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GUANTI E GUANTONI

Mani ben protette

Le nostre vite sono sempre più digitali. E al contempo, sempre meno manuali. Ma in molti mestieri e attività, le mani rimangono uno strumento imprescindibile. Per questo proteggerle è fondamentale.

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MELANIE TÜRKYILMAZ
08 febbraio 2021
Nato a Lugano, Ruby Belge è  stato pugile professionista dal 2004 al 2012.

Nato a Lugano, Ruby Belge è stato pugile professionista dal 2004 al 2012.

Parliamo di guanti. Al plurale. Perché i guanti, oltre a essere sempre in coppia, sono di tanti tipi diversi. Si va dai semplici guanti di lana, che tengono le mani al caldo durante l’inverno, fino a modelli iper-specializzati, la cui forma si è evoluta nel tempo.

Un ambito in cui questa specializzazione si è verificata in più di un caso è sicuramente quello sportivo. E fra le tante discipline, la prima a venire in mente è il pugilato.

Doppia protezione

«Il guantone da boxe protegge sia chi tira il pugno sia chi lo riceve»

Ruby Belge

«La funzione del guantone da boxe è quella di proteggere sia la mano di chi tira il pugno sia la faccia di chi lo riceve», spiega Ruby Belge, già campione del mondo IBC dei pesi welter nel 2007 – titolo difeso poi con successo in ben quattro occasioni – e ora titolare della palestra Golden Gloves Gym a Lugano. «In passato era diverso. Vinceva chi metteva più colpi. I guanti erano più piccoli e i pugni facevano più male. Ma oggi si tutela molto di più il pugile, rispetto a una volta. Anche per questo fra i dilettanti si utilizzano guantoni più grandi, con più imbottitura, rispetto ai professionisti, ciò che spiega la percentuale minore di incontri che terminano per ko. Inoltre, la tecnica è evoluta: si usano i guantoni anche per parare gli attacchi e far scivolare i colpi dell’avversario».

Nonostante tutto, nessun guanto garantirà mai una protezione totale. Ne sa qualcosa lo stesso Belge. Durante l’incontro che gli è valso il titolo mondiale, si è rotto il metacarpo della mano destra. «Tirando un montante, ho colpito il gomito dell’avversario. Ho portato a termine l’incontro grazie all’adrenalina. Ma alla fine la mano era talmente gonfia e mi faceva talmente male, che hanno dovuto tagliare il guanto, perché non riuscivo a toglierlo».

Dieci stagioni in totale al Lugano e cinque alla Valascia: Krister Cantoni ora lavora con le giovani leve dei sottocenerini.

Un altro guantone sportivo che ha raggiunto un altissimo grado di specializzazione è quello da hockey su ghiaccio. «La parte superiore è molto robusta, per riparare dai colpi», spiega Krister Cantoni, ex giocatore di Lugano e Ambrì-Piotta e ora allenatore dell’U17-Elit e responsabile della scuola hockey per l’Hcl. «Dal lato del palmo, invece, c’è una pelle finissima, che garantisce la massima sensibilità a contatto con il bastone». A differenza di altri elementi dell’equipaggiamento, i guanti sono sempre stati della partita. «In passato erano più rudimentali. Ma sarebbe impossibile giocare a hockey senza guantoni. Riparano dal contatto col ghiaccio freddo, ma anche dalle vibrazioni del bastone quando si effettua un tiro o un passaggio».

«Robustezza da una parte, massima sensibilità dall’altra»

Krister Cantoni

L’ultima loro evoluzione, però, non riguarda la forma né il materiale col quale sono costruiti, quanto piuttosto gli odori che emanano. «Adesso ci sono delle macchine che li asciugano. Fra un tempo e l’altro durante le partite, per esempio», spiega ancora Cantoni. «All’inizio della mia carriera, invece, queste macchine ancora non c’erano. E l’odore che si sviluppava all’interno dei guantoni umidi di sudore era difficile da togliere dalle mani. Per me, è un ricordo piacevole. Ma non so se vale lo stesso per mia moglie».

Fra necessità e simbolismo

Non tutti i guanti rispondono a un bisogno pratico. «Al pari di qualsiasi capo d’abbigliamento, il guanto si adatta al contesto sociale in cui appare», nota Roberta Piemontesi, consulente d’immagine. «Nell’Ottocento, per esempio, l’etichetta prevedeva che la donna non mostrasse mai la sua mano nuda. Veniva infatti considerato un gesto erotico. I guanti, spesso molto lunghi, avevano quindi una fila di bottoni, per permettere a chi li indossava di aggiustarseli senza levarli».

Roberta Piemontesi: «I guanti più raffinati sono quelli in pelle, in particolare quelli in pelle di pecari, morbida ed elastica».

Bisogna poi tener presente che «il guanto rappresenta la mano di chi lo indossa», prosegue Piemontesi. Un esempio lo abbiamo avuto durante la cerimonia d’insediamento del presidente degli Stati Uniti Joe Biden. «Da una parte, le muffole di lana ricostituita di Bernie Sanders, ecologiche e sostenibili, in linea con il suo credo politico, in stile anti-moda. Dall’altra, Kamala Harris, con dei guanti in pelle, di un viola leggermente blu, in tono col vestito. Una scelta molto simbolica: il viola rappresenta infatti il suffragio femminile, ma anche l’unione di Democratici (blu) e Repubblicani (rosso). Più bon ton e formali i guanti celeste oceano scelti da Jill Biden, mentre Barack Obama ha optato per degli impeccabili guanti neri. Un cambiamento, se pensiamo ai guanti lunghi e molto chic di Melania Trump nel 2017».

«Il guanto rappresenta la mano di chi lo indossa»

Roberta Piemontesi

Ma il guanto mette anche una certa distanza fra le persone. «Toglierselo diventa quindi un segno di onestà, significa che non si ha nulla da nascondere», riprende Piemontesi. «In particolare l’uomo, quando incontra un’altra persona, deve sempre togliere i guanti, prima di stringere la mano. E non deve mai indossarli all’interno. La donna gode di maggiore libertà, in questo senso. Nel caso in cui saluti un uomo, li può tenere. L’importante è che li tolga se si avvicina la padrona di casa o quando ci si siede per mangiare».

Antonella Benincasa lavora come operatrice socio-sanitaria per Cura Suisse, attiva nelle cure a domicilio.

Galateo a parte, in alcune professioni il guanto diventa un vero e proprio strumento di lavoro. Per esempio nelle cure a domicilio, dove è importante trovare un equilibrio fra vicinanza e distacco. «Il paziente percepisce la presenza del guanto», nota Antonella Benincasa, operatrice socio-sanitaria per Cura Suisse. «Per questo è importante che non venga utilizzato sempre, ma solo quando è davvero necessario».

«I guanti vanno usati solo quando è davvero necessario»

Antonella Benincasa

A causa del Covid-19, i guanti monouso sono ormai una presenza fissa. «Ma in una situazione normale, si utilizzano solo quando c’è il rischio di venire in contatto con i liquidi biologici del paziente», precisa Benincasa. «Per la pulizia del viso, per esempio, attorno a bocca e occhi, o per l’igiene intima. Oppure nel caso di piccole lesioni, di eczemi o di iniezioni. Allo stesso modo, capita di doverli indossare per proteggere il paziente, se è l’operatore ad avere delle piccole ferite alle mani. In ogni caso, lo si discute insieme: c’è anche chi preferisce che si utilizzi il guanto dall’inizio alla fine».

Thierry Droz, pompiere volontario presso la caserma di Bellinzona.

Protezione fino a 250 °C

Fatto curioso: anche i pompieri portano guanti monouso in nitrile, dato che spesso si trovano a che fare con persone da soccorrere. Sopra di essi, naturalmente, indossano altri guanti, che garantiscono ben altra protezione.

«Chi interviene ha il diritto di ricevere una protezione adeguata»

Nelson Ortelli

«I guanti sono l’aspetto più importante dell’equipaggiamento di un pompiere, perché se ci facciamo male alle mani può essere un problema», spiega Nelson Ortelli, specialista tecnico della Federazione pompieri Ticino. Per questo, i “guanti fuoco”, quelli che vengono indossati durante gli interventi contro gli incendi, proteggono dal calore fino a una temperatura di 250 °C. Ma non solo. Tengono al riparo anche da possibili abrasioni, urti e punture. «Il contatto deve comunque essere ridotto allo stretto necessario», precisa Ortelli. «Quasi tutti i materiali, al giorno d’oggi, sono composti da sostanze che, quando bruciano, possono diventare tossiche. Quindi, per limitare il rischio di contaminazione, prima si raffredda e poi, solo in un secondo tempo, si va a toccare il materiale. Se però ci si trova a dover aprire una porta, che è incandescente perché dietro c’è il fuoco, questo guanto permette di farlo in sicurezza».

Nelson Ortelli, specialista tecnico della Federazione pompieri Ticino.

Diverso il discorso nel caso di interventi in ambito chimico, dove si utilizzano altri tipi di guanti. Oppure per gli incendi boschivi, quando il calore è meno intenso e dove va privilegiata la manualità. Ma in ogni situazione, «chi interviene ha il diritto di ricevere una protezione adeguata». E in questo senso, sia la tecnologia dei tessuti sia le normative evolvono costantemente. Persino in una società sempre più digitale e sempre meno manuale, la storia del guanto non è finita.