La rivincita della cucina | Cooperazione
X

Argomenti popolari

CASA
La cucina

La rivincita della cucina

Per Meret Bissegger è il centro del mondo: «È qui che si sta insieme, si condividono emozioni e saperi. Per anni è stata vittima di un malinteso, in nome della modernità».

FOTO
Viola Barberis
05 aprile 2021
  Meret Bissegger nella sua cucina che ha sempre sognato. Per lei è fondamentale che gli alimenti siano freschi: «Se in un forno ipertecnologico ci metto una lasagna già pronta, resterà sempre una lasagna già pronta»

  Meret Bissegger nella sua cucina che ha sempre sognato. Per lei è fondamentale che gli alimenti siano freschi: «Se in un forno ipertecnologico ci metto una lasagna già pronta, resterà sempre una lasagna già pronta»

Lei e la sua cucina sono una cosa sola. Se l’è studiata. Se l’è progettata. Se l’è costruita a sua immagine e somiglianza, con la grande isola al centro del locale, il tavolone per venti persone, tutto a portata di mano e in bella vista. «È stato bellissimo immaginarmela e costruirla come l’ho voluta io», afferma Meret Bissegger, «cuoca della cucina naturale», autrice di ricettari (l’ultimo suo libro è “La mia cucina di primavera e d’estate”, edizioni Casagrande), titolare del B&B Merogusto di Malvaglia, organizzatrice di tavolate gastronomiche, escursioni didattiche per conoscere erbe commestibili, e tanto altro. E con lei è proprio del suo “regno” vogliamo parlare, perché tutto si svolge qui, in questo ampio spazio luminoso e accogliente. «La cucina è il mio punto focale», afferma, mentre ci racconta le sue verdure colorate, «ognuna con un suo profumo particolare», le spezie, le erbe aromatiche, i suoi 15 tipi di olio, dal pressato a freddo di nocciole a quello di argan, e i suoi aceti.

La progettazione

«È qui che ci si incontra», dice Bissegger, sottolineando l’importanza della progettazione. La parola d’ordine è praticità e ambiente: «È fondamentale pensare la cucina nei minimi dettagli, dallo spazio a disposizione per appoggiare la spesa a quello per gli elettrodomestici».

Il valore della condivisione

Secondo Bissegger, la pandemia in corso ha permesso di riflettere sull’enorme importanza della cucina intesa come luogo di condivisione e di incontro. «Il bambino che aiuta i genitori a cucinare è molto più stimolato rispetto al bambino che si ritrova sul piatto del cibo preconfezionato». La cucina diventa così una sorta di aula scolastica, in cui ad ardere è la fiamma del dialogo e dell’incontro intergenerazionale. «Condividere il tempo e il lavoro in cucina con gli altri, mangiare in compagnia, ha un grande valore educativo».

I fornelli a gas

E a proposito di fiamma, per cuocere i suoi alimenti, predilige di gran lunga il gas all’induzione, ma ben vengano forni dell’ultima generazione, non solo per motivi di risparmio energetico. «Possono rivelarsi pratici per certe tecniche di cottura, ma fondamentale, oltre alla mano e alla testa di chi cucina, è anche il prodotto di base a disposizione, che deve essere fresco: «Se in un forno ipertecnologico ci metto una lasagna già pronta, resterà sempre una lasagna già pronta».

L’equivoco dell’emancipazione

Questo perché «per cucinare ci vuole tempo e studio», osserva la 60enne, delusa di come la società uscita dal ­Secondo Dopoguerra abbia frainteso il significato di vita moderna. «In nome dell’emancipazione, per anni ci hanno fatto credere che il lavoro in cucina era degradante. Nel frattempo il saper cucinare ci è stato tolto, lo ­abbiamo perso. È un vero peccato. La cucina è cultura, è indipendenza, è il luogo dove si prepara il nostro ­nutrimento non solo materiale, alla base della nostra vita. Dobbiamo capire che preparare noi stessi il nostro cibo non fa soltanto bene a noi stessi, ma è anche un atto morale e simbolico».

Un investimento che dura

«Più della metà della popolazione mondiale abita in città, ma sono ancora sempre i piccoli produttori che nutrono il mondo. Le possibilità che abbiamo oggi di trovare frutta e verdura biologica sono aumentate grazie a Bio Suisse e all’agricoltura rigenerativa. Inoltre, si moltiplicano i progetti di agricoltura comunitaria anche nelle città. Se si parte dagli ingredienti di base (cereali e leguminose) secchi, cioè non già trasformati, aggiungendo verdura davvero di stagione e acquistata intera, anche chi fa fatica ad arrivare a fine mese può preparare piatti sani e gustosi che costano poco».

La cucina è “fusion”

Per Meret Bissegger la cucina, «che deve essere “disordinata” al punto giusto per riuscire ad avere tutto a portata di mano, è luogo di incontro delle persone, delle culture, della sperimentazione: «Uso spezie esotiche, ma l’abbinamento deve sempre essere con verdura di stagione cresciuta sul posto». Per chi come Meret Bissegger da sempre è ai fornelli per sé e per gli altri, la cucina non è stata una riscoperta. «Quello che mi manca è il mio lavoro, il poter accogliere i corsisti, le tavolate e le degustazioni».