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Il colore del bronzo

L’età del bronzo, la medaglia di bronzo, ma anche una “faccia di bronzo”, per dire di una persona sfrontata. Oppure, Ivo Soldini e il suo amore per il bronzo.

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COSIMO FILIPPINI/MAD, MAD
22 marzo 2021
Lo scultore Ivo Soldini con la sua opera: ?Prendere la luce?, 2020, per la Fondazione Scazziga. «La luce? intesa come fonte di vita»: Diego Stephani in ?Ivo Soldini,Prendere la luce?, Mediapoint Swiss, dicembre 2020.

Lo scultore Ivo Soldini con la sua opera: ?Prendere la luce?, 2020, per la Fondazione Scazziga. «La luce? intesa come fonte di vita»: Diego Stephani in ?Ivo Soldini,Prendere la luce?, Mediapoint Swiss, dicembre 2020.

Oggi parliamo di bronzo. Perché? Perché è il colore che ci accompagnerà durante la stagione di mezzo e quella dell’estate che arriverà. Lo si vede ovunque in oggetti di design, d’arredo o bijoux da indossare. Volgi lo sguardo e il colore del bronzo è lì ad ammiccare. Un tour nel mondo Coop conferma la nostra ipotesi di partenza – tra queste pagine una selezione di prodotti che richiamano le mille sfumature del bronzo. Ora qualcuno si chiederà che affinità ci sono tra Ivo Soldini, lo scultore di Ligornetto, e le esuberanze del bronzo. Un esperto in tendenza avrebbe potuto raccontarci i segreti di una lega antica quanto la nostra civiltà, come quell’età del bronzo che attraversa prima la preistoria e poi la storia. Oppure, quanti di noi si sono fermati davanti a una scultura di Soldini? Avete fatto mente locale? Bene, allora avrete capito che le sfumature del bronzo ce le può raccontare soltanto lo scultore di casa nostra.

Volumi, forme, linee

Classe 1951, vive e opera a Ligornetto. Ci spalanca la porta del suo mondo con una di quelle chiavi dei nostri bisnonni, color bronzo appunto. La corte interna di questa casa nel nucleo storico ospita le sue sculture “I Giganti” (teste di grandi dimensioni), gli “Inclinati”, i”Verticali”: figure oblique che lottano con la gravità; figure verticali svettanti, longilinee pronte a raggiungere l’infinità del cielo. Ivo Soldini chiarisce subito: «non sono uno che procede per metodo, quello semmai è necessario al momento della realizzazione, ma seguo una spinta interiore che mi impone di aggiungere, togliere volumi, forme, linee». Linee che plasmano ogni sua scultura. «Io preferisco il bronzo che tende al nero, perché esalta la struttura delle mie opere, il verde la rende invece più plastica, classica». In questo museo – laboratorio all’aperto, la sintesi di Ivo Soldini è ovunque.

La materia, plasmata da linee orizzontali, verticali, dà forma al tutto. Si crea così una tensione che è di rottura, con i canoni classici di una scultura in bronzo, ma è proprio questo caos a ge- nerare la figura, a renderla unica. In un’apparente monolite, scopriamo vol- ti, forme di uomo, di donna che raccontano una comunità, la sua drammaticità – come quella che stiamo vivendo, ma anche la speranza di figure di donne e di uomini soli, in coppia, in gruppo rivolte al futuro.

E non è soltanto il bronzo scolpito ad attrarci, ma anche la sua luce. All’aperto, al chiuso – irradiato dallo splendore del sole, ogni singola scultura in miniatura, in scala è lucente, brillante, si lascia baciare dalla luce naturale e risponde illuminandosi, espandendosi.

Il bronzo, appunto, una lega stagno e rame successiva alla pietra, alla selce e al legno, che si integra nella quotidianità di quel tempo e la racconta: è qui che si sviluppa il commercio, con il trasporto del bronzo. Un nuovo mestiere, insieme a quello dell’agricoltore e dell’allevatore… Poi si passa dalle tombe a tumulo, alla cultura del vaso Campanifor- me. Quanta storia e civiltà intorno a questa lega…

Sullo sfondo: particolare di «Percorsi e Aspettative», 2017, cartoncino su carta.

Ma torniamo al nostro scultore, che tasta la materia delle sue sculture, evidenzia la complicata necessità di plasmarla: «capace di regalarti una luce indefinita, una tensione che dall’intimo rimbalza sulla scultura. Questa è la materia che rende possibile concretizzare la mia visione, un fluido che fisso con una colata di circa venti secondi. Poi emerge una forma presunta definitiva; la patina nera, quella verde del bronzo che cambia nel tempo».

Ci sono 17 passaggi, prima di arrivare alla dimensione di ciò che i nostri occhi vedono. «La pietra non mi consente di creare tensioni, vista la sua struttura, mentre il bronzo, come materia va ben oltre… prima è liquido, poi è solido. A me permette una tensione più adatta».

Sarà per questo che il colore del bronzo è di moda: quasi, quasi aiuta la nostra società liquida a riconquistare solidità e riflessione.