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L'intramontabile canottiera

Nata come indumento di lavoro, la canotta ne ha fatta di strada. Dietro questo semplice pezzo di stoffa si celano almeno cento anni di storia e di evoluzione sociale.

07 giugno 2021
Con Marlon Brando  la canottiera diventa  una vera e propria  icona.

Con Marlon Brando la canottiera diventa una vera e propria icona.

Ci sono capi d’abbigliamento che non temono il passare del tempo, anzi, attraversano le epoche mantenendo intatta la loro essenza. Come la canottiera. Casual, sexy, sofisticata, sbarazzina, è a tutti gli effetti un’icona.

CURIOSITÀ LINGUISTICHE

Attorno a un pezzo di stoffa

Canottiera – Maglietta scollata e senza maniche, di filo, di cotone o di lana, simile a quelle adoperate da chi pratica canottaggio (Treccani).

Débardeur – Il termine francese rinvia ai “débardeur” ossia gli operai addetti alle operazioni di scarico. Gli scaricatori di porto furono tra i primi a indossare le canottiere.

Marcel – È un altra parola francese che indica la canottiera. E fa riferimento a Marcel Eisenberg, uno dei primi produttori industriali francesi di questo capo d’abbigliamento.

Tank top – Il termine inglese deriva dai primi modelli di costume da bagno senza maniche. Un tempo la piscina era indicata con il termine tank, non pool, e il costume da bagno si chiamava tank suit, declinato in tank top, per indicare solo il sopra.

Wife beater – Ossia “marito violento” in inglese. Il “nomignolo” poco lusinghiero nasce dal fatto che la canottiera era associata agli uomini della classe operaia e, stando al cliché, propensi alla violenza domestica.

Nel 2020 si è addirittura guadagnata un posto in vetrina al Mucem, il Museo delle civiltà dell'Europa e del Mediterraneo di Marsiglia in occasione dell’esposizione “Vêtements modèles” (abiti modelli), assieme a espadrille, tuta da lavoro blu, pantalone da tuta e kilt. Modelli, appunto, perché hanno ispirato mode, sono conosciuti da tutti e diventati punti di riferimento per altri capi. «Più che un elemento superficiale della storia, l'abbigliamento è una seconda pelle, un testimone delle rivoluzioni culturali della mente e del corpo» sottolinea Isabelle Crampes, curatrice della mostra marsigliese.

Questa osservazione sembra ancora più pertinente se parliamo di un indumento che nasce come capo intimo, aderente alla pelle, e che in seguito si è trasformato in un articolo di moda, un indumento da mostrare, apprezzato per praticità e versatilità.

Di sicuro la sua traiettoria non è ancora finita e sarà curioso scoprire come verrà reinterpretata in futuro… Nel frattempo vi proponiamo una retrospettiva storica, qualche curiosità e soprattutto alcune proposte dalla nostra consulente d’immagine Roberta Piemontesi su come indossarla quest’estate. Preparatevi alla prova canotta!

Cambiano gli attori, resta la protagonista

L’antenato della canottiera nasce a fine ‘800 con gli operai dei cantieri delle Halles a Parigi che indossano felpe senza maniche, più pratiche per lavorare. La produzione industriale della canottiera inizia in quegli anni grazie all’invenzione di macchinari per fabbricare la maglia tubolare, che rende possibile la creazione di un indumento senza cuciture laterali, elastico, e resistente ai lavaggi. La canottiera diventa così a inizio ’900 un capo da lavoro che risponde alle esigenze degli operai: leggero, capace di assorbire il sudore, e senza fronzoli che si inceppino nei macchinari. In seguito la canottiera viene adottata anche in ambito sportivo, ispirando, tra gli altri, i costumi da bagno (per uomini e donne). Nel 1912 alle Olimpiadi di Stoccolma fanno scandalo le nuotatrici che osano sfoggiare un costume intero costituito da short e da un sopra senza maniche.

Da sinistra a destra: fanno scalpore le nuotatrici che alle Olimpiadi del 1912 indossano un costume senza maniche; Massimo Girotti nel ruolo del passionale Gino Costa, in "Ossessione"; Angelina Jolie nel ruolo di Lara Croft, a inizi anni 2000; operaio sul cantiere dell'Empire State Building a New York nel 1931; Paolo Villaggio ha spesso interpretato degli anti-eroi, come qui, nelle "Comiche?" (Neri Parenti, 1990); una giovanissima Jane Birkin dal look androgino, negli anni '70.

Negli anni ’30 la canotta appare sul grande schermo, vestendo l’uomo del popolo. La indossano il focoso Massimo Girotti in “Ossessione” (Luchino Visconti, 1934) e gli operai de “I tempi moderni” (Charlie Chaplin, 1936). Dopo la seconda guerra mondiale, continua la sua ascesa nei set cinematografici ed entra definitivamente nell’immaginario collettivo grazie a “Un tram che si chiama desiderio” (Elia Kazan, 1951), indossata da uno scultoreo Marlon Brando, che incarna lo stereotipo del proletario macho, violento e sexy. Il cinema declinerà per lungo tempo questo tipo di rappresentazione per sottolineare la forza fisica dei suoi eroi (per esempio Rambo e Rusty il selvaggio). E come ogni stereotipo, lo troviamo anche sovvertito: Fantozzi è uomo del popolo, macho, ma tutt’altro che minaccioso o sexy.

In italiano, la canottiera deve il suo nome all'ambito sportivo.

Al femminile la canottiera è adottata come intimo dagli anni ’20 e diventa lo stendardo di un corpo libero da costrizioni: le “garçonnes”, dopo aver detto addio al corsetto, sfoggiano la loro nuova libertà, facendo proprio un simbolo fino ad allora sinonimo di virilità. Negli anni ’70 si impongono look androgini come quello della giovanissima Jane Birkin, mentre negli anni ’90 la canotta si guadagna definitivamente, complice anche l’estetica minimalista, un posto sulle passerelle grazie anche a Kate Moss. L’indossatrice fa colpo per la sua nonchalance; su di lei la canottiera più che accentuare gli stereotipi di femminilità li sovverte, come viene sottolineato anche per il vestito semplice con le bretelle a spaghetti, presentato come icona dal Moma nella sua mostra “Items: Is Fashion Modern?” del 2018.

Kate Moss, indossa la canottiera con nonchalance (1995).

Tutt’altro stile quello della canottiera della sex symbol Lara Croft in “Tomb Raider” (Simon West, 2001), impersonata da una tonica e formosa Angelina Jolie. Più esile, ma non meno sexy, Nicole Kidman in “Eyes Wide Shut” (Stanley Kubrick, 1999), dove appare in slip e con una canottiera bianca con le spalline-spaghetti di una marca svizzera: il modello divenne un bestseller.

Freddie Mercury in scena (1985), con la classica canottiera bianca.

Negli ultimi vent’anni la canottiera è diventata un classico, come biancheria intima o loungewear, t-shirt o abbigliamento sportivo, griffato o no. E pur essendo indossata da uomini e da donne, resta ancora un indumento attorno al quale continuano a ruotare cliché e fantasmi, sia quando vengono accentuati sia quando vengono sovvertiti. È un capo basic, ma tutt’altro che neutrale. Sarà anche questa una delle chiavi del suo successo.


Look estivi firmati Roberta Piemontesi

Un look urbano e disinvolto si può ottenere con un abbinamento a strati, composto da camisole con spalline sottili in seta (sovrapposte) e da camicia e pantaloni ampi.

Il top con ampia scollatura sul dorso ricorda gli anni Trenta e ha quel sapore piacevolmente rétro. Un look che fa subito vacanza, adatto a chi ha una schiena tonica e asciutta.

Un corpo tonico e scolpito dallo sport può venir valorizzato da una canottiera atletica con tagli strategici, abbinata a dei leggins. Un look fresco e giovanile che ricorda gli anni Ottanta.

Un look dallo spirito rurale e campagnolo, grazie all’abbinamento di canotta a coste in stile maschile con un leggero abito in cotone, a stampe floreali o motivi vichy.

La canotta cutoff shirt (letteralmente T shirt tagliata) alleggerisce gli avambracci torniti e valorizza il corpo curvy. Assieme a una gonna modellante e scarpe basse appuntite, slancia la figura. Per un look ribelle e deciso.