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Il bosco racconta

Le piccole grandi storie di Luca Goldhorn, guida escursionistica che fa rivivere la valle di Lodano in modo unico: l’internet della foresta e l’avventura della famiglia Moranda.

FOTO
HSASKIA CEREGHETTI
03 maggio 2021
La famiglia Moranda osserva la vita segreta di una betulla ormai secca.

La famiglia Moranda osserva la vita segreta di una betulla ormai secca.

Le giovani foglie di faggio più buone e più morbide dell’insalata. Aghi di pino come gusto per il gelato. L’odore emanato dalle formiche come rimedio per raffreddori e crisi respiratorie. Fiori gialli come disinfettante. Aneddoti raccontati nei boschi della valle di Lodano (Valle Maggia) da Luca Goldhorn, 61 anni, guida escursionistica. Ad ascoltarli la famiglia Moranda di Losone. Papà Emanuele (39) e mamma Sabrina (38) hanno deciso di vivere una giornata particola- re con i figli Malik (10), Chloe (6) e Nael (4). «Per vivere il bosco in maniera più consapevole», ammette Emanuele.

La carbonaia

Quattro itinerari principali, cinque alpi ancora attivi, quasi 780 ettari di bosco, tra cui una faggeta che potrebbe addirittura diventare patrimonio dell’Unesco. Un progetto emozionante partito una decina di anni fa su volontà del Patriziato locale. Pronti, via. Prima tappa presso una carbonaia. «La legna – dice Gold- horn – veniva coperta con fronde, foglie e terra, e poi accesa. Un procedimento minuzioso con cui si produceva il carbone. Di vecchie carbonaie ne abbiamo oltre 200, sempre situate in spiazzi vicini a muretti e a corsi d’acqua. Era un sistema attivo fino alla seconda guerra mondiale».

Chloe memorizza il profumo di una betulla.

La particolare struttura in legno incuriosisce Malik: «Fantastica». Nael raccoglie un po’ di carbone da terra e si pastic- cia il volto. «Mi sento un indiano», dice sorridendo.

Fatiche del passato

Testimonianze nascoste che riaffiorano. Il bosco che tra il Settecento e l’Ottocento veniva saccheggiato per la sua preziosa legna di faggio e di castagno. Richiesta per ardere, oppure per materiale da costruzione o addirittura come conciante per l’industria del cuoio. «I modi per portare i tronchi a valle erano davvero ingegnosi – sostiene la guida –. Venivano ad esempio fatti scivolare su un letto di foglie di faggio umidificate. Un lavoro immane, faticoso e anche pericoloso. Il canale di trasporto, chiamato sovenda, è ancora visibile oggi in minima parte». Colpisce come le rocce siano levigate. «È stato il continuo passaggio di tronchi a trasformarle». Chloe è a bocca aperta: «Ma davvero facevano così?» Goldhorn le risponde qualche decina di metri più in su, quando si giunge a un pianoro: «Verso fine Ottocento si è optato per funi metalliche a cui si appendevano i tronchi che scendevano giù. Ovviamente, trattandosi di un filo a sbalzo, capitava spesso che i tronchi cadessero e dovessero poi essere riappesi».

Tutto è connesso

CONSIGLI UTILI

Come in una favola

Quattro itinerari principali. Due escursioni possono essere svolte in una giornata. Per le altre due, invece, si pernotta alla capanna dell’Alp da Canaa. Ogni singola escursione è caratterizzata da un tema. Dai 341 metri di Lodano si può raggiungere anche un’altitudine di 1.843 metri. I dislivelli possono essere importanti. Ecco perché alle famiglie e alle persone poco allenate si consiglia di personalizzare i percorsi e di farsi consigliare varianti di sentiero pianeggianti.

www.valledilodano.ch

La gita procede tra mille curiosità. E Goldhorn illustra il concetto di internet della foresta: «Le piante comunicano tra loro. Attraverso le loro radici, ma non solo. Pensiamo ai faggi. Un faggio piccolo sa quando deve frenare la sua crescita per lasciare spazio al faggio grande. E quando quest’ultimo muore, il piccolo poi cresce. Tutto è connesso. Misteriosamente perfetto». I bimbi si soffermano su alcuni tronchi di faggio. «Proviamo a contare gli anelli per sapere quanti anni ha questa pianta», sussurra Chloe. Accanto ci sono altri tronchi. Tra cui uno secco di betulla. «Un bosco sano ha bisogno di circa il 30% di bosco morto per stare bene – precisa Goldhorn –. Guardate questo tronco. Dentro ci saranno 200 varietà di insetti. Ognuno di loro ha il suo ruolo. Decompongono il tronco morto e nutrono il terreno».

Scopriamo che l’ossessione di Gold- horn è un coleottero blu. «Si chiama Cerambice del faggio. È un animale raro. Avvistarlo è un privilegio». Così come la Balia dal collare, un uccello nidificante. Il più raro della Svizzera. La guida estrae lo smartphone, che diventa strumento didattico. «Vi faccio sentire il suo verso. Questa è una zona protetta, è una fortuna avere la Balia ancora tra noi». Emanuele e Sabrina sono entusiasti. «Io ad esempio – spiega Emanuele – ero convinto che il picchio facesse i buchi solo per nidificare. Invece lo fa soprattutto per cercare cibo».

«Andare in un bosco con qualcuno che ti spiega le cose con passione è un’esperienza nuova – conclude Sabrina –. Torni a casa con un sacco di conoscenze in più, e ti restano dentro. Capisci che ogni cosa ha la sua ragione di essere».

Luca Goldhorn spiega come il picchio cerca il cibo nel tronco di un albero.