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CASA
IL SALOTTO

La stanza “social”

Il soggiorno è lo spazio multifunzionale della casa, riscoperto e apprezzato durante la pandemia. Le testimonianze di una single bellinzonese e di una famiglia luganese.

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wikimedia , alamy, mad
05 aprile 2021
La famiglia Pagnamenta nel loro "living room" a Cureglia.

La famiglia Pagnamenta nel loro "living room" a Cureglia.

Dal salotto borghese dell’Ottocento, angusto e intimo, al “living room” dei nostri giorni, il soggiorno è la stanza più importante della casa, che caratterizza il gusto e lo stile di chi ci abita. È nato dopo la metà del 1700 grazie alla diffusione del divano. Arrivato dall’Oriente, dal mondo ottomano, permetteva a più persone di conversare una accanto all’altra. Oggi, è un mobile, un oggetto d’arredo imprescindibile.

Negli ultimi decenni il soggiorno si è “allargato” sempre più, diventando uno spazio multifunzionale, che include anche camera da pranzo e studio. Un ambiente versatile, per rilassarsi, leggere, guardare la tv, ricevere amici a cena o per incontri letterari e musicali. E questa metamorfosi non è finita. «Il soggiorno che conosciamo oggi, con divano, tv, tavolo da pranzo, buffet, piante, è già in via di estinzione» avverte l’architetto luganese Emanuele Saurwein (cfr. intervista a pag. 40). «L’architettura e il design stanno lavorando su un modello dell’abitare in cui gli spazi sono flessibili, modificabili, con oggetti connessi e interscambiabili. Mi permetto citare il mio progetto E.D.E.N., un edificio sperimentale in cui il soggiorno è sparito per lasciare spazio a una grande serra, a una cucina e a una camera da letto trasformabile in ambiente di lavoro e svago. E tutto si mescola e si integra con l’intelligenza artificiale».

Dana Ghiringhelli mentre si allena nel salotto di casa.

In attesa che questo modello futuristico diventi realtà, mai come in questo anno di Coronavirus, costretti a rimanere a casa, abbiamo riscoperto e valorizzato il ruolo “social” del microcosmo-salotto.

Ce lo conferma Dana Ghiringhelli, 29 anni, single, diploma di istruttrice fitness, certificato di CrossFit e appassionata di pole dance. Anche a causa del lockdown è tornata ad abitare dai genitori a Bellinzona e il luminoso salotto, con porta-finestra sul giardino, è diventato la sua palestra domestica.

Salotto sinonimo di divano

«Mai vissuto tante ore nel salotto come in questi mesi di pandemia» confessa Dana. «Per me salotto è sinonimo di divano, dove mi piace “larvare”. La sera, visto che non si può uscire, incontro le amiche per una cenetta o mi rilasso sul sofà con il mio gatto Nala a guardare una serie in tv. Mi sono abbonata a Netflix e così mi sono fatta una scorpacciata di film: da “Lupin” a “Riverdale”».

Dal primo confinamento, con le palestre chiuse e senza lavoro, Dana è costretta ad allenarsi in casa. «Con una certa fatica, perché da sola non c’è l’entusiasmo, la motivazione di quando si è in gruppo. Per fortuna il salotto è spazioso. E faccio di necessità virtù. I miei esercizi preferiti sono quelli di pole dance, sul palo d’acciaio che ho posizionato al centro del soggiorno. È un oggetto fondamentale per tenermi in forma, mantenere il muscolo, il fisico». E così Dana indossa la tuta e ci dà un piccolo saggio della sua bravura: con contorsioni spericolate e funambolesche. Da applausi.

La famiglia Pagnamenta, con i coniugi Luca e Tessa e i figli adolescenti Nicolò e Matteo, vive dal 2005 in una villetta nel verde di Cureglia. Il soggiorno è un moderno living room con un accogliente sofà, tv, caminetto e tavolo da pranzo.

«È il luogo della casa che usiamo di più, in famiglia e quando invitiamo gli amici a cena. Purtroppo, con il Covid abbiamo dovuto rinunciare alle feste di gruppo. E ci mancano tanto» racconta Luca. Come avete arredato il soggiorno? «Per noi è anche un ambiente rappresentativo; e quindi i mobili, gli arredi, i quadri sono molto importanti. Pure il caminetto, che abbiamo ingrandito e posizionato a 45 gradi verso il salotto e il tavolo da pranzo».

«In realtà – spiega Tessa – per arredare il salotto ci sono voluti parecchi anni. All’inizio abbiamo tenuto il divano dei genitori di Luca, prima di arrivare a scegliere questo. E lo stesso per i mobili. C’è sempre un rinnovamento. Il tavolo da pranzo in metallo e vetro l’abbiamo comprato un mese fa. Forse anche come ­effetto Covid».

Telelavoro vicino al soggiorno

La pandemia ha imposto a Tessa il telelavoro, che ha rimodellato i suoi ritmi professionali e favorito un rapporto più intenso con la casa. «La prima cosa che ho fatto è riattare “l’armadio delle scope”, nell’angolo attaccato al soggiorno, trasformandolo nel mio ufficio, con scrivania, computer e mensole per i dossier. Un gran cambiamento. Ma quello più stimolante sarà aprire la cucina sul salotto. Un’idea maturata a cena da amici che hanno questa soluzione. La trovo utile e conviviale soprattutto per le donne, spesso emarginate ai fornelli e che non possono condividere discorsi e chiacchiere con gli ospiti o con la famiglia».

Luca annuisce, e sottolinea che per lui «un bel cambiamento del salotto è avvenuto quando abbiamo sostituito il sofà dei genitori con questo più grande, perché oltre a poter bivaccare noi quattro, offre spazio anche agli ospiti».

Ma come hanno vissuto la casa i figli in questo anno di pandemia? «Io in genere mi rifugiavo nella mia stanza per studiare e fare i compiti» racconta Nicolò. «La sera però spontaneamente scendevo in salotto e ci trovavamo tutti sul divano a guardarci un film. È diventato un bel rito familiare. Quello che in assoluto ci è piaciuto di più, memorabile, è “Le Mans ‘66”, la storia di Carroll Shelby con la Ford GT40 contro la Ferrari». Gli fa eco il fratello Matteo: «Sì, è vero, questo rito davanti alla tv è stato una novità, perché prima eravamo nella nostra stanza o in giro. Comunque, il salotto è perfetto anche quando invitiamo gli amici. A Capodanno i genitori ci hanno lasciato liberi di fare un party. Molto bello, anche se abbiamo lasciato qualche macchia sulla stoffa bianca del divano…».

La mamma lo guarda di sottecchi: «per fortuna l’ho potuto lavare con la candeggina». E conclude: «Durante questi mesi di pandemia i ragazzi, i nostri “sdraiati”, hanno fatto buon uso del divano. Io invece uso la sala per fare yoga. E nelle serate fredde ci piace leggere in salotto davanti al camino acceso, con il ­crepitio dei ceppi in sottofondo. Come i vecchietti in certi film». 

 

Il salotto nella storia

Dal triclinum al living room

1 Il “Triclinium” era la stanza dove gli antichi romani pranzavano e i letti gli antesignani del divano.

2 Anni Sessanta: la tv entra nel salotto e riunisce la famiglia.

3 Nell’Ottocento, il salotto borghese ospita concerti ed eventi musicali.

4 Il salotto moderno è multifunzionale, un “living room”, che include area relax, tavolo da pranzo e studio.

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