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L'importanza di non credere a tutto

Hanno le gambe corte ma corrono veloci: sono le fake news. Un cacciatore di bufale, un sociologo e un giornalista ci aiuteranno a capire che è fondamentale essere scettici e quanto le fake news siano tutt’altro che una novità.

FOTO
SANDRO MAHLER, MAD
18 gennaio 2021
Le notizie false sono sempre esistite, ma oggi grazie ai social sono diventate virali.

Le notizie false sono sempre esistite, ma oggi grazie ai social sono diventate virali.

Cos’è una fake news, e perché tanta gente ci crede? A queste domande possono rispondere i buoni conoscitori della materia e dell’animo umano. Uno di loro è David Puente, responsabile del progetto fact-checking (verifica dei fatti) di Open.online, portale di informazione italiano, che afferma: «il termine fake news è usato spesso in maniera semplicistica, ma si possono suddividere in diversi gradi».

DAVID PUENTE

Giornalista e debunker

David Puente, laureato in scienze e tecnologie multimediali, disinnesca notizie false per lavoro.

Tipi di fake

«C’è la satira, il cui scopo è prendere in giro, ma che può essere scambiata per notizia vera». Esiste la bufala, «quella completamente falsa, che può diventare leggenda metropolitana (come quella del mostro di Loch Ness), basata sul nulla». Poi c’è la disinformazione, una notizia mancante di alcune parti per due motivi: misinformazione (chi scrive non ha approfondito i fatti) o modificata volutamente.

Esistono da sempre, ma oggi…

Da qualche tempo sono chiamate fake news, ma qualche anno fa erano chiamate bugie, fumo negli occhi, o annunci da campagna elettorale. Ma c’è un’abissale differenza, che rende le fake news più pericolose rispetto al passato: il canale di diffusione. Come disse Umberto Eco nel 2015 durante una lezione all’Università di Torino: «i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività». I social rendono le notizie false virali. Questa diffusione mondiale, implica che non si può essere sul luogo da dove parte per verificarne le fonti e per smentirla.

NOTIZIE FALSE

522.472

È il numero degli articoli che hanno amplificato la disinformazione relativa alla pandemia, secondo uno studio della Cornell University che ha analizzato 38 milioni di articoli in inglese pubblicati dai media in tutto il mondo tra gennaio e maggio 2020. Vanno per la maggiore: le teorie del complotto, gli attacchi ad Anthony Fauci, immunologo statunitense, l’idea che il virus sia un’arma biologica scatenata dalla Cina, e le cure miracolose.

Come si svela una notizia falsa

Non solo i lettori, ma anche i professionisti della notizia incappano in fake news. Carlo Silini, responsabile approfondimenti al Corriere del Ticino, ci parla di una notizia falsa, costruita ad arte e arrivata proprio nella redazione del suo giornale. È rappresentativa perché contiene tutti gli elementi che fanno sì che una notizia falsa si divulghi e venga presa per vera. «Era una sera del 2017, in ufficio era rimasto un solo redattore, quando è arrivato il comunicato stampa della Proto Group, siglato dagli avvocati del noto produttore Harvey Weinstein» racconta Silini. «La società immobiliare annunciava che Weinstein aveva preso contatto con loro, in quanto interessato a soggiornare per un periodo in Ticino, a Vacallo, visto il bisogno di tranquillità dopo la bufera che si era scatenata intorno alla vicenda MeToo». Eccola, la macchina dell’inganno quasi perfetto era partita. «Quando leggi qualcosa, e vale per tutti non solo per i giornalisti, devi sempre chiederti chi è la fonte. In questo caso la Proto Group era la fonte primaria. Questo rendeva la verifica dei fatti molto difficile: è ovvio che chiamando la stessa società che aveva inviato il comunicato, non si sarebbe ottenuto che una conferma di quanto scritto. Inoltre, era firmato da avvocati, il che dava prestigio al documento, e riuscire a raggiungere i legali di Weinstein sarebbe stato decisamente difficile». Questo è il primo elemento di una fake ben riuscita: una fonte che non puoi smentire. «A questo punto però c’è un altro passo da fare, che è il confronto. Una semplice ricerca sui giornali americani per verificare che fosse stata pubblicata una notizia simile, una controllata su un motore di ricerca. I risultati svelano che Proto (si chiama proprio così: Alessandro Proto), a capo della Proto Group, è un truffatore seriale. Aveva già avuto problemi con la giustizia e aveva addirittura scritto un libro dal titolo che avrebbe tolto (o confermato) ogni dubbio». Il libro si chiama, infatti: «io sono l’impostore». Una dichiarazione di colpa davvero molto esplicita.

Paolo Bonolis deceduto: può essere? Per Francesca e Ylenia sì, Ruben invece è scettico.

L’altra ragione per cui si casca in una fake è che si tratta di notizie appetibili, che stimolano la nostra voglia di crederci. «C’era il grosso personaggio al centro della vicenda, Weinstein. Tu prendi un tema e un personaggio di cui sta parlando tutto il mondo e costruiscigli attorno una notizia, la potenza di attrazione è massima». Per salvarsi dalle bugie bisogna dunque attivare l’incredulità. «Se ricevi un pacco regalo con dentro un milione, devi domandarti perché lo danno a te? Se il regalo è troppo grosso, qualcosa non torna. Dovremmo tutti smettere di credere a Babbo Natale e cominciare a essere più diffidenti. Così, si possono fare i passi giusti». È indispensabile poi ragionare in termini legali: «Weinstein era in procinto di essere processato, possibile che lo lascino venire in Svizzera?». Per far partire questo meccanismo per sbugiardare una notizia falsa deve però prima innescarsi la miccia: il dubbio.

CARLO SILINI

Caporedattore del CdT

Carlo Silini è caporedattore e responsabile delle redazioni Primo Piano, cultura, spettacoli ed Extra del Corriere del Ticino.

Autoingannarsi

A tutti piace leggere qualcosa che confermi un proprio pensiero e poter dire: «avevo ragione, l’ho sempre detto». Se per esempio dovessimo leggere che “il fumo migliora la vita”, dobbiamo chiederci “a chi giova questa notizia?”. Bisogna porsi davanti alla notizia con un filtro critico, e andare a vedere chi ha pubblicato o commissionato lo studio.

È utile anche chiedersi se quello di cui si sta leggendo è un fatto accertato o una domanda senza risposta. I “pare” e gli “avrebbe” sono indicatori di fatti non verificati. Considerare che il semplice accostamento di fatti non è una prova, è più che altro un tentativo di indurre a pensare una cosa. Come la vicenda del pesce siluro divoratore di barboncini. La presenza del siluro da una parte e la scomparsa di un cagnolino dall’altra: due fatti non collegati da nessuna prova. Il condizionale, le voci di corridoio, i punti di domanda irrisolti: sono tutti segnali da cogliere per dubitare di quello che state leggendo.

Il ritratto a sinistra è un mix: la testa di Abramo Lincoln è sovrapposta alla figura di John C. Calhoun, senatore degli Stati Uniti (a destra). Alcuni credono che sia stata realizzata perché non c'erano abbastanza ritratti «eroici» di Lincoln, fatti durante la sua vita.

John Lennon e Che Guevara: in realtà Lennon non stava suonando con Che Guevara. La testa del Che è stata messa sul corpo del chitarrista Wayne Gabriel. Quindi, in realtà, questa foto è stata scattata quando John stava suonando con Wayne. Poveri fan!

Lo scatto che pare immortalare un allegro Albert Einstein che pedala vicino a un'esplosione nucleare, in realtà è frutto del montaggio di due fotografie diverse: una con Einstein in sella a una bicicletta e l'altra che cattura un test nucleare.

Fare attenzione alla mescolanza tra fatti e opinioni. Se leggete che due iracheni si sono accoltellati e subito dopo trovate il commento «ecco di che bella gente ci siamo riempiti» è indispensabile scindere gli eventi dalle considerazioni personali, che si fondono in un unico fatto e fanno inciampare la capacità di giudizio. È necessario applicare questi criteri di selezione alle notizie, perché la cattiva informazione danneggia tutti: è facile capire che una società basata sul falso costruisce miti falsi e crea strutture false.


Perché la gente ci crede?

Il successo delle «Fake news» è legato al grande senso di incertezza, alle sensazioni di pericolo provate dalla gente, che cerca porti sicuri… almeno in apparenza.

Graziano Martignoni, psichiatra e insegnante alla Supsi.

Come si crea la bugia perfetta?

La vera menzogna deve contenere un po’ di realtà. Più si avvicina al vero e più sarà credibile.

Un concetto fondamentale per spiegare perché si crede alle notizie false è quello di massa. Ce lo spiega?

La gente non è scema, però è manipolabile; e più è in crisi, o in pericolo, e più diventa fragile. Mettiamo che in una piazza ci siano diverse persone a fare aperitivo. Se scoppia una bomba, questa folla diventa massa, che tenta di fuggire o trovare qualcuno che la rassicuri. Quindi, la massa si crea in un momento di pericolo (o di utopia). Il clima di paura, o di incertezza, rende più facile la manipolazione, perché la massa non solo diventa disposta a credere, ma ha bisogno di qualcuno che la salvi. Nel nostro esempio, potrebbero essere i pompieri.

A metà settembre 2020, l’Echinaforce della ditta Vogel, un preparato a base di erbe, pareva avere proprietà curative contro il Coronavirus. In poche ore il medicamento è ­sparito dagli scaffali. Perché?

Oggi la propaganda non è più quella di Mussolini e di Hitler. Oggi non siamo più disposti a farci sedurre dall’uomo che governa la massa, però lo siamo con l’elemento che ci penetra e ci dà l’impressione di essere padroni del nostro destino, quando non lo siamo più. Siamo esposti a una manipolazione più mentale.

E quindi siamo fregati?

Siamo fragili. È bene rendersene conto. Perché lei mette la mascherina? Perché riconosce il pericolo! E così si protegge. Bisogna capire chi è che induce il pericolo, esprimere criticamente il problema, capire che forse da soli non ce la facciamo. È necessario condividere un contesto comunitario, come leggere il giornale, che deve aiutare a ragionare. A scuola bisognerebbe insegnarlo ai giovani, insegnare a guardare i tg. È essenziale capire cosa valorizzano i giornali; come trattano le notizie? Gramsci (ma probabilmente non era sua questa massima) diceva: «Bisogna armarsi dell’ottimismo della volontà e del pessimismo della ragione». Siamo mal messi, ma dobbiamo difenderci.