più alto è il Monte Vettore. Il fenomeno del carsismo ha modellato questi piani, rendendo il terreno ricco di sostanze minerali e quindi particolarmente adatto all’agricoltura. È una terra fertile, a un’altitudine media di 1.300 metri sul livello del mare, dove si coltivano sia cereali, come il farro e il grano, sia, in misura decisamente maggiore, una leguminosa come la lenticchia».

I papaveri in fiore dominano con il loro rosso deciso assieme al delicato colore dei fiordalisi, creando dei paesaggi che sembrano dipinti.

«Qui la coltivazione della lenticchia – ci svela Paolo – prevede da sempre un ridottissimo intervento umano. I campi sono seminati ad aprile e non richiedono nessuna operazione da parte dell’uomo sino al momento della raccolta. Il contadino semina, usa concimi naturali e poi se ne dimentica sino alla trebbiatura di fine luglio. Fondamentale è il fatto che erbicidi e diserbanti non sono necessari oggi e non lo sono mai stati in passato». È una situazione davvero molto particolare. L’altopiano di Castelluccio, una sorta di suggestivo catino naturale che in inverno si riempie di neve, gode di un microclima con una lunga e rigida stagione fredda ed estati brevi.

E così – senza veleni – la Natura fa il suo corso, e può “deflagrare” con una dirompente fioritura che di solito inizia a fine maggio e prosegue sino alla prima metà di luglio. Esplodono i colori come in un pirotecnico fuoco d’artificio, che impazza in terra invece che in cielo: uno dei primi è il giallo della senape selvatica, a cui si aggiungono il rosso deciso del papavero, il bianco delicato della camomilla bastarda e della margherita e l’azzurro celestiale del fiordaliso. «In realtà, sono piante – ci fa notare Paolo – molto comuni che in botanica si chiamano ruderali. Sono diffuse infatti anche in ambienti urbanizzati, e si adattano alla scarsità di terra in muri, tetti, fessure tra un marciapiede e la strada. Le abbiamo viste tante volte spuntare nel cemento delle città. Nella loro perfetta semplicità, a Castelluccio, formano una incredibile tavolozza di colori. Tra loro, si nasconde il fiorellino bianco della lenticchia, una piantina gracile, che – essendo alta circa 20/30 centimetri – è invisibile da lontano. Bisogna proprio avvicinarsi per osservarla. Pur così piccina, la lenticchia di Castelluccio è però molto pregiata, rispetto a quelle coltivate ad altitudini più basse sia in Italia sia all’estero».

Il bosco di conifere a forma d?Italia risale al 1961, quando venne creato in occasione della Festa della Montagna.

Le fioriture dell’altopiano di Castelluccio di Norcia non sono solo quelle dei campi coltivati a lenticchia oppure, per esempio, di quelli seminati a lupinella, una pianta destinata al foraggio con un bel fiore viola. «Sarebbe un peccato – ci suggerisce Paolo con un entusiasmo contagioso – non perlustrare anche le praterie per lo più dedicate al pascolo ovo-caprino e a quello brado di mandrie di cavalli. Qui, dove l’acqua è trattenuta nel terreno dopo lo scioglimento delle nevi invernali, trovano spazio anche rare specie botaniche. In questi terreni acquitrinosi fioriscono la viola di Eugenia, il tulipano montano, il narciso dei poeti e due specie rarissime di carice, piante tipiche del Nord Italia che hanno trovato il proprio habitat in questo angolo del Centro Italia». A Castelluccio, circondati a perdita d’occhio da praterie, campi, montagne, cielo e nuvole, sole e vento, freme un microcosmo colorato di steli, corolle, petali. Bisogna solo aprire gli occhi, perché la Terra sorride nei fiori.